E ritorno da te

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E ritorno da te

Messaggio Da Artemisia il Sab 01 Feb 2014, 22:18

Un’ombra oscurava la mia vita privandomi del passato. Galleggiavo alla deriva in un limbo asettico. Senza i ricordi mi ero smarrita.
I miei genitori cercavano di aiutarmi facendo finta di nulla, ma io ero sempre più insofferente. Avevo bisogno di capire, di uscire da quell'antro buio che aveva inghiottito parte della mia memoria.
La mamma era da poco uscita, papà era al lavoro. Iniziai a girovagare per casa. Non saprei spiegare il motivo per cui decisi di salire le strette scale che conducevano alla soffitta. Non ricordavo di esserci mai stata, eppure frammenti di reminiscenze galleggiavano nel mare della dimenticanza. Spinsi l'interruttore e una flebile luce si diffuse sugli oggetti impolverati. Troppo spazio vuoto, sembrava che ci mancassero alcuni mobili. Solo sensazioni.
C’era uno specchio coperto per metà da un lenzuolo beige, che originariamente doveva essere stato bianco, alcuni quadri di natura morta, tappeti arrotolati, una sedia a dondolo con lo schienale intarsiato, due lampade di vetro colorato in stile Tiffany. I quadri erano appoggiati l'uno sull'altro.
Ne spostai due, prima che la mia attenzione fosse catturata da una scatola di cartone decorata con un collage di immagini angeliche. Mi avvicinai alla scatola, mi inginocchiai e alzai il coperchio. Una bambola di porcellana era adagiata sul fondo, avvolta per metà da una carta velina. Gli azzurri occhi vitrei sembrarono fissarsi nei miei con una supplica latente. Lasciai andare il respiro rendendomi conto di aver trattenuto il fiato. Ebbi un déjà vu, l'impressione di averla  già vista.
C'era qualcosa che mi sfuggiva. Non riuscivo a capire cosa. Forse la mamma aveva deciso di regalarmela prima che le chiedessi di togliere tutte le bambole e i peluche dalle mensole della cameretta. Da quando soffrivo di allucinazioni notturne, mi terrorizzavano. Vedevo ombre oscure aggirarsi e muoversi levitando intorno a me.
‘Illusioni ipnagogiche’ le aveva chiamate la dottoressa Lara Marisella, dalla quale mi avevano accompagnato i miei genitori preoccupati. Mi aveva spiegato che tali allucinazioni avvengono spesso prima di addormentarsi, ma possono capitare anche nel mezzo della notte. La dottoressa Lara era stata chiara nel  descriverne i sintomi.
Mi ero informata, avevo fatto una ricerca su internet, ma un'allucinazione non è in grado di spostare gli oggetti e io ritrovavo le bambole per terra o vicino al letto.
Avevo scoperto che i giocattoli, che regalano grande gioia ai bimbi, potevano trasformarsi in qualcosa di spaventoso. Nel bel mezzo della notte, il mio carillon di porcellana, una piccola giostra di cavallucci bianchi, aveva iniziato a girare, diffondendo la sua melodia per la stanza. Era stata un’esperienza terrorizzante.
Riavvolsi la bambola nella carta velina e richiusi la scatola nel momento in cui sentii il cigolio della porta. Entrò la mamma che rimase bloccata, incapace di pronunciare una sola parola. Dall'espressione del suo viso trasparivano sorpresa e preoccupazione, anche se per un attimo sembrò arrabbiata. La fissai confusa. Non stavo facendo niente di male.
Mi regalò un sorriso tirato, allungò una mano che io afferrai e strinsi.
Allacciate scendemmo le scale e ci recammo in cucina, dove lei iniziò a preparare la cena.
“Ciao piccola” mi salutò papà, al rientro dal lavoro, dandomi un pizzicotto.
“Ma papaaà!” lo ripresi, alzando gli occhi al cielo.
“Sì sì, lo so, non sei più piccola, ma per me lo sarai sempre”, disse strizzandomi un occhio.
Sorrisi, in fondo non mi dispiaceva veramente quando mi chiamava così.
Mamma stette in silenzio tutta la sera e io ogni tanto le lanciavo uno sguardo di sottecchi, non capivo cosa avesse potuta infastidirla.
Dopo cena, mi ritirai in camera mia e mi adagiai sul letto. Le tende di organza rosa si muovevano lievemente, mosse dal vento che entrava dalla finestra aperta. Dovevo prepararmi per dormire. Non ne avevo alcuna voglia.
Decisi di continuare la lettura di Jane Eyre e, senza accorgermene, mi addormentai.
La prima cosa che avvertii fu una sensazione di disagio, poi la coperta che scivolava giù dal mio corpo, come se qualcuno la tirasse via. Non riuscivo a muovermi. Avrei voluto accendere l’abat-jour, ma ero paralizzata. Poi la vidi. Una piccola presenza racchiusa in un cono di luce: “Perché mi hai dimenticata?” furono le sue uniche parole. Mi riaddormentai. Al risveglio l'immagine di quella piccola ombra era vivida nella mente.
Appena misi i piedi a terra, un brivido mi percorse la schiena. Accanto al comodino adagiata sul tappetino c'era la bambola di porcellana che avevo trovato in soffitta. Com’era finita lì? La presi con timore e sussultai spaventata quando bussò ed entrò la mamma.
Proprio come era successo il giorno prima, mi guardò senza dire niente, ma questa volta capii il motivo. Non poteva parlare perché altrimenti avrebbe pianto. C’era una disperazione così grande nei suoi occhi che tale consapevolezza mi ferì l'anima. Per un momento condivisi quel dolore senza comprenderne la fonte.
“L’ho trovata qui vicino al letto”, le dissi con voce tremolante
“Ada, la bambola è tua. Non hai bisogno di giustificarti”, rispose in un soffio. Poi si girò e uscì stravolta dalla stanza.
Così seppi che quella bambola mi apparteneva, e io non ricordavo di averla mai vista.
Ero finita in un buco nero che mi stava risucchiando. Era giunto il momento di conoscere la verità.
Tutti avevano finto una normale quotidianità, ora me ne rendevo conto. Mia madre non reggeva più quella situazione. Ciò che nascondeva premeva per venire alla luce. Dovevo capire cosa si celava dietro i suoi strani comportamenti.
Il mio inconscio mi stava mandando dei messaggi. Oltre alle allucinazioni, probabilmente, soffrivo anche di sonnambulismo e la notte mi muovevo spostando gli oggetti. La bambola aveva richiamato qualcosa di profondo dentro di me e quella notte ero andata a riprenderla dalla sua scatola in soffitta. Era l'unica spiegazione o perlomeno una spiegazione plausibile, altrimenti avrei dovuto credere che le ombre che mi atterrivano la notte potessero interagire con la realtà concreta.
Guardai la bambola.
“Cosa mi vuoi dire, tu, eh?”
La testolina di porcellana rosea aveva un foro sulla tempia destra. Non si vedeva subito perché era nascosto dai capelli biondi. Il corpo morbido era ricoperto da un vestitino di cotone a righe bianche e rosse e i piedi, anch'essi di porcellana come le mani, erano racchiusi in scarpette di plastica lucida. L’avvicinai al viso e un lieve profumo di cipria mi provocò un capogiro. Un’immagine attraversò la mente in modo così fulminea che non riuscii a determinarne i contorni.
Mi vestii in fretta, adagiai la bambola sul letto rifatto e corsi a fare colazione. Papà era già andato al lavoro e la mamma era intenta a sbrigare le sue faccende. Ogni mattina, verso le undici, usciva per la spesa. Io non ero andata a scuola adducendo una scusa. Avevo un altro piano. Questa volta, l'avrei seguita. Una persona che esce per la spesa non rincasa senza aver comprato nulla come succedeva spesso. Ritornai in camera, presi la bambola e la seguii con circospezione. Anche se fossi stata meno attenta, non si sarebbe accorta di essere pedinata. Camminava a testa china, stringendosi alla borsetta come a un'ancora di salvezza. Non si fermò in nessun negozio. Proseguì per una stradina laterale alla piazza principale che portava fuori dal paese e mentre cercavo di capire dove stesse andando, un'angoscia paralizzante incominciò a spezzarmi il respiro. La mamma spinse un piccolo cancello di ferro arrugginito che cigolò, prima di entrare nel cimitero. Mi rannicchiai dietro una colonna di marmo che s’innalzava di fronte a una cappella e la vidi dirigersi verso la statua di un angelo con le ali spiegate. Si inginocchiò, aprì la borsetta prese un piccolo cero e lo accese. Udii il suo gemito straziante. Le mie gambe cedettero e caddi a terra. Un dolce viso riempì ogni particella della memoria. Fui travolta da un'onda di ricordi. Guardai la bambola. Sì, ora era mia, certo, ma prima era appartenuta alla mia sorellina, a Ludovica.
Quel maledetto giorno, papà la teneva per mano e lei stringeva la sua preziosa bambolina al petto. Un conducente aveva perso il controllo dell'auto che sbandando era finita sul marciapiede. Ludovica era stata investita in pieno. Io mi trovavo dall'altro lato della strada. Lei era poco più piccola di me, avevamo solo quindici mesi di differenza . Eravamo inseparabili.
Cos'era successo? L'avevo dimenticata?! Mi assalì un conato di vomito.
“Oh mi Dio! Ada!” strillò mia madre avvicinandosi e inginocchiandosi accanto a me.
Alzai il viso e incominciai a piangere disperata “Come ho potuto dimenticarla? Come?” gridai in preda a un abisso di disperazione. Un forte tremore iniziò a percorrermi il corpo.
La mamma mi abbracciò, mi baciò il volto mischiando le sue lacrime alle mie.
“Perché l'amavi così tanto che una parte di te è morta con lei. La sofferenza era troppo grande e la tua mente si è difesa rimuovendo il suo ricordo. Abbiamo cercato di aiutarti, abbiamo tolto dalla casa ogni oggetto che potesse richiamare il tuo dolore. Era necessario. La dottoressa ci aveva assicurato che avresti ricordato ogni cosa quando saresti stata pronta. Non immaginavo che sarebbe avvenuto in questo modo.”
Come mi appariva chiara, ora, l'immagine del visetto di Ludovica esangue e sofferente mentre mi porgeva la sua bambola preferita! “Ada, tienila tu” erano state le sue ultime parole in ospedale, prima che iniziassero a suonare gli allarmi delle macchine che mostravano i suoi segni vitali spegnersi.
In quel momento su di me era calato il buio.
“Mamma, aiutami” dissi mentre cercavo di rialzarmi. Sentivo le gambe molli.
Camminai con fatica. Soffermai lo sguardo sull'angelo bianco che con le sue ali spiegate sovrastava la tomba come a proteggerla. Guardai la foto del dolce viso di Ludovica posta sulla lapide.
Adagiai la bambola sul freddo marmo: “Mi ha riportato da te. È stata brava, vero?”


Il racconto è inserito nell'antologia “Ricordi di giocattoli”. Si può richiedere il libro scrivendo a fedegnomo@gmail.com, il ricavato andrà all'associazione Veronica Sacchi.



 
 
 
 
 
 

 

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Re: E ritorno da te

Messaggio Da Madam Becau il Dom 02 Feb 2014, 06:00

Complimenti Art, il racconto è commovente e piacevole a leggersi per la scrittura scorrevole.
Brava!!!

Madam Becau
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Re: E ritorno da te

Messaggio Da Artemisia il Dom 02 Feb 2014, 16:35

Madam Becau ha scritto:Complimenti Art, il racconto è commovente e piacevole a leggersi per la scrittura scorrevole.
Brava!!!
Grazie, Madam Becau Very Happy

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Re: E ritorno da te

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