Giustizia innocente

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Giustizia innocente

Messaggio Da Il Sognatore Pazzo il Ven 13 Set 2013, 19:43

Mi chiamo Matteo Rinelli e ho nove anni.
Vivevo con la mia mamma e il mio papà su a Pescara. Poi il papà è morto, e la mamma ha detto che non potevamo più permetterci di pagare l’affitto, così siamo andati a vivere dalla zia Elvira. Anche la zia non aveva molti soldi, così la mamma si è trovata un lavoro. Però non ho ancora capito che lavoro fa. Quando glielo chiedo, dice sempre che va a “battere”. Non so bene cosa significhi, ma mi ricorda tanto quando eravamo a casa con papà e lei appendeva i panni fuori e li colpiva col battipanni. Mi faceva morire dalle risate. Forse è questo il suo nuovo lavoro: andare a battere i panni a casa degli altri. Mi piacerebbe tanto vederla all’opera, anche perché a casa di zia non lava più tanto spesso i panni.
Zia Elvira ultimamente non stava molto bene. Aveva preso una malattia che la mia mamma chiamava “sindrome di Lilly”; sì, così mi sembra che la chiamasse. Mi aveva ordinato di badare alla zia quando lei non c’era, ma devo ammettere che mi faceva un po’ paura: non era molto bella da vedere. Quando entravo in camera sua, la trovavo sul letto che si lamentava. Aveva tutta la pelle che si spellava e addosso le uscivano delle bolle gigantesche. Dopo un po’ ero costretto a scappare via, perché non ce la facevo più a guardarla.
Secondo me non aveva la sindrome di Lilly. In realtà pensavo che si stesse trasformando in un vampiro. I sintomi erano molto simili.
L’ho raccontato anche alla mamma, ma lei mi ha sgridato dicendo che dovevo smetterla di vedere quelle “cazzate” alla TV, perché mi “fottevano” il cervello.
Lo so che in TV trasmettono molte cazzate, ma ci sono anche tante cose vere. Io non sono stupido; lo so che Babbo Natale non esiste. Ma i vampiri invece sì, esistono eccome!
Per fortuna non tutti i vampiri sono cattivi. Ci sono anche vampiri buoni, e mia zia era una brava vampira. Lei non faceva del male a nessuno, ecco perché soffriva così tanto: aveva bisogno di sangue per sopravvivere, e visto che non ne beveva, diventava sempre più debole e brutta.
Un pomeriggio ho trovato un gatto morto in strada. Era stato sicuramente investito da una macchina, perché si vedevano i segni delle ruote. A quel punto mi è venuta un’idea: ho portato il gatto in casa, l’ho tagliato con un coltello e ho versato un po’ del suo sangue in un bicchiere. Mi ha fatto un pochettino schifo, ma ho pensato che era per il bene della zia, e perciò mi sono fatto coraggio.
Ho portato il sangue alla zia e le ho detto di bere. All’inizio non ne ha voluto sapere, poi quando le ho spiegato che era la sua medicina, ha vuotato il bicchiere tutto d’un fiato. Io ero felice, perché pensavo che la facesse sentire meglio, invece lei si è arrabbiata moltissimo, mi ha urlato contro e io mi sono spaventato e ho dovuto lasciarla da sola.
Ho pensato che il sangue animale non andava bene per lei. Forse avrebbe preferito il sangue fresco di una persona. Ma non potevo uccidere un essere umano! Non potevo fare questo!
Allora sono rimasto lì, a vederla peggiorare ogni giorno di più, senza poter fare nulla per aiutarla; e mi sono sentito male per questo.
Qualche giorno dopo, la mia mamma è andata in camera di zia e dopo pochi minuti hanno cominciato a litigare. Mi sono preoccupato, così sono entrato anch’io e ho visto zia Elvira dare uno schiaffo alla mamma e chiamarla “lurida puttana”.
Allora ho preso la mamma per mano e l’ho portata via da lì. Non volevo che zia Elvira le succhiasse il sangue. Era troppo tempo che non si nutriva, e stava diventando pericolosa. Stava diventando cattiva, come quei vampiri malvagi alla TV.
Ho capito che dovevo fare qualcosa e in fretta, se non volevo perdere anche la mamma. Lei era tutto ciò che mi rimaneva.
Sapevo che i vampiri odiano l’aglio, ma sapevo anche che a zia Elvira non faceva alcun effetto. Allora ho dovuto pensare a qualcos’altro. Ho preso un coltello d’argento dal cassettino della cucina e un martello dalla mensola degli attrezzi nel garage. Poi sono entrato in camera di zia in punta di piedi, mi sono assicurato che dormisse e… e le ho piantato il coltello dritto nel cuore. In quel momento ho avuto tantissima paura; l’ho vista spalancare gli occhi e fare una faccia orribile. È stato il momento più spaventoso della mia vita.
Ma poi tutto è finito per il meglio. Ho capito di aver fatto la cosa giusta, perché quella creatura non era più la mia cara zietta. Zia Elvira era già andata in cielo.
Adesso sono felice. Il mostro è finalmente morto e la mia mamma è salva!
Signor poliziotto, adesso posso tornare dalla mamma?
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