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 Vicki Noble - La dea doppia

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MessaggioOggetto: Vicki Noble - La dea doppia   Mar Feb 01, 2011 8:13 pm

Ciao a tutti, rieccomi qua. Saltiamo i convenevoli e veniamo ad un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Questo libro non ha sinossi, così trascrivo direttamente alcuni estratti, sperando di essere utile a voi tutti, ma soprattutto alle mie sorelle:

INTRODUZIONE-CHE COS'E' LA DEA DOPPIA?

L'antica icona della Dea Doppia espande il suo significato luminoso sulle donne contemporanee, facendo risaltare le singole immagini della Dea che fino a oggi hanno prevalso nelle ricerche precedenti. Tra le molte rilevanti forme femminili del mondo antico compaiono spesso figure di due donne gemelle e una gran quantità di rappresentazioni simboliche di un femminile duale, quali la Doppia Ascia, coppie di uccelli, di leoni, di leopardi e serpenti. Rinvenute in culture di differenti periodi in diverse parti del mondo, alcune sono scolpite nella pietra, nell'osso o nell'argilla, altre sono dipinte su muri o forgiate come vasi. In questo libro sostengo che tali figure di Dea Doppia rappresentano in maniera profonda l'intero ciclo biologico femminile nelle sue componenti yin e yang e il suo rapporto sciamanico con la vita su questo pianeta, con l'evoluzione umana e lo sviluppo della civiltà.
La lunga e riccaeredità delle statuette della Dea Doppia e delle sue raffigurazioni che descrivo in questo libro rispecchia i cicli organici della natura che sono alla base dell'antica religione della Dea, espressi archetipicamente attraverso il corpo di ogni donna come l'alternarsi ripetitivo di ovulazione e mestruazioni. Questi due aspetti del femminile sono rappresentati iconograficamente dall'immagine diffusa e polivalente di due donne divine che esprimono i poli duali della natura: vita e morte, luce e tenebra. Molte delle figure gemelle condividono letteralmente un corpo e parecchie raffigurano una donna con due teste(...)Molte altre, come gemelle siamesi, mostrano due donne che condividono la parte bassa del corpo, mentre i busti presentano quattro seni chiaramente delineati e i fianchi congiunti.
L'immagine della Dea Doppia è una parte vitale che manca alle donne contemporanee, poiché ritrae graficamente la nostra intensa e singolare esistenza bipolare in modo positivo e salutare. Proveniente da un tempo che precede l'esclusione della donna come "soggetto", piuttosto che come oggetto, la Dea Doppia rispecchia l'autonomia femminile, offrendo icone molto importanti per le donne che oggi stanno cercando di ritrovare(ri-membrare)il nostro antico, integrale senso del sé e della propria interezza.

DAL CULTO DELLA DEA MADRE DERIVA IL SIMBOLO DELLA DEA DOPPIA. PRESENTE IN TUTTO IL MONDO, L'ARCHETIPO DELLA DEA DOPPIA ESPANDE IL NOSTRO MODO DI INTENDERE L'ANTICA AUTONOMIA E SOVRANITA' FEMMINILE





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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Mer Feb 02, 2011 8:56 pm

L'AUTENTICA SOVRANITA' FEMMINILE: DOPPI E CATENE

Il tema della Dea Doppia è essenzialmente quello del governo e della sovranità femminili, basati sulla pratica della collaborazione, che ci proietta in una direzione visionaria sia verso il nostro antico passato che verso l'unico futuro percorribile. Il tanto glorificato pensiero lineare, con il suo orientamento unidirezionale, che sottende il concetto di "progresso" e di evoluzione che ci hanno portato sulla soglia del disastro ecologico, si sta dimostrando insostenibile. E' perciò saggio rivisitare le antiche società che hanno vissuto in armonia tra di loro e con la natura, per riscoprire il cuore del pensiero che potrebbe aver contribuito a un così pacifico modo di vivere. Gli archeologi stanno alacremente cercando di trovare segni di belligeranza nelle società primordiali, ma in realtà non c'è nessuna traccia di violenza o guerra prima della metà del V millennio a.C. Sebbene costruissero abitazioni l'una vicina all'altra, e i primitivi centri urbani raggiungessero densità di popolazione relativamente alte, appare evidente che avessero sviluppato modi di risolvere i conflitti e vivere in armonia con l'ambiente circostante che garantivano la condivisione del cibo e delle risorse, l'irrigazione dei campi e la partecipazione a grandi rituali e imprese artistiche, come per esempio la costruzione dei templi di pietra a Malta o delle camere di sepoltura in tutta l'Antica Europa. Gli studiosi della Dea ritengono che sostanza e forma non possano essere separate, e che la ragione dell'assenza della violenza e di conflitti nelle società primitive fosse dovuta alla presenza di un vivido culto della Grande Madre.
Nelle società che venerano la Grande Madre sono le sacerdotesse che ottemperano alle funzioni religiose e cerimoniali, quasi certamente governando allo stesso tempo.(...) Il lignaggio, il potere del comando trasmesso di madre in figlia attraverso la linea di sangue, ci offre un'ulteriore opportunità di vedere nelle figure della Dea Doppia le antiche, primordiali sovrane.
La parola "matriarcato", sebbene attualmente fuori moda perché percepita come connotazione di dominio femminile, letteralmente significa "cominciare dalla madre", e propone la funzione procreatrice come metodo per tramandare il diritto a governare. Persino nel senso personale più ristretto, tutte le donne in un matriarcato possiedono una sovranità personale, dal momento che è loro permesso il governo su di sé. nessun uomo le comanda, nessun padre o marito le possiede, e possono così sperimentare l'effetto liberatorio di riconoscersi SOGGETTI della propria realtà (piuttosto che oggetti o appendici di qualcun altro). Nelle antiche società, dove la proprietà dei beni era quasi certamente collettiva (rappresentata nelle civiltà della Dea dal granaio comune o dal magazzino), il concetto matriarcale viene esteso a includere l'intera tribù delle donne che trasmettono l'eredità alla successiva generazione di donne nate nella tribù.




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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Gio Feb 03, 2011 10:15 pm

LE AMAZZONI: UN LIGNAGGIO FEMMINILE DELL'ETA' DEL BRONZO.

Quando ho visitato per la prima volta la costa occidentale della Turchia, insieme a un gruppo di donne "in cerca di Artemide e delle Amazzoni", la nostra guida turca a Efeso ci disse che la città era stata fondata da una Regina Amazzone chiamata Efesia, intorno al 2000 a. C. Prima di allora come gli altri occidentali, credevo sostanzialmente a quello che avevo letto sulle amazzoni, e cioè che erano una stirpe di donne "leggendarie" che aveva terrorizzato l'immaginario greco fino all'ossessione. I Greci classici dipinsero le Amazzoni più di qualsiasi altro soggetto, senza mai stancarsi di raffigurare queste donne "mitologiche", richiamate alla memoria dall'età ("Eroica") del Bronzo. Le tanto odiate Amazzoni sono state il soggetto più ricorrente della pittura vascolare greca, lungo un arco di tempo di almeno cinque secoli prima di Cristo. Un vaso greco che ritrae il combattimento delle Amazzoni contro i Greci è stato trovato nella sepoltura di un'Amazzone a nord del Mar Nero. L'"Amazonomachia"(la narrazione epica figurativa del combattimento tra Greci e Amazzoni) occupa un intero lato del Partenone di Atena sull'Acropoli di Atene e immagini analoghe sono state scolpite nel famoso mausoleo di Alicarnasso in Turchia(...)

Le Amazzoni sono state considerate una fantasia in Occidente, come se fossero scaturite dall'immaginario collettivo nel periodo classico. La verità è che esse sono il residuo di culture molto più antiche che ruotavano intorno al femminile, e rappresentano la tragica fine di una lunga e gloriosa storia di donne. Si può quindi ritenere che la tradizione della Amazzoni conservi memorie di un tempo in cui le donne, nelle zone dell'Egeo, ricoprivano un ruolo importante nello stato e nella religione, rispecchiando la dea di questa civiltà.
Sebbene gli scrittori nel corso dei secoli ( iniziando da Diodoro Siculo) abbiano erroneamente interpretato il nome Amazzone come a-ma-zos ("senza una mammella"), in relazione all'uso di tagliarsi il seno destro per favorire il tiro con l'arco, non esiste in realtà nessuna prova a conferma. Anzi, le sculture a rilievo di Efeso il grande luogo di culto di Artemide, dove Paolo ammoniva le donne di tacere in chiesa, raffigurano Amazzoni con entrambi i seni originariamente intatti, ma con la mammella destra regolarmente mutilata in seguito dai loro nemici(...) In realtà, la parola deriva da un termine proto-indoeuropeo che significa "quella senza marito". L'idea di donne autonome senza mariti evoca la paura della donna lesbica, e la dice lunga sul vetriolo con cui gli antichi Greci si rapportarono alle Amazzoni. La natura implicita e persistente di questa minaccia permane nel sospetto che essa si possa realizzare ogni qualvolta e ovunque le donne si sollevano a pripria difesa: "La ribellione delle donne è ciò che le trasforma in Amazzoni".



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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Ven Feb 04, 2011 12:59 pm

LA REGALITA' DUALE DELLE PRIME AMAZZONI

Il primo storico a menzionare l'usanza delle Amazzoni di avere "due regine nello stesso tempo" è stato Giustino, che scrisse di "due sorelle..che erano al governo..."; molti altri, dopo di lui, hanno riportato lo stesso fatto. (...)
Questa società era governata in modo democratico attraverso il meccanismo dell "regina" di pace e della "regina" di guerra, che erano effettivamente capi equiparabili al sachem e al capo guerriero di stirpe o tribù irochese. Ciò è particolarmente interessante, perché anche in Tibet il sistema monastico è regolato allo stesso modo, da due lama che svolgono compiti differenti, ma che si dividono la responsabilità in maniera collaborativa. Nel suo studio sulla leadership tibetana, Geoffrey Samuels scrive che: "la nomina di due persone, una laica e una monastica...la relazione laico-monastica è uno straordinario caso di principio di suddivisione di responsabilità".(...)

L'antico governo ginocratico era rappresentato dalla meravigliosa mescolanza interculturale della Dea Doppia, che si manifestava principalmente nelle Due Regine, le cui immagini sono così diffuse e diversificate soprattutto nell'età del Bronzo.(...) Entrambe le Dee sono incoronate. Credo che dovremmo prendere seriamente in esame tutte quelle immagini appartenenti all'età del Bronzo che mostrano due donne che condividono il potere.(...) Rappresentate come gemelle identiche e dividendosi il comando in maniera assolutamente uguale, sicuramente corrispondono al prototipo delle Doppie Regine, una che comandava nella sfera militare e l'altra che presiedeva alle questioni interne. Il loro corpo unico suggerisce forse l'esistenza di una tribù o di un clan che guidavano in condivisione.
Sebbene le Amazzoni dell'Anatolia (Turchia) siano genericamente considerate guerriere dell'età del Ferro, il vero apice delle Regine Amazzoni che fondarono città e governarono realmente in coppia è stato raggiunto quasi certamente nella metà del III millennio in Anatolia. E' qui che è stato ritrovato il maggior numero di immagini della dea Doppia dello stesso periodo, ed è qui che ritroviamo nel corso del III millennio un significativo vuoto di notizie storiche, tale che nessuno sa che cosa sia successo. Gli "imperi" e i potenti re che gli studiosi stanno cercando, semplicemente non possono essere trovati.






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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Ven Feb 04, 2011 8:10 pm

LA DOPPIA ASCIA E IL GOVERNO FEMMINILE

E' nell'isola greca di Creta che acquistiamo maggiore familiarità con la Doppia Ascia, poiché è qui che essa entrò nel pieno del suo potere come simbolo di autorità femminile. Le Doppie Asce sono onnipresenti nei siti a Creta e risalgono al II millennio a.C. A Creta e nelle isole egee una civiltà e una religione totalmente teacentriche, ginocentriche si protrassero per tutta la prima metà del secondo millennio a.C. Tuttavia (...) la Doppia Ascia non raggiunse il pieno fulgore a creta. E' molto più probabile che che la preminenza del Labrys a Creta, insieme ad altre convincenti testimonianze di manufatti che attestano la guida di regine-sacerdotesse, rappresenti il momento di gloria finale dell'antica cultura della Dea nell'area del Mediterraneo. Come fa notare Gimbutas "la cultura minoica di Creta, grazie alla sua posizione geografica, conservò usanze matrilineari più a lungo della sua controparte sulla terraferma".
(...) la cultura che di fatto si sviluppò a Creta e nelle altre isole egee durante il III e specialmente il II millennio a. C. era incentrata sul femminile, pacifica, amante dell'arte, ricca e profondamente religiosa (...) secondo Rodney Castledon £le sacerdotesse devono essersi trovate in posizione di preminenza, senza che alcun re agisse se non subordinatamente a loro".(...) Qualcosa di molto simile sarebbe successo in altri luoghi dove la Dea era venerata da tempo immemorabile: le sacerdotesse promuovevano la loro antica religione e, durante i periodi di transizione, i re che si erano insediati di recente ricevevano la propria legittimazione in virtù dell'antica teacrazia delle sacerdotesse che impersonavano la Dea.
(...)
La principale rappresentazione iconografica di questo potente residuo della cultura della Dea incentrata sul femminile fu proprio la Doppia Ascia, il più cospicuo, il vero segno della religione minoica, onnipresente quanto la Croce nella Cristianità e la Mezzaluna nell'Islam. (...)
L'antico simbolo astratto è divenuto il moderno glifo del lesbismo e del potere femminile. Di tutti i simboli del passato a disposizione delle donne moderne, la Labrys sembra essere quella che con più forza racchiude il significato dell'antica Grande Dea, e che meglio indica la persistenza del lignaggio femminile di sovranità matriarcale e dell'autonomia spirituale personale.










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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Sab Feb 05, 2011 4:57 pm

SCIAMANE E GRANDI SACERDOTESSE

In linea generale, le varie collettività di donne citate dagli storici e dai mitologi - da Artemide coi suoi collegi di Ninfe e dalle Menadi, le donne selvagge di Dioniso, note per le loro estasi frenetiche, alle Amazzoni, Baccanti, dakini, yogini, Valkirie, Vreela, gorgoni, Danaidi, Naiadi, Ragane e streghe - tutte sono archetipicamente imparentate e possono essere dunque fatte discendere da uno strato precedente di sciamane siberiane. La Russia (e in particolare la Siberia) è l'antica patria dello sciamanesimo e testimonia una continuità che va dal Paleolitico (30.000 anni fa) fino ai giorni nostri, nonostante gli sforzi dello stato comunista di sradicarlo dalla memoria della razza. L'antico sciamanesimo paleo-siberiano è riuscito a farsi strada verso l'Anatolia, l'Europa e anche verso il Nordamerica, migrando con le popolazioni che hanno attraversato ilo ponte di terra durante l'ultima Era glaciale.

Uno studio etnografico degli inizi del XX secolo sul paleo-siberianesimo afferma che "le donne ricevono il dono dello sciamanesimo più spesso degli uomini", e che "la donna è per natura una sciamana...(che) non ha bisogno di una particolare preparazione per la chiamata". (...) La parola più antica per sciamano, utygan, è sempre femminile, e il termine "sciamano" è entrato in uso solo dopo la migrazione delle tribù dal luogo di origine. A differenza del più antico termine per sciamana, che era usato uniformemente in una zona molto vasta, i nomi maschili sono tutti differenti.(...) Connesso etimologicamente con una parola che significa "Dea Terra" o "Madre Terra", questo stesso termine è in relazione con "le due costellazioni dell'Orsa".(...) Questo antico lignaggio femminile ebbe inizio nel Neolitico (se non prima) e comprende le sacerdotesse dell'era del Bronzo e del Ferro dell'area egea (le Menadi), le sciamane delle tribù dell'Asia Centrale..nonché le yogini e le dakini dell'India e del Tibet..e i milioni di sciamane assassinate come streghe durante "l'età dei roghi" in Europa.(...)
Gli sciamani cinesi, conosciuti per la loro arte di propiziare la pioggia, potevano essere sia maschi (hsi) che femmine (wu), ma Joseph Needham dice che "qui la preminenza delle donne sempbra molto significativa", riferendosi in particolare alle loro tecniche sessuali, alla nudità rituale, alla profusione di sudore e all'uso di droghe velenose (che talvolta implicava perfino un processo di immunizzazione); questo fino alla fine della dinastia Tang, dopodiché furono perseguitate come streghe.

(...)
Un certo numero di statuette femminili provenienti da Catalhoyuk, dall'Egitto predinastico, dalla Palestina, dall'Iraq, da Malta e anche dalle Cicladi (Creta, Naxos) hanno molto in comune: sembrano essere sedute in quelle che adesso chiameremmo posizioni di meditazione o yoga. Nel corso dell'età del Bronzo (3000-1250 a. C.), nell'area del Mediterraneo, (forse a Creta in particolare) si è verificata un'interessante confluenza di culture (africana, asiatica ed europea) attraverso il commercio e gli scambi culturali. Un risultato considerevole di questa mescolanza fu lo sviluppo di un leggendario sacerdozio sciamanico femminile, quello delle Menadi ("donne selvagge"), che maneggiavano serpenti, addomesticavano api selvagge, facevano fermentare una bevanda sacra di miele e officiavano rituali estatici. I testi cretesi in lineare B della tarda et del Bronzo indicano l'importanza delle "sacerdotesse del vento", forse l'equivalente delle celesti danzatrici dakini. le menadi possono essere interpretate come la versione egea delle yogini, con le stesse pratiche sciamaniche magiche e gli stessi rituali estatici delle loro sorelle orientali. Che alla fine, come loro, sono state coperte da tabù o addirittura messe fuorilegge e costrette a praticare il culto al di fuori dei confini della società normale.(...) Le Menadi cretesi erano famose per il loro inebriante miele fermentato. Nella lingua greca la parola per "ape" (melissa) è la stessa che per "sacerdotessa" e le Melisse greche erano infatti le oracolari ed estatiche sacerdotesse-ape, conosciute più tardi nel famoso sito di Delfi, sulla terraferma. La stessa profetessa Pizia era chiamata "l'Ape delfica".(..) David Spess aggiunge che "il segreto del soma e della sua preparazione, così come la segreta essenza dei veda, era chiamata madhuvidya o "dottrina del miele"(...) Le funzioni delle sacerdotesse sciamane oracolari comprendevano la preparazione rituale del soma (o haoma) prima che divenisse appannaggio del clero.
















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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Sab Feb 05, 2011 9:37 pm

IL FEMMINILE SCIAMANICO CANGIANTE

(...) il significato esoterico delle immagini della Dea Doppia è associato al riconoscimento del semplice principio energetico secondo cui qualsiasi donna può essere ricettacolo sacro delle divine energie di guarigione ad alto voltaggio, della trasformazione e della parola oracolare. Data questa capacità naturale, due donne che stanno insieme e che uniscono i loro campi elettromagnetici sono capaci di un lavoro rituale e psichico particolarmente potente. Una pietra-sigillo proveniente da Creta mostra due donne sacre che operano in coppia ai lati di un altare. Sembra quasi di vedere l'energia che crepita tra la coppia di sacerdotesse.(...) In un certo senso, questa è la base di ciò che chiamiamo sciamanesimo e della ragione per cui le donne, al suo interno, sono generalmente riconosciute come "migliori" (più naturali). E' del tutto probabile che alcuni dei Recipienti doppi ritrovati nelle culture che abbiamo preso in considerazione indichino un'antica comprensione esoterica del potere che può essere generato da due donne attraverso la connessione dei loro corpi sottili, proprio come accade nel Tantra.
Una "figura di Doppia Coppa" proveniente dallo Zaire mostra due donne sedute con un oggetto nel mezzo, con le punte delle dita delle mani che si toccano, mentre le gambe sono intrecciate in quella che certamente sarebbe stata chiamata, se le due figure fossero maschio e femmina, posizione tantrica.
(...)
La capacità femminile di farsi "vuote" e canalizzare altre energie è ben conosciuta in tuto il mondo. (,,,) Nel tantra tibetano, l'unione sessuale è un metodo attraverso il quale una dakini benedice uno yogi (o presumibilmente un'altra yogini) con il dono del proprio corpo. Come spiega Judith Simmer-Brown: "Il corpo della dakini, sia esso frutto di una visione o umano, è un corpo sottile di respiro, canali ed essenze vitali...lei lo benedisse con il suo corpo vuoto e radioso, una trasmissione diretta della propria natura". L'intera questione della "vacuità" femminile porta a degli esiti paradossali, visto che da un lato le donne sono valorizzate come tantrika "naturali" (con capacità superiori a quelle degli adepti maschi), la cui presenza è essenziale, e dall'altro sono quasi universalmente demonizzate e disprezzate per quelle stesse abilità medianiche.







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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Dom Feb 06, 2011 3:07 pm

LA SESSUALITA' LESBICA: DONNE CHE AMANO LE DONNE

Probabilmente non sapremo mai se qualche immagine della Dea Doppia delle antiche civiltà abbia voluto rappresentare l'amore fisico tra donne. (...) La studiosa australiana Chris Sitka, che ha tenuto dei seminari sulle "lesbiche nella preistoria" basati su queste e altre immagini della Dea Doppia, sostiene con forza questo punto di vista. Afferma inoltre, basandosi su millenni di "appassionata rappresentazione femminile", che il lesbismo doveva essere diffuso, accettato, e forse rispettato come "il cammino sacro" nella "venerazione della divinità femminile".
Guardando a ciò che è successo nell'area mediterranea durante il periodo delle Amazzoni dell'età del Ferro, è possibile mettere a fuoco in qualche modo la probabile esistenza del lesbismo. A Sparta (...) l'educazione delle ragazze era conforme a quella dei ragazzi e includeva "gare e giochi di forza", come la corsa, la lotta, il lancio del giavellotto (...) Plutarco fa alcune allusioni all'amore tra le giovani vergini e "le donne nobili e influenti di Sparta". (...) I giochi femminili pre-olimpici si svolgevano regolarmente sotto forma di una contesa in cui veniva decisa la Gran Sacerdotessa per l'anno successivo. La pista di Delfi pare corrispondere a questa descrizione, visto che sappiamo che in quel sito ci fu una tradizione di sacerdotesse che durò più a lungo che in qualsiasi altro luogo della Grecia. Dato che molti siti religiosi in Grecia avevano piste da corsa e anfiteatri, è doveroso rivedere alcune delle nostre ipotesi sull'atletica antica. Secondo Gimbutas, una delle più antiche celebrazioni religiose greche, tenuta in onore di Era, prevedeva la partecipazione di sole donne.(...)
La maggior parte degli studiosi contemporanei sembra credere che l'uso della parola lesbica (e il concetto che esprime) sia stato impiegato solo nel XX secolo, ma Bernadette Brooven rintraccia l'uso più antico della parola nei cronisti medievali, che avevano scritto sulle opere di autori del primo periodo cristiano. Gli scrittori greci usavano in genere la parola 'tribas' (facendola derivare) dal termine 'tribo' (sfregare), riferendosi alle donne che sfregavano insieme i loro genitali. (...) Tutto ciò, dice l'autrice, dimostra che "le genti dell'antico Mediterraneo avevano una concezione che rispettava l'orientamento erotico delle donne (...) Platone fa riferimento all'omoerotismo femminile nel Simposio e Aristofane racconta che le "hetairestriai, donne attratte da altre donne, discendevano da esseri primordiali costituiti da due donne unite insieme. Egli immagina che ogni essere umano "cerchi un partner dello stesso genere a cui lui o lei era originariamente unito".(...)
Brooten, che in tutto il suo libro documenta queste pratiche diffuse, utilizza testi medici, astrologici e magici della Grecia, di Roma e dell'Egitto per dimostrare la sua teoria secondo cui non solo vi erano donne che facevano l'amore, ma che erano spesso legalmente sposate. Perfino l'antico giudaismo, per quanto possa sembrare sorprendente, "fondamentalmente non si opponeva all'amore sessuale tra donne", anche se due scuole rabbiniche del V secolo d. C. si chiedevano se "una donna che intratteneva una relazione sessuale con un'altra donna (una 'mesallet') non fosse inadatta al sacerdozio".
Tutto iniziò a cambiare con la Cristianità e l'avvento della medicina moderna, che resero il lesbismo sempre più patologico, fino a quando i medici non praticarono con frequenza la clitoridectomia sulle donne "mascoline". Ma Brooten dimostra che almeno per i primi cinque secoli dell'era attuale si possono trovare "tracce interessanti di un'istituzione sociale, il matrimonio tra donne, che sfidava la concezione dell'omoerotismo "come innaturale, maschile, attivo, malato e paragonabile alla prostituzione". Secondo i primi trattati medici, "la doppia sessualità (duplex sexus) delle donne significava "avere dentro di sé le caratteristiche di entrambi i sessi"
(...)
Questo modello lo si può individuare nelle controparti tantriche Atena e Artemide. Atena, apprezzata per aver inventato tuttel le arti della civiltà, diventò la Dea della città-stato, dell'arte e della cultura, mentre Artemide rimase la Dea della natura selvaggia. Entrambe si mantennero "vergini", né vollero relazioni sentimentali con uomini ed erano entrambe legate alle Amazzoni (...) Eppure nessuna di loro è stata vista come se il loro status di Dee Vergini richiamasse l'integrità di una donna che appartiene a se stessa, ma piuttosto come una sorta di gretta castità che ripudiava completamente la sessualità.
(...)
Le donne moderne possono utilizzare direttamente le immagini della Dea Doppia come rappresentazioni dell'intensa vicinanza e dell'intimità condivisa in qualsiasi relazione tra due donne. Può anche darsi che questa estrema vicinanza appaia come una minaccia agli studiosi e che impedisca loro di rapportarsi in maniera più positiva con le immagini della Dea Doppia, ovunque presenti. E' lo stadio iniziale del lesbismo del vasellame e delle statuette che spaventa gli studiosi? O è la paura perfino più profonda e inconscia di rimanere inghiottiti dal Potere Ancestrale della Madre, come suggerisce Downing: "Il richiamo a vivere quel legame fusionale, quella sensazione di essere totalmente amato, conosciuto, totalmente uno con l'altra, e la paura di rivivere quel legame fusionale, di essere fagocitato da una relazione, di perdere la propria identità duramente conquistata..."








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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Lun Feb 07, 2011 10:07 pm

LE CANGIANTI DONNE-SCIAMANE DI OGGI

Dato il collegamento rappresentato dal ponte di terra che una volta univa la Siberia al Nordamerica, non ci si può stupire del rispetto che le popolazioni native americane riservavano alle donne autosufficienti, rappresentate da guerriere capaci di cambiare la loro forma/dee sacerdotesse come Artemide e Atena. Non ci vuole un grande sforzo per collegare le pratiche e le credenze dei nativi nordamericani a quelle dei popoli della Siberia e dell'Asia centrale che stiamo analizzando, visto che è risaputo che le popolazioni sono imparentate (geneticamente e linguisticamente). Lo sciamanesimo "arcaico dell'area siberiana ha sempre incluso "gli sciamani trasformati, quelli cioè che hanno visibilmente cambiato sesso... (il che) è legato alle manifestazioni sciamaniche del potere". (...)
Le popolazioni native americane, in linea di massima, hanno riconosciuto che esistono più di due generi. Il terzo e il quarto genere comprendono gli uomini e le donne che non si sentono a proprio agio nel "maschile" e nel "femminile" coi loro rispettivi ruoli, e le culture indigene di tutto il mondo hanno riservato da sempre uno spazio a queste tipologie non convenzionali, spesso considerate sacre, parte di una "visione complessa" in cui i sogni e le visioni portano ad assumere un ruolo speciale. Chiamati in modi diversi come "non uomini" e "non donne" (i gruppi tribali usano all'incirca 200 differenti termini indioamericani per riferirsi a loro), queste persone "speciali" vengono di solito riconosciute come differenti durante l'infanzia e le loro diversità "incoraggiate e coltivate".(...) la persona dai "Due Spiriti" o "berdache", nella cultura dei nativi americani rappresenta un "genere separato all'interno di un sistema di genere multiplo" e solitamente si pensa abbia "una produttività eccezionale, talento e originalità". I berdache (maschi e femmine) tendevano a travestirsi e a far coppia con "membri non berdache dello stesso sesso", sebbene queste caratteristiche siano variabili. Erano "membri accettati e integrati nella comunità", godevano di "speciale rispetto e onori" e talvolta, come gli sciamani, erano "temuti per il potere soprannaturale che si pensava avessero". Lungi dall'eesere vissuti come un problema medico e sociale, erano leader religioso, donne-capo e guerriere, uomini/donne di medicina di così alta reputazione che "nulla poteva essere deciso senza il loro consiglio".(...)
Questa forma di rispetto verso la persona dai Due Spiriti contrasta con l'attuale tendenza della psicologia occidentale a etichettare le ragazze di questo tipo come soggette a "disturbi d'identità di genere" e a obbligarle al al trattamento psichiatrico quando ancora frequentano le scuole elementari. (...) questa tendenza a patologizzare la fluidità di genere, invece che diminuire, si manifesta molto di più oggi che cinquant'anni fa.(...)
E' ovvio che, se ci si limita a credere all'esistenza di due soli generi, rigidamente divisi, che si fondono insieme nell'eterosessualità, quale stato dell'essere divinamente prestabilito, allora la fluidità di genere di cui si occupano questi studi sembrerà artificiosa e poco verosimile.
(...)
Giocare con la fluidità di genere (gender-bending) attraverso il costume, il comportamento, i discorsi, il pensiero, l'arte, la musica e la scrittura è diventata un'attività di primo piano delle più giovani generazioni (...) Il brivido di liberarsi da ruoli sessuali stereotipati è stato brillantemente descritto in un libro intitolato 'Interessi truccati: giochi di travestimento e angoscia culturale', in cui l'autrice, Margorie Garber rivela che il "travestito" è una figura liminale che "abita già, in verità incarna, il margine". Garber premette che l'atto intrinsecamente trasgressivo di travestirsi sfida i "valori acquisiti" e che il travestito (maschio o femmina) rappresenta "l'irruzione di un elemento di rottura, e non solo una categoria di maschi e femmine in crisi, ma la crisi della categoria stessa". Parla dello straordinario potere che ha il travestitismo di disgregare, esibire e sfidare "mostrando la permeabilità della linea di confine o di margine, permettendo "attraversamenti di confine" da una categoria "apparentemente distinta a un'altra".(...) è in atto una "destabilizzazione" in cui "la figura del travestito funge da cardine per cultura postmoderna nel processo di rottura politica e sociale".
(...)
Per comprendere le implicazioni storiche di queste tipologie delle avanguardie contemporanee anticonformiste, basta considerare gli ammonimenti biblici contro il travestitismo: "La donna non indosserà quello che è di pertinenza dell'uomo, né l'uomo indosserà abiti da donna: perché queste azioni sono abominio agli occhi del Signore Dio tuo, e poi ricordare che Giovanna d'Arco fu bruciata principalmente perché si rifiutava di smettere di vestirsi da uomo. Le accuse mosse contro di lei al processo riferiscono che sosteneva che le sue voci (Caterina e Margherita) le avevano detto "di prendere abiti da uomo e indossarli", cosa che fece, "al punto da dichiarare che sarebbe morta piuttosto che rinunciare a quegli abiti". Giovanna non cercò mai di passare per un uomo, ma piuttosto "era guidata...a vestirsi da uomo" e questa era "la fonte della sua forza sovversiva". Una delle sue biografiela descrive con parole che potrebbero essere altrettanto appropriate per una 'berdache': "Stava usurpando una funzione maschile e contemporaneamente scuotendo le barriere del suo sesso per occupare un terzo ordine, diverso, né maschile né femminile, come gli angeli".
(...)

Attraversare il confine da femmina a maschio è tabù specialmente in una società dominata dall'uomo, in cui il sesso maschile è privilegiato rispetto a quello femminile, al quale viene sempre ricordato di "stare al suo posto".











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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Mer Feb 09, 2011 9:39 pm

bene bene..se vi stavate chiedendo per quanto fossi in grado di andare avanti..beh. all'infinito, ma poi il libro non ve lo comprereste più Very Happy

sapete, sono sempre stata una secchiona con le cose che suscitavano in me un certo interesse, quindi, seppure al momento attuale siano davvero pochi i libri che mi suscitino ancora un impulso irresistibile alla lettura, quei pochi li sviscero ed approfondisco per giorni e settimane, a volte.
la dea doppia è uno di questi e il piacere di parlarvene è paragonabile soltanto a quello di essermelo ritrovato tra le mani a conclusione di anni di studi sugli argomenti che tratta. scoprire una sorella shakti che fosse arrivata alle mie stesse conclusioni pur passando attraverso esperienze di vita e sciamaniche totalmente diverse dalle mie mi ha provocato un guizzo di buonumore e fatto sentire meno sola al mondo. perché bisogna ammettere che pur essendo le donne naturalmente propense a esprimere questa particolare natura, poche la assecondano in modo tanto entusiasta e viscerale, come è capitato di fare a me- e all'autrice de "la dea doppia"- nella vita. cheers

il primo libro di vicki noble, il risveglio della dea, di cui tratterò in seguito, mi è capitato tra le mani poco prima dello scorso natale, in una fase del mio percorso in cui davvero credevo che nessun libro potesse più avvolgermi nelle sue spire magiche. e invece eccolo lì, su quello scaffale, insolitamente fuori posto rispetto alla sua collocazione originaria. la statuetta della dea in copertina mi ammicca, la mia migliore amica che mi aveva accompagnato decide di farmi il regalo di compleanno che aveva saltato ad ottobre e quello di natale proprio quel giorno. meno male! perché ero uscita senza soldi. così le ho scroccato anche un altro po' di libri in effetti, visto che c'ero Laughing

una cosa che accade spesso, quando si è in contatto con la propria natura sciamanica e si entra in una libreria, è venire attirata esattamente dal libro che soddisfa le domande che ti stavi ponendo in quel preciso momento della tua vita, oppure che ti stimola riflessioni o suscita intuizioni che ti devono portare avanti sul tuo cammino. a maggior conferma della cosa, nel libro vicki raccontava di un episodio sciamanico-librario che le era successo una volta in un mercatino dell'usato dall'altra parte del mondo. il fatto che il libro che l'aveva chiamata a comprarlo fosse lo stesso che anni fa mi obbligò a spendere ben quarantaquattro euro per essere portato via da quello scaffale dove spiccava imperioso (unica volta, poi quel titolo sparì misteriosamente da quella libreria) e mi risucchiò in una spirale mistica di studi terribilmente eccitanti per la mia ghiandola pineale (che per inciso, essendo connessa a quelle sessuali, si eccita provocando un orgasmo cerebrale che non ha niente da invidiare a quello vaginale del punto g)..insomma il fatto non mi ha sorpreso per niente. ma ho pensato. che figata essere una shakti queen
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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Gio Feb 10, 2011 1:27 pm

dopo il risveglio della dea, procurarmi "la dea doppia" è stato inevitabile. da brava tantrica la mia configurazione sinaptica era tutta orientata a concepire l'androginato perfetto come una fusione paritetica tra maschile e femminile in perfetto equilibrio.
e beh.
ho scoperto che la cosa è un tantino più complessa di così. il maschile e il femminile, intesi in senso lato, sono esclusivamente princìpi che si manifestano nel mondo come funzioni, inclinazioni, ruoli. nella cabala si insegna che ogni principio può essere maschile rispetto a qualcosa e femminile rispetto a qualcos'altro, e con questo si intende che la stessa entità, a seconda che sia ricettiva o trasmissiva, può configurarsi come yin o yang rispetto ad un'altra entità. pur avendo assimilato a livello profondo questi concetti, ammetto di aver provato inizialmente una sorta di lieve disturbo quando vicki ha iniziato a parlare di queste statuette di dea doppia. dentro di me una vocina subdola provò a convincermi sulle prime che l'autrice, presa da un eccesso di integralismo femminista, stesse ignorando la base della religione primordiale, ovvero che la divinità è sia maschio che femmina allo stesso tempo. forse vedeva due paia di seni laddove invece le statuette descrivevano un androgino maschio-femmina, come quelle di shiva ardhanari, per intenderci? insomma, sulle prime le conclusioni di vicki non volli accettarle. man mano che scorrevo le pagine e ricostruivo insieme a lei la storia, però, e mi confrontavo con l'evidenza di quei manufatti portati alla luce dalle sabbie del tempo, ho avuto modo di comprendere con un'illuminazione folgorante quanto la storia che assimiliamo nei primi anni scolastici sia fuorviante rispetto alla percezione corretta di quale sia stato il reale percorso dell'umanità su questo pianeta. si dice sempre che la storia la scrivano i vincitori, ma mai come in questo caso un luogo comune, per quanto di buon senso, corrisponde al vero. in una cultura come quella occidentale plasmata nei secoli attraverso una religione dominata dal concetto di dio-padre, assimilare fin da bambini una visione patriarcale, lineare e rigida delle vicende storiche è normale e inevitabile. tuttavia. se emergessero, come questo libro dimostra, prove inconfutabili che l'umanità è stata per un periodo estremamente più lungo di quello in cui inizia la storia ufficiale della civiltà, dominata dal matriarcato. questo. che ripercussione avrebbe sull'intera percezione che abbiamo del mondo, della storia, dei sessi e di noi stessi? scratch
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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Ven Feb 11, 2011 7:42 pm

mmhh certo che vi ho lasciati alle prese con un grattacapo mica da poco Laughing

posso dirvi che percezione avevo io della storia fino a non molti anni fa, come tutti gli occidentali, suppongo. per primi sono arrivati gli insegnamenti biblici impartiti grossolanamente in famiglia. che poi la mia era una famiglia parecchio ignorante, nonna domestica semianalfabeta e nonno disoccupato e lavativo cronico, mamma manicure con licenza media e niente papà, perché ero illegittima. quindi, le basi della cultura della mia fetta di mondo mi sono arrivate sommariamente intersecate da distorsioni popolari che già da piccola mi creavano dei gran mal di testa, quando mi soffermavo a ragionarci su. ma forse per questo accettate e impartite con la sacralità di un dogma, dato che nessuno nella mia famiglia si era mai configurato anche solo l'eventualità che potessero essere messe in discussione. dalla bastardella che ero io, poi, figuriamoci. quindi, eccomi lì a guardarli in tralice quando mi dicevano che dio aveva creato adamo, poi eva dalla costola, ecc ecc, credo che la storia la conosciate tutti. a scuola, pochi anni dopo, venni a sapere che eravamo stati scimmie, prima che uomini. ma la maestra-la stessa, perché ai miei tempi c'era la maestra unica, adesso non sono aggiornata a che punto siamo-nell'ora di religione ci riproponeva il racconto di adamo ed eva. ma, al di là che eva era una grande stronza, perché diamine, se non fosse stato per lei stavamo ancora tutti nel paradiso terrestre, quei due mi sembravano dei tipi intelligenti, che parlavano con dio, davano i nomi alle cose, agli animali, si facevano tentare dai serpenti. insomma, mica scimmie. che poi. mi chiedevo sempre pure perché le figure che rappresentavano l'evoluzione da scimmia a homo erectus a sapiens fossero tutti maschi. la donna sapiens mai. forse che gli illustratori dei miei libri delle elementari ce l'avessero con eva pure loro? le immagini umoristiche dell'uomo con clava che trascinava la propria femmina per i capelli sembravano dimostrare di sì. ma chi poteva metterci la mano sul fuoco? insomma, dei mal di testa da perderci il sonno. secondo la bibbia la terra aveva qualche migliaio di anni, secondo il libro di scienze qualche miliardo. insomma, io a chi cavolo dovevo credere? non trascorsero che tre o quattro anni da che avevo iniziato le elementari che, con una sensazione di tremendo sollievo, mi accorsi che in casa della nonna dove abitavo c'era qualcosa di estremamente prezioso che sembrava attendermi da sempre: una favolosa enciclopedia rilegata in venti volumi. non era una treccani, ma comunque ai tempi che i miei zii studiavano, mia nonna aveva investito una cifra considerevole per comprarla a rate. finalmente quei soldi sarebbero davvero valsi il sacrificio. la cosa che mi attrasse nella mia precoce e spasmodica ricerca di un senso rispetto a tutte le cazzate che mi sembrava che mi propinassero gli adulti fu la mitologia greca. cavolo! lì non era tutto angusto e angosciante come nella bibbia! c'erano dee e dei, eroi, storie fantastiche..mi perdevo nella lettura dei miti illustrati, al ritorno da scuola, quando, dopo il pranzo sempre un po' troppo pesante che nonna mi preparava, mi mettevo a pancia in giù sul letto della cameretta che era stata dei miei zii da ragazzi, e nonno mi portava puntualmente il piattino col kiwi o la mela con lo zucchero e lo stuzzicadenti infilzato.
ma sto divagando.
più avanti, come tutti gli studenti, ritrovai la mitologia greca anche nel corso dei miei studi, quando alle medie si inizia a conoscere l'epica. tuttavia, anche se prendevo dei bellissimi voti da secchiona con gli occhiali qual ero perché già la conoscevo tutta, ritrovavo anche i castranti insegnamenti biblici nell'ora di religione e quelli evoluzionistici nell'ora di scienze. per non parlare dell'ora di storia, che era uno strano miscuglio di tutto insieme. stando a loro. che fossimo stati scimmie o profughi edenici, comunque si parlava di un non meglio specificato periodo chiamato preistoria. poi, sfogliando appena una pagina del libro, con mia immensa meraviglia, trovai le prime meravigliose civiltà dell'egitto e della mesopotamia. diamine! che cose bellissime sapevano fare quei tipi là: conoscenze astronomiche, architettoniche, artistiche. e dire che secondo la mia religione erano solo degli sciocchi pagani, prima che noi portassimo loro la vera conoscenza! farao Saggezza
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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Sab Feb 12, 2011 11:57 am

insomma. le connessioni che le mie sinapsi stavano formando in quel periodo erano alquanto ingarbugliate. a scuola ero brava, la più brava di tutti e questo mi lusingava, anche se a casa non se ne curava mai nessuno, tranne forse nonno che mi portava al suo circolo degli anziani, la domenica mattina, per vantarsi di me davanti ai suoi compari. ma a casa niente pareva cambiare, e le mie eccellenti pagelle non frenavano la nonna dall'apostrofarmi a male parole quando osavo correggerla su un vocabolo del suo colorito frasario che era solita storpiare di continuo. eppure, neanche alle insegnanti interessava poi molto che mi facessi troppe domande, questo lo capii presto. in effetti, per diversi anni mi limitai ad essere una bravissima secchiona e basta, almeno nelle materie di studio. avevo intuito che se avessi messo troppo in difficoltà i docenti con domande esistenziali fuori programma ministeriale, tutta la loro predilezione nei miei confronti sarebbe ben presto andata a farsi benedire e avrebbero preso a trattarmi con quell'aria di scherno e sufficienza che mi riservava sempre nonna quando la correggevo e mi rispondeva che ne avevo da mangiare di patate. e beh. all'epoca non capivo questa battuta, ma da allora il desiderio smodato di patate non mi ha mai abbandonata. riservavo la mia eccellenza solo in occasione dei temi e lì, facendo finta che fosse tutta fantasia, mi capitava non solo di prendere voti stratosferici, ma addirittura di essere portata in trionfo nelle classi della scuola a recitare le mie storie. cosa che mi creava ogni volta un imbarazzo indicibile, perché ero pur sempre una secchiona goffa e con gli occhiali, a quei tempi. quella cosa delle sinapsi, poi, mi dava proprio del filo da torcere. mi toccava accantonare il problema di trovare un senso ad un sacco di cose finché ero solo una studentessa delle medie e membro di una famiglia in cui le uniche letture a profusione erano i gialli di nonno, i fotoromanzi di nonna e la selezione del reader's digest di mia mamma. così, anche se le mie sinapsi da ambidestra fremevano per intrecciarsi tutte in una fantasmagorica tessitura alternativa, mi toccò separare tutte le conoscenze che via via acquisivo in tanti compartimenti stagni. non appena mi veniva la tentazione di provare a fare dei collegamenti, ricacciavo indietro la voglia trascorrendo del tempo a guardare non è la rai e a cazzeggiare coi ragazzi della mia comitiva, come ogni adolescente che si rispetti dovrebbe fare. study Cool
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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Sab Feb 12, 2011 12:51 pm

ma ero pur sempre un'ambidestra e la vita non era facile per me. adesso che le tastiere dei pc sono più diffuse dei quotidiani il fenomeno è in rapida ascesa, ma all'epoca, in un mondo di destri e sporadici mancini, trovare qualcuno con entrambi gli emisferi cerebrali vivi e comunicanti era un'impresa da record, e io non potevo contare su pianisti negli immediati paraggi. e, anche nel caso, in famiglia non c'erano abbastanza soldi per permettermi di svolgere un'attività tanto elitaria, al massimo mi portavano alla piscina comunale. quindi, questo mondo di gente che ragionava spostandosi sempre tutta da una parte qualsiasi pensiero avesse, mi andava stretto e non avevo ancora fatto grandi sviluppi nella personalità, pertanto, di fronte alla prepotenza di chi metteva a tacere le mie curiosità esistenziali, capitava spesso che ammutolissi per giorni, quando non scoppiavo disperatamente a piangere. la cosa di usare entrambe le mani mi divertiva parecchio in effetti, e ringrazio la mia mamma di non avermi ostacolato a proseguire nell'uso della sinistra pur essendo cresciuta in una famiglia cattolica e ignorante in cui il motto "la sinistra è la mano del diavolo" non era preso davvero davvero sul serio, ma provocava in tutti una sottile suggestione che comunque spingeva mamma a dirmi di provare a usare anche la destra per scrivere, non si poteva mai sapere quel vendicativo di dio che poteva farmi succedere se diventavo del tutto mancina. e fu così, un po' per compiacere mamma, un po' perché trovavo soddisfazione ed intimo compiacimento solo nel fare cose da bambina autistica, che imparai fin da piccola a scrivere con entrambe le mani, oltre che a usarle entrambe indifferentemente per tutte le altre attività pratiche. crescendo, trovando altre ricerche che appagavano la mia curiosità, mi passò la voglia di voler fare il fenomeno a tutti i costi e smisi di allenarmi con una certa costanza nella scrittura ambidestra. lasciai fare al mio impulso naturale e scoprii un'altra cosa interessante: la sinistra era specializzata nella scrittura e nel disegno, la destra nelle attività pratiche e razionali. quando la prof di matematica mi chiamava a risolvere le equazioni alla lavagna, il gessetto lo impugnavo con la destra, tanto per dire, ma se mi capitava di disegnare, attività alla quale mi dedicavo con passione di poco inferiore alla scrittura, impugnavo la matita con la sinistra. molti anni dopo, quando conobbi leonardo da vinci e mi cimentai a mia volta nella scrittura speculare e nello studio del funzionamento sincronizzato degli emisferi cerebrali, capii finalmente il perché di un sacco di cose. ma in quel momento una sola era evidente: la razionalità è destra, la creatività sinistra. mi ero forse imbattuta per una botta di culo nella comprensione del perché il mondo ha preso decisamente una brutta piega? bom cyclops
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MessaggioOggetto: Re: Vicki Noble - La dea doppia   Sab Feb 12, 2011 1:43 pm

la cosa della mano sinistra ha catturato il mio interesse per anni, in effetti. quando ancora non avevo colto la portata dell'intera questione, mi ricordo però che avevo chiarissima l'espressione di vago e inspiegabile disagio dei nonni quando mi vedevano scrivere come una mancina. forse era ancora la storia di quell'antipatica di eva che tornava a perseguitarmi con tutte le sue misteriose implicazioni? non capivo. l'unica cosa della quale non potevo dubitare era che gli anziani, nella mia cultura, avevano chiaramente interiorizzato un efficace quanto subdolo condizionamento in tal senso, poi trasferito nell'ignoranza popolare e lasciato indisturbato a stroncare quante più facoltà creative umane gli fosse possibile. ebbi conferma di questo molti anni dopo, in un periodo in cui mi dedicai al volontariato in una struttura cattolica interamente gestita in modo comunitario. a volte stavamo ore intorno a un tavolo a chiacchierare mentre si intrecciavano rosari. mi mordevo la lingua quando mi veniva voglia di dire che cristo e buddha erano state due figure altrettanto importanti nello sviluppo spirituale dell'umanità, ma non perché temessi qualcosa, quanto piuttosto perché quasi nessuno di quei ragazzi in recupero dalla tossicodipendenza conosceva chi fosse stato buddha. al contrario, gli era stato inculcato un singolare senso di riconoscenza verso gesù che li aveva salvati dalla morte certa, e di biblico terrore se avessero voluto abbandonare il protettivo nido della comunità.
ma per tornare alla questione della sinistra. un giorno che era presente una ragazza africana poco più che adolescente e che studiava dalle suore, mi capitò di aiutarla coi suoi compiti. qualcuno degli ospiti mi vide impugnare la penna con la sinistra e iniziare a spiegarle la materia. la sorpresa che vidi dipinta sul loro volto non mi suscitò nessun desiderio esibizionista quella volta, nient'affatto. piuttosto, mi fece risuonare un campanello d'allarme nella testa, che diventò una fragorosa scampanata qualche ora dopo quando, nel cortile in cui ci si riuniva per la mezz'oretta di pausa e sigaretta collettiva, uno dei direttori consacrati nominò la famigerata mano sinistra, riferendosi letteralmente alla mano, e non a qualche criptico significato allegorico nascosto nelle sacre scritture. decisa a sfoggiare il mio sorriso migliore per infrangere quel loro superstizioso tabù chiesi che cosa ci fosse che non andava nella mano sinistra. lo sguardo allucinato accompagnato dalla risposta che "era la mano del diavolo" che quel prete mi rivolse mi fece gelare il sangue nelle vene e morire il sorriso sulle le labbra. una sensazione simile devono averla provata le mie sorelle di fronte agli occhi glaciali eppure caldissimi di un padre inquisitore. Evil or Very Mad
Twisted Evil


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