Al di là del fiume

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Al di là del fiume

Messaggio Da AndrewLaeddis il Sab 03 Mag 2014, 16:54

Non sapendo in che altro modo sconfiggerlo, gli diedero fuoco. Una tanica di benzina e un fiammifero e l'incubo durato per tre settimane si concluse, grazie tante, lasciandosi dietro solo una raccapricciante esperienza che nulla avrebbe cancellato se non le lancette dell’orologio e la morte. La paglia bruciò così come i vecchi stracci che un tempo appartenevano a un fabbro di cui si persero le tracce dopo che, a detta di alcuni, aveva infilato il suo ''cannone'' fra le gambe della signora Rex, la moglie di un ferroviere. Il sangue fu lavato via, le macchie rimosse con l'acqua ossigenata e l'odore di ferro coperto da quello della candeggina. I corpi delle vittime furono sviscerati, trattati con la formalina, ricuciti e poi sepolti su una collina, a ovest della città. Il campo sul quale aveva vegliato per quattro mesi il responsabile di tutto ciò ora è completamente allagato. Il calendario è fermo a ottobre, ma l'inverno è già alle porte, il vento lo sta annunciando. Sarebbe trascorsa al limite una settimana prima che la pioggia diventasse neve. Gli ortaggi, i pochi non saccheggiati dai corvi, furono raccolti e sistemati sulle bancarelle del mercato di ogni mercoledì, nel centro cittadino, per poi finire nelle pentole delle casalinghe. A tavola le famiglie consumavano le loro cene in un cupo silenzio, ognuno chino sopra il suo piatto. Dei sorrisi non si scorgeva neanche l’ombra. Di tanto in tanto si lanciavano occhiate, che duravano qualche secondo. Se parlavano, lo facevano di rado e soltanto se le circostanze lo richiedevano. I ragazzi non giravano mai da soli e la sera rincasavano mezz'ora prima del coprifuoco. Invece di andare al fiume, ridendo e schiamazzando e talvolta litigando, passavano i pomeriggi giocando a carte, seri e muti, come bari ansiosi. L'orrore piombato sulla loro cittadina aveva impresso una macchia difficilmente rimovibile dalla loro fragile mente e bastava il grido di un caprimulgo a fargli saltare in aria. I tramonti non venivano più ammirati ma scrutati con una crescente preoccupazione. Nessuno parlava di Orson Wallace né della sua fattoria. Era un tabù che veniva rispettato per tacito accordo sia dagli adulti che dai piccoli. I bambini si comportavano bene, temendo che una disubbidienza o addirittura un capriccio potesse spingere i genitori a intimorirli, raccontando la storia che tutti cercavano di dimenticare, o perlomeno di celare fra le strette mura della propria intimità. La vita intanto proseguiva e il mostro che una notte aveva preso la forca dal fienile con l'unico scopo di seminare morte viveva ormai nei ricordi. Ma il male può sempre ritornare, o meglio questo pensiero abitava la superstiziosa mentalità degli abitanti di Upper Hill. Una cosa è certa: una volta trascorso l'inverno nessuno avrebbe più piazzato uno spaventapasseri nel proprio campo. E neanche l'anno successivo... o quello dopo ancora.
E questo è quanto.
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