Racconto a Venezia

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Racconto a Venezia

Messaggio Da laretta il Ven 23 Ago 2013, 16:26

Quel giorno era lì, a Venezia, con la sorella e un'amica per una mostra su Manet. Al Palazzo Ducale, Jackie ammirava le due Veneri: quella d'Urbino del Tiziano, in prestito dagli Uffizi di Firenze, e l'Olimpia di Manet. Non poteva non scorrere lo sguardo prima su una e poi sull' altra e poi di nuovo da capo: non riusciva a capire quale le piacesse di più.
La Venere d'Urbino era ciò che di più dolce e innocente possa esistere in una giovane donna. Le curve sinuose del corpo, di un bianco marmoreo, giacevano su un nobile giaciglio, le dita sostenevano delicatamente un mazzolino di rose. Un cagnolino, simbolo di fedeltà, sonnecchiava accucciato ai suoi piedi, e l'orecchio era ornato da una perla, simbolo di purezza.
Osservandola, Jackie pensava che lo amava, lo amava con tutta la dolcezza che era racchiusa in quella tela. Pensava spesso a lui, soprattutto da quando era partito, e ricordava i momenti più dolci: le carezze, i baci, gli sguardi. Poi, la vista scorreva lungo la parete, e scontrava gli occhi duri e vissuti di Olimpia, prostituta il cui ventre era quasi muscoloso rispetto alla morbidezza dell'altro, il cui corpo era ornato eccessivamente, ai polsi e al collo e ai lobi, di nastrini. Sfacciata, e vera. Come lei. Lei, che avrebbe fatto l'amore con lui, con passione, senza se e senza ma, lei che si sarebbe data a lui come in un accoppiamento animale, senza poesia, anche in un povero letto come quello di Olimpia.
-Jackie, ci sei? Andiamo?Hai visto?- . La sorella interruppe i suoi pensieri. Jackie osservò per l'ultima volta le due meravigliose tele.
-Sì, ci sono. Andiamo. -.
Le ragazze uscirono dal Palazzo, e camminarono lungo i calli e i ponticelli della città. Faceva caldo, ed era piena di turisti ingombranti che si dilettavano a fare foto impedendo spesso alle tre ragazze di proseguire il cammino.
Ma non era tutta così: c'erano anche gli angolini dei gondolieri, le viette più strette abitate solo da fumatori in pausa seduti sul retro delle loro fumose cucine, i ponticelli che portavano a larghi spiazzi deserti e bianchi... . Era, Venezia, una città dalle numerose sfaccettature.
Giunsero in prossimità di un' importante chiesa, che Jackie aveva già visto.
-Allora noi andiamo a vederla, e ci vediamo qui fuori dopo, okay?- chiese Cat, l'amica.
-D'accordo, tanto io sto qui nei dintorni!- rispose Jackie. -A dopo!-. E Cat e la sorella di Jackie sparirono nel buio della cattedrale.
Jackie si voltò, e prese un piccolo calle. Una minuscola vietta di dipanava da quello. Jackie lo esplorò.
Era a senso unico, interrotto da una bassa ma larga scalinata. In cima si ergeva un portone. Sembrava di vetro, ma era alquanto sporco. Eppure, non doveva essere disabitato: all'interno, Jackie poteva riconoscere un'altra scalinata con un ulteriore ingresso laterale, ornato di tappeto rosso alla base e drappeggi di stoffa dorata sugli spigoli.
Spinse il portone ed entrò,piena di curiosità, salì le scale e osservò oltre l'ingresso decorato, anch'esso trasparente. E rimase stupefatta: quel luogo nascondeva un meraviglioso, lussuoso e ampio ristorante. Sulla destra, l'atrio era occupato da numerosi tavolini, rotondi ed accuratamente apparecchiati, circondati da sedie che sembravano troni, imbottite e con rifinimenti dorati sulle gambe. Il pavimento era completamente coperto da un sottile tappeto rosso.
E, sulla sinistra, una lunga e luminosissima vetrata si affacciava su una balconata, a sua volta sovrastante il Canal Grande.
Dopo aver mandato un sms alla sorella dicendole dove si trovava, volle godersi quel posto. Entrò, e, superata la vetrata, uscì sul balcone, accendendosi una sigaretta. La vista era splendida, l'acqua rifletteva brillante la luce del sole.
-Bello,eh?- chiese una voce dietro di lei. Si voltò: a parlare era stato un uomo anziano, seduto solo presso uno dei tavolini, affiancato solo da un elegante e giovane cameriere, il quale gli aveva portato un bicchiere con dentro qualcosa che sembrava essere vermouth.
-Molto, sì- rispose Jackie, sorridendo con lo sguardo basso. Con gli adulti non riusciva mai ad essere diretta e concisa: si chiudeva a riccio. Si voltò nuovamente verso il Canale, attraversato da barche di ogni colore e dimensione. Era una giornata molto briosa e trafficata. I gabbiani volavano allargando le ali e godendosi quella bella brezza.
-Sei un tipo introverso, ma si capisce che vali- , disse poi l'uomo. -Vedrai, in futuro tutti lo capiranno-. Jackie si voltò verso quello sconosciuto, non capendo se pensasse sul serio quelle parole o se la stesse semplicemente prendendo in giro. Ma il suo viso esprimeva saggezza e intelligenza. Si rivoltò verso il Canale.
Jackie non seppe mai se quell'uomo diceva sul serio, ma decise di crederci, e avrebbe ricordato quel momento per tutta la vita.
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Re: Racconto a Venezia

Messaggio Da nick mano fredda il Ven 23 Ago 2013, 19:16

"senza se e senza ma" no!! sta parlando d'amore, insomma non è ballarò!!

il resto bene
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Re: Racconto a Venezia

Messaggio Da laretta il Ven 23 Ago 2013, 20:15

Laughing okay , allora ... " con passione, con ardore, lei che..." andrebbe meglio??
Grazie di aver letto comunque!! Very Happy
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Re: Racconto a Venezia

Messaggio Da nick mano fredda il Sab 24 Ago 2013, 09:07

senza inibizioni?
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Re: Racconto a Venezia

Messaggio Da Sall il Sab 24 Ago 2013, 10:30

Allora, l'inizio è un po' confuso, se è uno stralcio di qualcosa ci possono stare tanti dettagli e descrizioni (i quadri, il tipo di cui poi non si parla più...) se invece il racconto è finito lo trovo sbilanciato.
laretta ha scritto:
i calli e i ponticelli della città
laretta ha scritto:Jackie si voltò, e prese un piccolo calle.
Le calli! (femminile!) I calli vengono solo quando ci cammini troppo sopra Very Happy
laretta ha scritto:
Era, Venezia, una città dalle numerose sfaccettature.
Qui ci toglierei una virgola e articolo, mi suona pesante come frase, opterei per un "Era Venezia, città dalle numerose sfaccettature." (anche se la trovo un po' naïf dato che tutte queste sfaccettature non sono molto sviluppate!)
laretta ha scritto:
con dentro qualcosa che sembrava essere vermouth
Se vuoi essere precisa con la tipologia di liquore dovresti almeno specificarne il colore! Vermouth bianco o rosso? Very Happy

Un'ultima cosa che non mi ha convinto è la parte dove entra nel ristorante per fumare. Cioè un po' inverosimile come cosa!

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Re: Racconto a Venezia

Messaggio Da laretta il Sab 24 Ago 2013, 17:22

In realtà, il racconto ... è finito Embarassed volevo essere più evocativa che narrativa, descrivere più un'atmosfera che una vicenda precisa...due momenti di riflessione.
Per la frase " Era Venezia, città dalle numerose sfaccettature" , in effetti è un po' meglio Smile
Chiedo umilmente scusa per LE calli Laughing
E... in effetti la vicenda è un po' inverosimile poichè proviene da un sogno che ho fatto (a parte la mostra, a cui ho assistito veramente ) drunken quindi voleva un po' esserlo Wink
Infine, in effetti potevo descrivere meglio le varie "sfaccettature", in effetti .. .
Thanks for the reading!!! Very Happy
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Re: Racconto a Venezia

Messaggio Da laretta il Sab 24 Ago 2013, 17:23

P.s.: scusate per le almeno duemila "in effetti" Very Happy
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