Alone.

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Alone.

Messaggio Da Helen. il Mer 26 Nov 2014, 02:00

Ed eccomi qui, che mi guardo allo specchio faccio quasi fatica a vedermi, le lacrime mi annebbiano la vista ma non importa, non mi importa perche ciò che vorrei vedere in questo specchio non sono io, vorrei vederlo, qui, accanto a me che mi stringe e mi rassicura che insieme nulla è difficile, che niente è lontano che ci faremo del male ma ci medicheremo le ferite. Mi ripeto mille volte basta, basta pensare a ciò che ha detto ma non ha fatto, lui ha scelto.... Ha scelto di non esserci, non ora, non piu! Ma infondo non è solo questo il problema di queste mie lacrime. Al lavoro sono stata licenziata, alti e bassi continui che mi stressano. Da quando se ne andato non ho perso solo lui ma anche me! Lentamente mi faccio scivolare il dito sotto l occhio asciugandolo dolcemente come se togliendo la lacrima togliessi via i pensieri e invece restano li fissi immobili nella mia mente come un chiodo nel muro ma la cosa peggiore non è il chiodo, ma il martello.. Quel martello che continua a sbatterci sopra, e io sono il muro.. Dura come il muro, ma che pian piano si sgretola, e come sempre mi ritrovo da sola a raccogliere i miei pezzi a dire "basta" e forse ci credo, ci credo veramente. Le lacrime iniziano a cessare, la mia immagine si fa piu nitida, i capelli biondi scivolano morbidi sopra al viso come se lo stessero accarezzando gli occhi verdi sono ormai rossi, il nero che mi riga il viso.. Ed eccolo il mio sorrisino.. Me lo chiedo sempre, come faccio a sorridere anche dopo aver pianto? E sempre davanti allo specchio, solo per il semplice gusto di condividere questo attimo con qualcuno di fronte ma quel qualcuno sono io stessa e non c e persona migliore, che mi può aiutare che mi può dare la voglia di rinascere, di crescere, di svuotarmi da ogni sofferenza e dolore e incamminarmi verso ciò che sarà, ciò che accadrà domani e che sarò io a decidere ora che non ho più nulla ora che ho la libera scelta e non di prendere ciò che arriva ma di prendere ciò che voglio, incamminarmi ma non verso qualcuno, verso me stessa, verso i miei obbiettivi e progetti futuri! Ma ora basta, le lacrime sono finite e io odio guardarmi allo specchio, mi mostra tutti i miei difetti che odio soprattutto senza quel filo di trucco che mi aiuta a piacermi di più. Complicata... Beh, d'altronde lo somo, da sempre. È forse questo che mi fa piangere, così debole ma così forte un uragano di contraddizioni , cosi tanti pensieri e sentimenti in una sola persona. Confusione e decisione, certezze e dubbi.. Questo è quello che porto dentro me, inizio viaggi che già so come termineranno perché sono così e non c'è nulla da fare! Ho paura.. Paura di non star più male, di non soffrire più, ormai è un po' che non provo ciò sembra che tutto mi scivola addosso, le cose mi uccidono solo nel momento in cui accadono poi un secondo dopo sembra che si dissolgono, non mi toccano.. Mi sfiorano, si, ma è come se avessero paura loro.. E io proseguo, gli do le spalle, sono forte.... Anche da sola. È questa è la mia certezza, la mia promessa.. Che qualsiasi cosa accadrà io ci sarò me lo sono giurata anni fa. La sedia cominciava ad essere scomoda, il grembiule iniziava a farmi sudare, e la mia testa esplodeva troppe ore a fissare quel maledetto orologio, "mancano due ore, dai puoi farcela" e invece no come sempre ormai non ce la faccio, ho dentro me qualcosa che mi turba, qualcosa che non so.. Ma lo sento, decido di fingere un banale mal di pancia, l'unica scusa convincente per farsi che LO chiamino.. Perché qui non ci voglio stare non oggi, non in questo periodo che sento al mio interno qualcosa di insolito.. Ecco, il suono della campana spezza i miei pensieri, lo zaino è gia pronto e non perdo un secondo per avviarmi all uscita correndo, a malapena saluto i miei compagni e le maestre ancor meno.. Eccolo li mio padre, la sua malboro rossa immancabile in bocca, lo sguardo perso nel vuoto come se la sua vista fosse annebbiata dai suoi pensieri.. Con un balzo gli salto in braccio facendolo tornare alla realtà..le mie parole spezzano i suoi pensieri "Papi ti aspettavo" "hai fatto la brava ?" "Si" mio padre è strano ultimamente.. Non gli piace piu giocare come una volta.. I 10 minuti in macchina mi sembrano un infinita, lui è a fianco a me ma è come se non avvertissi la sua presenza.. Arrivati a casa scendo dalla macchina saltellando ma non come sempre sembra che mi abbiano attaccato dei sassi alle gambe e solo arrivata innanzi alla porta capisco il motivo. Mia mamma è sul bordo; con una mano tiene la maniglia e con l altra indica le valige le quali evidentemente sono di papà "ti conviene salutarla, non so quando potrai rivederla" i sassi mi si slegano dalle gambe e mi cadono in testa, uno dietro l altro fino ad arrivare al cuore schiacciandomelo in mille pezzi..Li guardo un secondo e corro dentro. Ecco... Questo fu il giorno in cui capii che sono debole ma tanto forte e soprattutto che sono sola.. Forte anche da sola!

Helen.
Ospite


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