Essenza di Natale

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Essenza di Natale

Messaggio Da Artemisia il Mar 22 Dic 2015, 22:36

Natale 1800
Il tavolo è imbandito a festa. Oggi ci sarà una ricco pranzo. La luce filtra dalle finestre imbiancate facendo brillare le posate d'argento e i bicchieri di cristallo. È un giorno speciale per gli umani. Non per me.
Picchietto col becco sulla materia trasparente che mi imprigiona. Il suono rimbalza e mi ritorna addosso come pioggia. Il padrone di casa, un vecchio dai lunghi capelli bianchi sta parlando ai suoi ospiti. Devo ascoltare e cercare di capire ma è così difficile concentrarmi. Ha gli occhi allucinati e il suo corpo è percorso da una vivace frenesia. Mi guardo intorno. Possibile che non si accorgano che non ho più aria? Infagottati nei loro costosi abiti di velluto sembrano quasi annoiati.
Mi fa male il petto. Muovo le ali ma è inutile. Mi si afflosciano intorno come ventagli rotti. Ci sono anche due giovani fanciulle, mi osservano. Anche se i loro visi mi appaiono deformati, capisco lo stesso che sono molto belle. Sento la loro energia, è rivolta a me.
- Papà, cosa vuoi fare? Perché hai chiuso la colomba dentro quell'ampolla? - chiede la bambina con gli occhi pieni di lacrime.
- Rosa, lo vedi quel tubicino? Da lì verrà fuori l'essenza del volo.
- Essenza del volo? Ma la colombina morirà? - domanda con voce spezzata la fanciulla
- Cara non puoi capire - ribatte il padre,  poi rivolto agli ospiti aggiunge - Amici, veniamo a noi! Se
  l'esperimento riuscirà, oggi ci sarà un doppio festeggiamento.
- È Natale, il giorno dedicato alla vita e non alla morte!  - urla Rosa. - Papà, ti prego, regala la colombina a me come dono di Natale, non ti chiedo null’altro. Sarò sempre buona.
Per un attimo una piccola speranza regala un soffio al mio respiro, ma è tutto inutile. Se anche mi liberassero da questa tomba trasparente, mi aspetterebbe un’altra prigione. Riesco a intravederla da qui, una gabbia con sottili sbarre di ferro. Per me non c’è scampo.
Il vecchio, sordo alle suppliche della figlia, accende una candela e l’avvicina  a uno strano strumento. Le mie piume candide acquisiscono un aspetto dorato, quasi anticato. Se potessi ridere, lo farei. È un pazzo! L’uomo non potrà mai volare, se non con l’aiuto di qualche malefico marchingegno. Potrà librarsi in un solo modo, con la sua intelligenza. Ma non assaporerà mai la bellezza del volo se non comprenderà il valore di ogni essere vivente che lo circonda. Che senso ha festeggiare il Natale se non si capisce questo?
Oh... quanto vorrei poter aprire ancora una volta le ali! Con l’ultimo filo di voce, elevo un canto al desiderio infranto. La piccola Rosa scappa via sconvolta facendo cadere il carillon che stringeva in mano. Dall'oggetto si innalza  una dolce melodia natalizia, che avvolge il mio dolore.
Nebbia densa mi copre. Gli occhi aperti vedono, però, qualcosa di straordinario: un piccolo bambino immerso in una luce splendente che mi sorride. Volo verso di lui. Finalmente sono libera! Per sempre.

Racconto selezionato per l'antologia "Natale e dintorni" Alcheringa Ed.

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"Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l'inizio di una nuova realtà."
(Friedensreich Hundertwasser)
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