Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

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Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da viktor il Mar 18 Mag 2010, 16:56

Partiamo dall’inizio. All’inizio c’è sempre una telefonata. La mia arriva in un pomeriggio come tanti nella baraonda di una stazione centrale, zeppa di pendolari che cercano di tornare a casa. La voce all’altro capo, gentile ed educata, mi informa che chiama dal Premio Calvino e subito si lancia in una sorta di interrogatorio: cosa faccio nella vita… da quanto tempo scrivo… se ho già pubblicato qualcosina… Presto comprendo che è un modo per verificare che sono un vero esordiente! Non vogliono correre rischi e a conti fatti hanno ragione. C’è chi manda roba di Carver ai concorsi…
Ci salutiamo e mi comunica che avrebbe chiamato qualcun altro della segreteria del Premio, senza dirmi tuttavia che sono il vincitore.
Nel frattempo ho perso il treno.
Mentre aspetto il successivo, e bisogna ringraziare le Ferrovie che ti regalano tanto tempo per riflettere, incomincio a dirmi. Possibile? No, non è possibile! Forse sono entrato nei primi dieci… Ecco sì, nei primi dieci va bene. Ma per me c’è già di che ubriacarsi… e nella serata passo ai fatti: stappo una bottiglia di vino rosso, lo faccio decantare come si conviene, e me lo tracanno allegramente con la mia compagna, accompagnandolo con un meraviglioso sigaro Montecristo. I particolari della nottata di sesso ve li risparmio…
Poi il silenzio per un paio di giorni… piuttosto atroci a conti fatti, ma è giusto così: col senno di poi t’accorgi che incomincia a formarsi la pellaccia dura che serve per andare avanti.
Io ricevo mediamente dalle 50 alle 60 telefonate al giorno sul cellulare per ragioni di lavoro, ma quando ne intercetto una alle due del pomeriggio con il prefisso 011 mi si blocca la digestione. È la segreteria del Premio e mi informano che sono stato “ufficialmente invitato all’evento” e che hanno addirittura pensato a una “sistemazione notturna in un hotel” per me. Nulla mi dicono riguardo al risultato. Uhmmmmm, mi dico, forse mi tocca salire in classifica… A fine serata arrivo al terzo posto, non riesco a spingermi oltre. Mi dico anche che mi tocca andare, anche se il giorno della premiazione ho una riunione di lavoro a cui non posso mancare. Prenoto il mio volo e becco anche una mezza offerta last minute. Insomma, tutto gira per il verso giusto… è la volta buona. Te lo senti nella carne, anche se fai fatica a crederlo.
Vado alla riunione, di quelle in giacca e cravatta, anche se io non metto mai la cravatta, e dopo filo in aeroporto. Il volo è puntuale – altra strana coincidenza – e quando atterra, arriva una telefonata dalla segreteria del Premio: sono in allarme perché non sono ancora arrivato! Merda, mi dico, vuoi vedere che non è neppure il 3° posto!
Mi sveno per un taxi che mi porti difilato all’hotel e lì, quando dico il mio nome alla reception, si avvicina la Presidentessa del Premio e mi dice: “Complimenti, ha vinto!”. Io dico “grazie” e vorrei aggiungere “ecchecazzo potevate dirmelo!”. Stringo un’altra decina di mani senza capirci molto e sempre la Presidentessa mi dice: “Vada su a rinfrescarsi, tra un po’ andiamo alla premiazione”. Nessuno mi hai mai detto di “rinfrescarmi”; mi sembrava di essere in uno di quei film inglesi in epoca vittoriana, con maggiordomi e lacchè. Vado su a rinfrescarmi (in effetti ne ho bisogno) e mentre do libero sfogo fisiologico in bagno, il cellulare squilla. “Siamo di Radiotre, mi sente bene?”. “Sì” dico io. “Bene, tra un paio di minuti va in diretta”. “In diretta dove?”. “Su Fahreneit!” sbotta e credo che mi consideri un mezzo imbecille. Con il telefono appiccicato sull’orecchio, mi sollevo i pantaloni, mi infilo la camicia e penso bene di scendere al piano di sotto. Mossa azzeccata! Nella hall trovo la Presidentessa, anche lei al telefono e in contatto con Radiotre. Un due e tre e si va in scena: mi fanno domande a cui rispondo, dico la mia su questo e quello, scherzo col conduttore e la Presidentessa, faccio un paio di battute. Non chiedetemi i dettagli, ma in sostanza si parlava di “scuola di scrittura” e del fatto che io non le avessi frequentate. Finita la telefonata la Presidentessa si avvicina e mi dice: “Bravo”. Menomale, mi dico, almeno non ho detto stronzate. Mi volto e compare una giornalista di ANSA e mi mitraglia addosso: Come si sente? Mi dica in dieci parole di cosa parla il suo romanzo? Cosa si aspetta ora? Non ricordo cosa le risposto.
Nel frattempo continuo a stringere mani.
Si avvicina un tizio baffuto e mi dice: “Stavo parlando di te alla radio”. Incredibile a dirsi! Lui è un famoso critico letterario e io non lo conosco, mentre lui conosce me… Strano effetto… e nel frattempo continuo a stringere mani. Se ci fosse stata l’aviaria a quei tempi avrei contribuito in pieno alla Pandemia!
Di tanto in tanto la Presidentessa si avvicina, mi indica con lo sguardo qualcuno e dice: “Lui si è innamorato del tuo libro”; “Lui vuole sapere se ha scritto altro… non gli risponda, si prenda tempo”; e così via. Poi si allontana e torna tra i suoi ospiti. Debbo ammettere che è brava nel suo mestiere.
Conosco un altro po’ di persone: qualche volto noto, altri sconosciuti e persino chi è arrivato secondo e terzo. Bontà loro lo sanno già da due giorni! Non so come hanno fatto. Soprattutto, mi odiano. Sentimento umano, mi dico, e cerco di essere umile: è un terno al lotto (ma cazzo ho vinto!), dipende da tanti fattori (ma cazzo sono arrivato primo!), non si può piacere a tutti (ma cazzo i 1500 euro del Premio sono miei!). E così via. Ah… dimenticavo, continuo a stringere mani.
Finalmente ci spostiamo nella sede della Premiazione.
Io sono in prima fila, tra gli uditori, e la Giuria con la Presidentessa sul palchetto. Il Presidente di Giuria prende la parola e incomincia una lunga argomentazione sul mio lavoro. Di primo acchito mi dico: ma dove cazzo le trova tutte ‘ste cose? Poi incomincia a piacermi e penso che sì, c’ha proprio ragione! La parola passa a un altro e a un altro e a un altro. Mi dicono di dire qualcosa… E mo’ che gli dico, penso. Vi sembrerà strano, ma incomincio un discorso infinto sul postmodernismo, la contaminazione di generi, la letteratura alta, bassa e nana… e la condisco pure con un certo numero di citazioni che non so neppure da dove cacchio riesco a recuperare in quel momento! Persino la Giuria attiva l’annuinometro (è uno strumento che conosce chi lavora in aziende medio grosse e conta quanto volte si fa cenno di sì con la testa quando il capo parla). Insomma, mi becco persino l’applauso! Forse quanto sopra è totalmente falso e frutto di paranoia autocelebrativa, ma io la ricordo così.
Finisce la Premiazione, mi danno l’assegno che metto elegantemente in tasca senza controllarlo (non sta bene! e checcazzo, mi dico). Poi si va al rinfresco e mentre continuo a stringere mani mangio qualcosa (sono a digiuno dalla sera prima!) bevo una decina di bicchieri di prosecco. In tanti mi dicono: “non vedo l’ora di leggere il tuo lavoro, questo è il mio biglietto!”. Accumulo una decina di biglietti da visita. Una tipa si avvicina e mi dice che è “Entusiasta di me” e che “Mi ha molto colpito quello che hai detto”. Io penso che mi garba parecchio e per un po’ dimentico di occuparmi della mia carriera letteraria. Alla fine arriva il ragazzo, gli stringo la mano – ormai è un gesto a livello del sistema parasimpatico – e dopo qualche sciocchezzuola giro i tacchi.
Quando finalmente ritorno in albergo, sfatto come dopo un turno notturno in catena montaggio, mi infilo sotto la doccia e ci rimango a lungo. Rido in continuazione, come un imbecille, e quando m’accorgo per davvero di essere imbecille, esco mezzo nudo sul balcone e mi scolo tutti i mignon del frigobar. Mi decido a controllare l’assegno e… merda! Hanno messo sopra il nome di fantasia che uso! Mi dico, poco male, in fondo non è questo che conta.
Il resto, bè il resto è tutto più complicato e meno divertente, un po’ come i tentativi di riuscire a cambiare un “assegno circolare non trasferibile” intestato a un tizio che non esiste. Alla fine ci sono riuscito a intascare i soldi e lo considero un buon presagio…

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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da Thomas Mann il Mar 18 Mag 2010, 17:24

Dunque Viktor, da quello che ho capito dal tuo divertente raccontino (ma perché tante parolacce?) hai vinto il premio Calvino, che è uno dei premi importanti che abbiamo, e la tua vita non è cambiata? Fammi capire, non sei stato pubblicato? Non sei stato presente in libreria? Non hai continuato a pubblicare con la case editrice che ti ha scelto? Non capisco... non è possibile che sia rimasto tutto uguale nella tua vita.
Ciao
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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da Sall il Mar 18 Mag 2010, 17:35

niente male! Che esperienza, assurdo non ti abbiano detto niente di niente, hanno rischiato anche loro!
Altrettanto assurdo non sia successo niente, non abbia smosso qualcosa... possibile? Non è che hai cambiato numero di telefono, indirizzo e sei tornato al tuo vero nome dimenticandoti di non aver dato altro che lo pseudonimo? Laughing
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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da viktor il Mar 18 Mag 2010, 19:06

Thomas Mann ha scritto:Dunque Viktor, da quello che ho capito dal tuo divertente raccontino (ma perché tante parolacce?) hai vinto il premio Calvino, che è uno dei premi importanti che abbiamo, e la tua vita non è cambiata? Fammi capire, non sei stato pubblicato? Non sei stato presente in libreria? Non hai continuato a pubblicare con la case editrice che ti ha scelto? Non capisco... non è possibile che sia rimasto tutto uguale nella tua vita.
Ciao

Il Premio Calvino è esterno alle case editrici. Non c'è una casa editrice che pubblica certamente alla fine dei giochi. Sono presenti lì al premio e in genere si fanno inviare l'opera, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato.... Proabilmente non me lo sono giocata bene come dovevo... Ho ricevuti apprezzamenti, interessamenti vari, lodi; ma alla fine non si concludeva nulla con nessuna... Problemi di redazione, editor che andavano via, mancata unanimità nello staff e semplici e concisi "No Grazie Non Ci Interessa". Come ho detto in altro post, rimango dell'idea che pubblicare con un piccolo editore che non ti può garantire un "pubblico minimo" è come buttare l'opera nel calderone. Alla fine ho ricevuto sì qualche proposta ma da editori che ho deciso di rifiutare (evidentemente per arroganza) e anche perchè c'erano in gioco ancora i grossi nomi. Quando mi sono piegato all'idea di puntare su un piccolo editore è fallito....

riguardo alle parolacce che dire... io non penso "e che cavolo" ma "ecchcazzo", non dico "maledizione" ma "Merda!"... tutto qui
bye

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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da viktor il Mar 18 Mag 2010, 19:07

Sall ha scritto:niente male! Che esperienza, assurdo non ti abbiano detto niente di niente, hanno rischiato anche loro!
Altrettanto assurdo non sia successo niente, non abbia smosso qualcosa... possibile? Non è che hai cambiato numero di telefono, indirizzo e sei tornato al tuo vero nome dimenticandoti di non aver dato altro che lo pseudonimo? Laughing


In effetti un numero di telefono l'ho cambiato, vuoi vede... MALEDIZIONE (per far felice Thomas Mann :-) )

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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da Pinco Palla il Mar 18 Mag 2010, 20:08

piccole case editrici, purchè con distribuzione nazionale, spesso fungono da trampolino di lancio per le big. Vedi Avoledo (partito con sironi e approdato in einaudi), Brizzi, da transeuropa a baldini e castoldi mi pare, morozzi da fernandel a guanda.
Ma capisco benissimo che per inesperienza, e sulla scia di un successo come il calvino, tu abbia puntato a una big. L'avrei fatto pure io...

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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da La Redazione il Mar 18 Mag 2010, 23:19

mamma mia che storia Viktor... Davvero unica! Che bello. Credo che in quel momento che hai capito che avevi vinto, ti sei sentito in paradiso... Ma adesso cosa fai? nel senso continui ovviamente a scrivere e a credere di poter vivere di scrittura?
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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da tormento il Mer 19 Mag 2010, 02:06

viktor ha scritto:
riguardo alle parolacce che dire... io non penso "e che cavolo" ma "ecchcazzo", non dico "maledizione" ma "Merda!"... tutto qui

Evviva le parolacce. Esprimono concetti e sensazioni che le non-parolacce non esprimono.
Celine insegna.
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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da viktor il Mer 19 Mag 2010, 10:26

Peter Pan ha scritto:mamma mia che storia Viktor... Davvero unica! Che bello. Credo che in quel momento che hai capito che avevi vinto, ti sei sentito in paradiso... Ma adesso cosa fai? nel senso continui ovviamente a scrivere e a credere di poter vivere di scrittura?

Sì, ti senti in paradiso o più che altro fai fatica a credere che stia capitando per davvero... poi viene il periodo della disillusione. Tuttavia continuo a considerarla un'esperienza fondamentale indipendentemente da come andrà a finire. Il mestiere dello scrittore è simile a quello del boxeur: prima ti rompi il naso e meglio è. Aver vinto il Calvino mi ha dato quantomeno la consapevolezza che su quel ring ci sono salito. Ora tocca me riuscire a dare qualche montante.

Cosa faccio? Continuo a scrivere! Durante il Premio ho conosciuto un critico letterario nonché professore universitario anche piuttosto noto che è diventato il mio mentore. Cerca di segnalarmi, ma lui per primo sa che non è questione semplice... Mi ripete sempre: "Io posso farti leggere dagli editor, ma se non vedono un pubblico certo di acquirenti non si esprimono".

Vivere di scrittura? Probabilmente nell'isola che non c'è... e immagino che tu sai di che parlo. Non credo che oggi si possa pensare di poter "vivere di scrittura". Ho letto da qualche parte che solo 0,1% degli scrittori vive così. Non so nemmeno se mi piacerebbe a essere onesti. A conti fatti il mio lavoro, quello con cui mi pago il mutuo, mi piace. Dedico la parte migliore del mio tempo alla scrittura.

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Messaggio Da La Redazione il Mer 19 Mag 2010, 10:32

Complimenti che bello. Davvero complimenti per le tue parole.
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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da viktor il Mer 19 Mag 2010, 10:39

tormento ha scritto:
viktor ha scritto:
riguardo alle parolacce che dire... io non penso "e che cavolo" ma "ecchcazzo", non dico "maledizione" ma "Merda!"... tutto qui

Evviva le parolacce. Esprimono concetti e sensazioni che le non-parolacce non esprimono.
Celine insegna.

Concordo. La parolaccia è un strumento linguistico e come tutti gli strumenti dipende dall'uso che ne fai.

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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da maicol il Mer 19 Mag 2010, 10:49

beh un po' di invidia non la provate voi?
io sì mannaggia i pescetti (così non dico parolacce)

adesso ci ha messo adddosso una curiosità: il tuo testo almeno il titolo dai, che ti costa????

AI LOV IU (eh eh magari questa volta serve sul serio dirlo)

beh a parte battute e scherzi congratulazioni !!! (stretta di mano virtuale)

ciaooooooooooooooooooooooooooooo
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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da Thomas Mann il Mer 19 Mag 2010, 18:30

Vi confesso che sono veramente sconvolto! Se neanche il vincitore del premio Calvino, aiutato da un famoso critico letterario, riesce a interessare le Case Editrici e non riesce a diventare famoso, allora non vedo proprio come dei poveri disgraziati come noi, che non conoscono nessuno e non hanno vinto un bel fico secco, possono credere di pubblicare le loro opere. Ero convinto che vincere un premio come questo era sinonimo di “avercela fatta”, e invece così non è, pare.
Per quanto riguarda le parolacce rimango dell’idea che offrono di chi le esprime un’immagine davvero sciatta e volgare. Anch’io sono di estrazione molto ma molto popolare, e penso in basse parolacce, ma cerco sempre di offrire un’immagine educata e rispettosa della sensibilità altrui.
Ciao
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Messaggio Da tormento il Mer 19 Mag 2010, 18:46

Thomas Mann ha scritto:Anch’io sono di estrazione molto ma molto popolare, e penso in basse parolacce, ma cerco sempre di offrire un’immagine educata e rispettosa della sensibilità altrui.

Le parolacce non centrano una mazza con l'educazione (quella vera) e con l'essere rispettosi (nel vero senso del termine).
Poi dipende dai contesti naturalmente, il tutto è riferito a questo forum.
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Messaggio Da viktor il Mer 19 Mag 2010, 18:59

maicol ha scritto:beh un po' di invidia non la provate voi?
io sì mannaggia i pescetti (così non dico parolacce)

adesso ci ha messo adddosso una curiosità: il tuo testo almeno il titolo dai, che ti costa????

AI LOV IU (eh eh magari questa volta serve sul serio dirlo)

beh a parte battute e scherzi congratulazioni !!! (stretta di mano virtuale)

ciaooooooooooooooooooooooooooooo

Ma no, non devi essere invidiosa! Se poi è uno stimolo a far meglio, del tipo "anche io ce la posso fare!", ben venga. Del resto se lo ha vinto uno che si esprime come uno scaricatore di porto, può farlo chiunque.

A Thomas, di cui prendo atto che non ama le parolacce e rispetto l'opinione, dico che per la mia personale esperienza è molto più complicato di quanto si immagini. Un editore, in definitiva, è un'impresa che deve produrre utili oltre a "fare cultura". Se un testo non viene considerato appetibile per il lettore "medio" difficilmente viene pubblicato. Questo significa che bisogna scrivere "robaccia" alla Moccia? Nient'affatto, ma sicuramente bisogna tener conto della fruibilità di un testo. Insomma, una botta al cerchio e uno alla botte. Probabilmente, il testo "furbo" di cui ho letto di tanto in tanto possiede questa caratteristica.
Nel mio caso ritengo ad esempio che il lavoro proposto poteva essere facilmente frainteso da un editor... Vi riporto alcuni stralci della motivazione della Giuria

Il romanzo ha convinto la giuria per il modo in cui l’autore ha saputo rivitalizzare una materia narrativa apparentemente logora e non riscattabile, ribaltandola sul piano di una più complessa dimensione espressiva. Il romanzo, nella forma di un trittico, risulta molto suggestivo e per certi aspetti eccentrico rispetto all’attuale panorama letterario.

Ci sono alcune parole che insospettiscono parecchio un editore "logora" ed "eccentrico"

Difficilmente un editor ha apprezzato il fatto che si trattava di un romanzo-non-romanzo, in cui non esiste un protagonista principale, ma una molteplicità di maschere o, se si vuole, "archetipi" letterari

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Messaggio Da viktor il Mer 19 Mag 2010, 19:14

Dato che ci sono, vi racconto una telefonata con un editor un po' di tempo dopo...
Mi chiama e mi dice:
"Ciao, sono tizio e caio, ho tra le mani il tuo libro... Fammi capire una cosa, ma è un romanzo o una raccolta di racconti?"
Io gli dico che è un romanzo anche se è diviso in tre parti distinte.
"Quindi sono racconti!" dice
Io, bovinamente e credendo stupidamente di fare la cosa giusta, gli rispondo: "Bè, volendo la si può considerare una raccolta di racconti!"

ERRORE!!!! Immagino che vi sarà capitato di leggere come gli editori non gradiscano i racconti perchè non si vendono. Ebbene, forse la mia è triste dietrologia, ma credo di essermi giocato in quel momento la possibilità non dico di essere pubblicato, ma quantomeno di essere letto con la dovuta attenzione.

A Maicol... il titolo non ve lo dico per il momento. SCARAMANZIA

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Messaggio Da La Redazione il Mer 19 Mag 2010, 20:42

Ca cosa assurda é che ci siano dei pregiudizi su tutto. Sono racconti, é un romanzo e il genere? eheheh Guai se il genere non é definito... ma che palle, ops... Embarassed Sinceramente redo che questa gente (editori) pensioneo esclusivamente ai soldi. Il Dio denaro é sempre molto convincente... lol!
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La Musa o la Folla?

Messaggio Da Thomas Mann il Gio 20 Mag 2010, 17:11

Dunque amico Viktor, hai messo molta carne sul fuoco e vorrei dirti cosa ne penso, se la cosa può minimamente interessarti. Delle parolacce ho la seccante sensazione che non sia, per chi le usa, una questione di soggettività ma di gusto corrente, in quando povera gentucola come Ammaniti o la Mazzantini continuano a usarle in modo veramente disgustoso, e questo fa moda, ci si crede diversi, più in sintonia con un mondo che degenera nella sciatteria. Quindi può significare un obbligo, non una scelta. Il fatto che tu faccia molta attenzione a come può giudicarti il mondo che hai attorno, è confermato anche dal fatto che sei attento a cosa pensano i critici, gli editori, gli editor… ma tu dove sei? Chi sei?
Il grande Wilde diceva, più o meno, cito a memoria, che se un artista fa troppa attenzione a cosa vuole il pubblico, non è più un artista ma un bravo artigiano. Il nostro geniaccio, D’Annunzio, distingueva fra la Musa e la Folla. A voi la scelta signori! Personalmente cerco di migliorare nella leggibilità di quello che scrivo, che dia maggior forza ai contenuti, però se gli editori vogliono parolacce, porcherie alla Ammaniti, beh, che stampino pure Ammaniti, io starò qui buono buono alla mia scrivania ad assistere alla loro triste, miserabile decadenza.
Come sempre i critici sono molto criptici nell’esprimere le loro opinioni, devono per forza credersi membri di una setta esoterica, li fa sentire grandi e importanti, chissà, resta che tu hai vinto un premio, ma non ti hanno pubblicato e questo mi inquieta assai: non riesco davvero a capire!
Ciao e scusate la lunghezza.
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Messaggio Da maicol il Dom 23 Mag 2010, 17:38

viktor ha scritto:Dato che ci sono, vi racconto una telefonata con un editor un po' di tempo dopo...
Mi chiama e mi dice:
"Ciao, sono tizio e caio, ho tra le mani il tuo libro... Fammi capire una cosa, ma è un romanzo o una raccolta di racconti?"
Io gli dico che è un romanzo anche se è diviso in tre parti distinte.
"Quindi sono racconti!" dice
Io, bovinamente e credendo stupidamente di fare la cosa giusta, gli rispondo: "Bè, volendo la si può considerare una raccolta di racconti!"

ERRORE!!!! Immagino che vi sarà capitato di leggere come gli editori non gradiscano i racconti perchè non si vendono. Ebbene, forse la mia è triste dietrologia, ma credo di essermi giocato in quel momento la possibilità non dico di essere pubblicato, ma quantomeno di essere letto con la dovuta attenzione.

A Maicol... il titolo non ve lo dico per il momento. SCARAMANZIA

fai bene :-)

a presto

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Re: Come ho vinto il CALVINO e come continui a essere uno scrittore “inesistente”

Messaggio Da rain il Mer 09 Giu 2010, 18:42

grazie per aver condiviso la storia....
mi spiace davvero che il romanzo sia in standby: d'altra parte il mercato è completamente pazzo, per cui non mi stupisco assolutamente di nulla.

può darsi che per qualche motivo gli argomenti trattati da te tornino "di moda" ed ecco una bella serie di editori pronti a farti la corte.

un mio carissimo amico italiano che vive in Francia ha scritto un testo di filosofia della scienza (di cui ho fatto l'editor a tempo perso) e ho provato ad aiutarlo a presentarlo a qualche personalità un po' fuori dai giri tipo Odifreddi, ma non c'è stato niente da fare. Adesso il suo testo è diventato un caso letterario in Francia, e lui è stato contattato da un editore italiano per tradurlo dal francese all'italiano... cose da matti!

cmq congratulazioni Viktor, davvero!!!! non c'è l'emot. degli applausi??

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Messaggio Da SaturN il Mer 10 Lug 2013, 20:12

Interessante.
La discussione sembra datata, e da un certo punto di vista sembra si sia assopita. Non so se risvegliarla con una domanda possa in qualche modo disturbare. Ma mi butto, ecco: vorrei chiedere com'è andata a finire poi la faccenda, se si sa qualcosa di Viktor. Smile 
Grazie.

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