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Messaggio Da laretta il Mer 18 Set 2013, 22:31

CASA

Casa. Eccola, casa dolce casa. Dopo tanti anni.
Sono qui, proprio davanti all'ingresso. Paralizzato. Cosa mi ferma? Dovrei correre dentro, sfondando la porta, e urlare: -Sono tornato! Eccomi! Dove siete? Sono qui, di nuovo!-.

Stavo in una magnifica villa, su una tropicale e assolata isola. Un' oasi, ma molto, molto lontana. Troppo. Troppo, perchè non ho visto i miei figli crescere, non ho più avuto amici, non ho parlato con nessuno per anni.
D'altronde, che fare nella mia situazione? Dovevo scappare, e portarmi dietro la famiglia... non se ne poteva parlare. Se mi avessero trovato, avrebbero ucciso anche loro.

Ora basta. E' tutto finito, perchè ripensarci? Dai, Carlo, entra. Ora che sei cresciuto, ora che non rifaresti mai più gli errori che hai fatto, ora che sei al sicuro... entra a casa.
La chiave è ancora sotto lo zerbino... incredibile. Il sorriso mi viene spontaneo. La infilo nella toppa. E' tutto un po' arrugginito, sembra tutto abbandonato da tanto tempo. Ma com'è possibile? E poi, perchè?
Apro la porta, piano. Oddio, il corridoio. Tornato dal lavoro, ci appendevo sempre il cappotto, su quei piccoli appendiabiti attaccati alle pareti. Appoggiavo le chiavi nel suo portaoggetti, sullo scaffale subito di fianco. I bambini correvano verso di me, gridando -Papà, papà!- e abbracciandomi forte forte.
La voce stenta a uscire dalla bocca, dall'emozione.
-...Ehi!...- . Non risponde nessuno. Riprovo: -C'è qualcuno?- .
In soggiorno tutto è coperto da teli bianchi. Ma che diavolo succede?
-Cerca qualcosa, signore?- . Guardo un po' l'uomo anziano comparso dietro di me, con quel vocione. Non può essere che Bob.
-Bob...- . Lui mi guarda male. Non mi riconosce. -...Sono Carlito-.
Sgrana gli occhi, e pronuncia il mio nome con un sospiro, tra il felice e il confuso e lo spiazzato.
-Carlito... vieni qui, abbraccia il tuo vecchio amico!- . Lo stringo, forte. Le lacrime sgorgano dagli occhi, non posso trattenerle. Le ho trattenute troppo, ora devono uscire, mi stanno supplicando dal profondo più recondito del cuore.
-...Ma che...?-
-E' cambiato tutto, Carlito- mi risponde. -Sono andati via. In California. Al sicuro-.
Il cuore batte all'impazzata. -E' successo qualcosa?Stanno bene?Dimmi tutto, ti prego!-
-Tranquillo- mi tranquillizza. -Va tutto bene. Stanno tutti bene. Hanno cercato di entrare, ma li abbiamo fermati-.
Menomale, penso. Mio dio, che cazzo di spavento.
-...California, eh?- , riesco a dire, dopo un po'.
-Los Angeles.-
-Ah...- . Ci fissiamo per qualche secondo.
-Prendo la macchina- , mi dice. -Tu prendi la tua valigia. Passiamo un attimo da casa mia, così avverto-.
La sua famiglia! Rosy, la zia Lucia e i tre adorabili bambini! Quanti altri ricordi sereni...
-Come stanno?- gli chiedo.
-Tutto okay... ogni tanto ai bambini mancano i tuoi, ma si scrivono spesso-.
-Bene...sono contento.-
-Tranquillo, non è rischioso. Abbiamo pensato a tutto io e Al.-.
-Grazie. Sei davvero un amico, Bob.- . Mi guarda.
-Ma sta' zitto, deficiente!- . La sua risata, quanto mi è mancata! Grassa e sonora...e contagiosa. Ed ecco che scoppio anch'io, e così butto fuori tutto, la sparatoria, le minacce, la partenza, il viaggio,la tensione, le mancanze, i rimorsi, la tristezza, l'alcool.
Ed eccomi pronto per un altro viaggio, una partenza verso il ritorno a casa.
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