prologo di un racconto ancora senza titolo-parte seconda:la Nausea-corretto

 :: Vetrina Autori :: Opere :: Laretta

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso

prologo di un racconto ancora senza titolo-parte seconda:la Nausea-corretto

Messaggio Da laretta il Lun 03 Dic 2012, 14:39

(ma si può modificare direttamente senza dover fare "nuovo"?? )

La mattina mi recavo a scuola. Uscivo di casa alle sette,e tornavo verso l’una e mezza.
Quando entravo in classe, c’era un’atmosfera assopita, soprattutto d’inverno:è odioso svegliarsi presto per andare a frequentare una delle scuole più difficili ed esigenti della città.
Il giorno che più detestavo era il lunedì: era quello con più materie scientifiche; e la cosa preoccupante era che io avevo scelto di frequentare il liceo scientifico.
Da dove era nata quella scelta? Ripensandoci a posteriori, davvero non mi viene in mente nulla. Magari ero ubriaco:ho sempre amato il nero d’Avola.
Comunque, senza sviare da ciò che voglio raccontare, la prima ora del lunedì era dedicata all’inglese. Ecco, inglese mi piaceva molto, la letteratura più che la lingua in sè e per sè.
La professoressa entrava, a passo svelto, sempre allegra e sorridente, e per questo la invidiavo tantissimo. Come faceva a sorridere, con degli alunni apatici come i miei compagni di classe? Ogni volta che faceva una domanda, nessuno rispondeva se non io.
Ecco le principali categorie della mia classe. La mia compagna di banco non evitava di rispondere perchè timida o paurosa di non sapere le cose, no; lei non le diceva perchè voleva tenersele per sè, non voleva che altre persone le rubassero le idee. Quando uno studente diceva qualcosa di intelligente, non venuto in mente prima a lei,un’espressione arcigna e invidiosa si dipingeva sul suo volto; quasi odio.Per non parlare dei suoi discorsi, sempre molto interessanti e di ampio respiro:
-Oh, stamattina il pullman è passato in ritardo di tre minuti, e questo non va bene!-
-Ma dai, ogni volta che io dico qualcosa, nessuno mi sente, mentre se lo dicono gli altri, tutti a lodarlo...che cani!-
-Permesso,PERMESSO!- (strattone da campione di pesi massimi) –devo andare a lavarmi le mani!- (??)
-Metti il numero delle pagine!- segnando sui MIEI appunti i SUOI numeri.
Di conseguenza, all’intervallo cercavo un’altra compagnia. Mi avvicinavo quindi ad un gruppetto, tra i banchi in fondo all’aula. Era un grappolo, un agglomerato di ragazze, intorno ad un nucleo comune:un’altra ragazza, in lacrime, disperata.
-Io...- singhiozzava, -io...non ce la faccio...è terribile...non riesco ad andare avanti così...come faccio adesso?COME FACCIO?- .
Alchè io, preoccupato, ogni volta ci cascavo e chiedevo che cosa fosse successo di così terribile. E la tremenda risposta era:
-Ha preso cinque e mezzo nella verifica- .
Io non capivo proprio questa cosa, considerando che nessuno di noi era un operaio costretto a lavorare in miniera tutto il giorno per una paga da schifo, o un bambino dell’Africa in pericolo di vita per disidratazione.
Poi, veniva l’ora di matematica e fisica.
-Eh, ragazzi-,sbuffando,- io adesso vi ho spiegato questa cosa; ora, vi faccio un esempio, UNO, e poi ve li fate da soli gli esercizi!Mica posso star qui a ripetervi tutto sempre, eh!-
-Ora, scriviamo... mamma mia, che brutto questo gesso, non si cancella!...va bhe... io, sono per i tablet, ma qui i rappresentanti d’istituto si mettono a fare le arringhe ciceroniane per il gesso che fa schifo e vogliono altro “gesso migliore”...e va bhe, ognuno lotta per quello che vuole- , con aria accigliata.(In effetti, quell’anno avevo lasciato scheda bianca).
-Eh, allora, ma che domanda è, ragazzi, dai! Ma svegliatevi! SVEGLIATEVI! Ma cosa vuol dire chiedere perchè il moto degli elettroni di conduzione hanno un verso al posto di un altro? E’ ovvio, ora, se non capite questo, vi rimando il terza!- .
E il discorso non finiva qui.
E il discorso avveniva cinque giorni su sette.
Infine, filosofia: non vi è mai successo di avere l’impressione che il tempo si dilati, che le lancette dell’orologio scorrano più lentamente del previsto? Beh, a me succedeva.
-Quindi, secondo Hegel, la quantità e la qualità nella logica dell’essenza sono contrapposte, ma questa contrapposizione è superata dalla misura. Perchè questo, quindi? Perchè nella logica dell’essenza...eh...nella...logica dell’essenza,appunto, hegeliana... eh... sì, di Hegel, la qualità e la quantità non sono più contrapposte grazie alla misura. Fa quindi, Hegel, l’esempio dell’acqua...eh...del passaggio di stato, perchè, appunto, la quantità e la qualità dipendono l’una dall’altra, e ciò grazie alla misura...leggiamo adesso il testo, che tratta proprio di questo:è tratto dalla logica dell’essenza e dice, appunto, che qualità e quantità sono dipendenti l’una dall’altra grazie alla misura!- .
Una maniaca dell’ordine e bisognosa di attenzioni, un’ipocrita, una frustrata e il Proust del secondo millennio.
Tornavo a casa ,malato.


avatar
laretta
Inchiostro Verde
Inchiostro Verde

Messaggi : 504
Età : 22

Vedi il profilo dell'utente

Tornare in alto Andare in basso

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto


 :: Vetrina Autori :: Opere :: Laretta

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum