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Messaggio Da laretta il Dom 15 Set 2013, 12:15

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Ci sono dei momenti, nella vita, che vanno assolutamente sfruttati, perchè sono tanto intensi quanto fallaci e passeggeri. Sono quei momenti in cui senti, percepisci il leggero profumo di un'intuizione, che potrebbe anche avere le potenzialità per essere un colpo di genio. Hai, nella mente, la chiave del mondo, e devi solo esprimerla.
Paul era uno di quegli uomini, uno scrittore, che riescono ad esprimere queste intuizioni. Quella domenica stava appoggiato al muro adiacente alla tavola calda che frequentava da quando era bambino, fumava una sigaretta e pensava già al suo prossimo racconto breve. Aveva un contratto con il New Yorker, mica c'era da scherzare. Il suo ultimo racconto aveva avuto un buon successo, ma ci aveva rimuginato così tanto sopra... questioni stilistiche con l'editore, e quello che forse era il suo racconto preferito si era trasformato in un incubo.
Paul , quella mattina, cercava un'ispirazione. La piazza di fronte alla tavola calda era animata dall'alternanza tra luce e ombra dei portici e dei tetti e da tutte quelle persone che si godevano la città dopo una settimana di lavoro. Quella città era così dinamica...Paul amava quella vita. Tutti facevano sempre qualcosa, correvano di qua e di là, non c'era spazio per l'ozio. C'era spazio solo per la vita.
-Ehi, Joe, aspetta! Non saluti nemmeno una vecchia amica?- . Una giovane donna si avvicinò a Joe, il proprietario della tavola calda. Joe rimase interdetto per qualche secondo. Poi, un enorme sorriso si dipinse sul suo volto.
-Oh mio Dio, non ci posso credere! Eva! - e si strinsero in un forte abbraccio.
-Eh sì, sono proprio io!- .
Eva...Eva... pensava Paul, devo aver già sentito questo nome da qualche parte.
-Ma come stai? Non ci vediamo da una vita! -
-Io...bene, mi sono trasferita a San Francisco, per lavoro... ma niente può superare la mia vecchia New York!-
-E nemmeno la mia tavola calda, dillo!-
-Oh, lì il cibo fa davvero schifo!- e rise, di una risata cristallina.
Paul pensava che quella risata gli aveva subito riportato alla mente i luccichii dei raggi del sole sulle onde, oppure anche visti da sotto la superficie del mare. Eva era come una giornata di sole al mare, con un po' di brezza fresca, che ti fa sempre ritrovare un po' di pelle d'oca, ma che ti fa stare benissimo anche nelle ore più calde e soffocanti.
-Paul!- , lo chiamò Joe. -E vieni a salutare ! Non ricordi Eva?- . Lei lo guardò, stupita.
-...Tu sei Paul?- .
-Sì, sono io...ma...purtroppo...temo di non ricordare di preciso...-. Joe gli tirò uno spintone.
-Ma come, non ricordi? Da piccoli abitavate vicini, venivate sempre qui, sporchi come pochi...-
-Avevamo un debole per i motori, ricordi , Paul?- disse lei, con voce calda e fissandolo con due grandi occhi blu. La bocca era molto carnosa. Paul non potè non guardarla in viso per quel tanto che bastò a far scoccare una scintilla nel cuore e negli occhi di lei. Scintilla impercettibile a chiunque, ma non a Paul.
In un istante, ricordò. Spalancò gli occhi.
-Ah,ma certo! Andavamo sempre nella zona industriale abbandonata, vero?-
-Sì,esatto!- lei sorrise, e di nuovo quella adorabile risata. -Eh...ragazzi, mi dispiace davvero,ma devo scappare. Ripasso stasera,però!Scusate ancora...è un appuntamento di lavoro, importante davvero! Senti Paul, ti trovo sull'elenco del telefono?-
-Certo- , annuì lui, con un sorriso.
-Allora, ci sentiamo stasera, d'accordo? Dio mio, è stato davvero un piacere rivedervi, ragazzi. Ciao! A stasera!- .
-Ciao, bambolina!- le gridò dietro Joe, affettuoso, mentre lei, con le sue lunghe e snelle gambe, aveva già attraversato di corsa la strada, chiamando un taxi con un fischio. Quello si fermò subito, e subito ripartì. Paul fece appena in tempo a vedere un cenno di mano di Eva, e uno sguardo blu sensuale e profondo, svanito in un secondo nel traffico della Grande Mela.
Eva... la bimba maschiaccio che litigava con tutte le bambine della sua età, che era appassionata di motori... si sarebbe aspettato di tutto , ma non quell' overdose di femminilità.
Joe gli diede un paio di pacche sulla spalla. -Paul, spero per te che tu ci sia, stasera-.
-Come mancare?- . Joe rientrò nella tavola calda.
Lo scrittore si accese un'altra sigaretta. Dopo quell'incontro, la giornata sembrava perfetta. Anzi,lo era. Il sole splendeva, la brezza riprese a soffiare, e Paul poteva percepire meglio i chiacchiericci delle persone davanti alle vetrine, o ai tavoli dei bar. Un vagabondo suonava il sassofono in lontananza, e lo notò solo in quel momento.
Finendo la sua sigaretta, Paul si avviò verso il suo studio. Eva... quello che si definisce un soffio d'aria fresca. Una frizzante onda d'oceano sulla pelle accaldata dal sole.
Decise che Eva sarebbe stata quell'altra materia da romanzo che cercava.
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Re: New York

Messaggio Da nick mano fredda il Mar 17 Set 2013, 22:24

bello, a parte l'inizio che senbra un po' proietti: ci sono dei momenti nella vita, ah che momenti che sono quei momenti...
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Re: New York

Messaggio Da laretta il Mer 18 Set 2013, 22:08

nick mano fredda ha scritto:bello, a parte l'inizio che senbra un po' proietti: ci sono dei momenti nella vita, ah che momenti che sono quei momenti...
Laughing capito Laughing grazie della lettura, nick! Senti, ma ... non è che sei patito di paul newman, eh, con questo nickname, eh,nick dal newmaniano nickname??? cigaro vino gun 
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Re: New York

Messaggio Da nick mano fredda il Mer 18 Set 2013, 23:37

no, in realtà il motivo era un altro, lo spiegavo nella mia pagina dell'incipit di ioscrittore, di qualche anno fa ed era legata a ioscrittore, però non so se ci sono ancora gli incipit di ioscrittore qui dentro, sennò te lo spiego ma è un po' lungo, e il vecchio paul c'entra pochino
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Re: New York

Messaggio Da laretta il Gio 19 Set 2013, 11:17

Ah, okay , non sapevo Smile
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Re: New York

Messaggio Da nick mano fredda il Lun 23 Set 2013, 22:13

in due parole, visto che gli incipit di ioscrittore mi pare che sono spariti dal forum, nel film c'è il direttore del carcere con quella vocina irritante che spiega a tutti come devono comportarsi, e siccome chi organizzava ioscrittore, mi pare fosse spagnol, mandò una lettera, per me irritantissima, agli eliminati nella quale spiegava come ci si doveva comportare, cioè che bisognava tenere in grande considerazione i commenti ricevuti, alcuni dei quali erano delle vere bestialità, io me lo sono immaginato con la vocina irritante del direttore del carcere e quindi sono diventato automaticamente nick mano fredda
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Re: New York

Messaggio Da laretta il Mar 24 Set 2013, 19:19

Laughing bella storia Very Happy grazie della spiegazione, nick!! Very Happy
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Re: New York

Messaggio Da AndrewLaeddis il Mar 24 Set 2013, 22:18

Perché ambienti una storia negli Stati Uniti se non hai un'idea del modo in cui parlano gli americani. I dialoghi sono così 'italiani' da far venire la voglia di accartocciare il racconto e buttarlo. Peccato che è in digitale. Righe scipite che scricchiolano tra i denti come la sabbia.
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Messaggio Da laretta il Mer 25 Set 2013, 10:21

Com'è che potrebbero essere il dialoghi, per esempio? (Non è sarcastico, sono curiosa davvero; lo dico perchè un difetto della comunicazione "on line" è che non puoi dare un'intonazione precisa)
p.s.: grazie di aver letto Smile
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Re: New York

Messaggio Da nick mano fredda il Mer 25 Set 2013, 19:52

in effetti, andrew, che ci sono i dialoghi americani standard? salinger e tarantino hanno scritto tutti e due ottimi dialoghi ma completamente diversi
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Re: New York

Messaggio Da AndrewLaeddis il Mer 25 Set 2013, 20:49

Non ho detto che ci sono dialoghi standard. Ho detto che i dialoghi in questa storia stonano parecchio con l'ambientazione. Non sono in sintonia. Es. 'Ma come stai?' Quel 'ma' che ci sta a fare lì non lo so proprio. 'E vieni a salutare'. Quel 'e' è proprio necessario? 'Eh sì, sono proprio io'. Andiamo, questa frase è di un'ingenuità talmente odiosa. 'E nemmeno la mia tavola calda, dillo'. Di quel 'dillo' si potrebbe anche fare a meno. E nell'insieme la conversazione è troppo vaga e sbrigativa.
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Re: New York

Messaggio Da laretta il Mer 25 Set 2013, 21:10

I "ma" e gli "E" sono per dare l'idea che è un dialogo parlato. E poi, perchè "Eh sì,sono proprio io" dovrebbe essere ingenua?? E'...una semplice risposta, tutto qui!! Cosa avrebbe dovuto dire? "Sì, sono io" ?? Non mi sembra molto...naturale. Sarebbe costruito.
Il fatto che sia sbrigativo è voluto: ultimamente ne sto scrivendo molti così,ma è un effetto voluto. L'idea è: descrivere dei momenti di passaggio, dei piccoli segmenti dinamici nella lunga linea del tempo della vita, nei quali i narratori cambiano/maturano/riflettono... . Il fatto che siano momenti passeggeri mi porta ad usare uno stile fuggevole, che non descrive vicende definite e nette. Tutto è un divenire mutevole, e non sempre chiaro come il sole.
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