prologo di un racconto (ancora senza titolo)

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prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da laretta il Dom 02 Dic 2012, 12:32

Quando conobbi Lawrence, ero arrivato ad un punto cruciale della mia vita.
Sono nato a Los Angeles,in California; viziato,servito e riverito da quel momento esatto (appena sono venuto al mondo, infatti, mio nonno ha modificato il proprio testamento solo per me, concedendomi cifre molto alte e una barca: nessuno ancora sa cosa se ne fa un neonato di una barca, ma lui me la concesse, e per questo lo ringrazio, anche se non era necessario cambiare il proprio testamento solo per me. Il giorno dopo è passato a miglior vita, e devo essermi sentito in colpa nel mio subconscio: questo amaro in bocca ce l’ ho ancora adesso, a distanza di quarant’anni).
Ho frequentato sempre scuole private, e mi sono distinto, all’università, nel tennis agonistico soprattutto grazie alle risorse economiche di famiglia, senza le quali non avrei potuto imparare a giocare, e quindi diventare campione nazionale (e di nuovo, il rimorso testamentario del vecchio,che era l’origine delle risorse economiche di tutta la famiglia, non solo della mia barca e della mia “mancia”).
Finora non c’è motivo per cui io mi sarei dovuto trasferire a Londra, abbandonando quell’ambiente. E in effetti non fu per questi motivi:non voglio fare il tipico falso e ipocrita moralista che dice di detestare le ville, le feste in piscina e le vacanze di lusso perché sono immorali e bla bla bla; anzi, ogni tanto mi mancano quei particolari, che,lasciando il loro imprinting, hanno segnato per sempre la mia indole:pigrizia,narcisismo si ripresentano quotidianamente, e resterebbero se non ci fosse Lawrence.
No,no, il motivo è un altro;per arrivarci occorre qualche parola in più riguardo alla mia adolescenza.
Quando ero piccolo, la famiglia si riuniva per i pranzi. La sala in cui ciò avveniva era enorme, con un altissimo soffitto e ampie finestre; al centro, una lunga tavola perennemente imbandita.
Dunque, ecco a cosa assistevano i miei innocenti occhi tutti i santi giorni: mio padre era seduto sulla sinistra, sul lato lungo. Guardava il telegiornale, mentre mangiava, con i gomiti sul tavolo.
Per lui, quello era un momento molto importante, come tutti i pasti;ma non perché era l’ora di nutrirsi (non era grasso). Lui, infatti, era nato in campagna;di conseguenza era stato rigidamente educato a precise regole di carattere socio-familiare: a mezzogiorno, tutti a tavola, la madre cucina per tutti, ad ogni giorno della settimana corrispondono precise portate di colazione, pranzo e cena, a tavola ci si riuniva tutti insieme; cose così. E questa enorme influenza non terminò nemmeno dopo il matrimonio: la mamma era di città, un po’ più innovativa,ecco,un po’ più progressista;per questo non seguiva mai il menù quotidiano della suocera.
Tutto questo aveva la conseguenza di causare una qual certa espressione, di disappunto, di contrarietà, ma una contrarietà dimessa, non aggressiva, sul viso del papà quando, ad esempio, un giovedì veniva servita la pizza per cena, e non il riso, o se un lunedì c’era pollo e non pastina. Quindi, ogni mattina, pomeriggio e sera, il papà, con viso contrito, assisteva allo scorrere del notiziario sullo schermo della tv, senza alcun ulteriore commento.
“Che amarezza”, pensava.
La mamma sedeva a capotavola o di fronte al papà. (“Ecco, un’altra regola violata:perché cambiare i posti a tavola se sono fissi?”, si leggeva nello sguardo del pater familias). Era fissata sulla linea: diceva sempre “Ma guardate, come sono gonfia!Come sono vecchia, vecchia!”, e nulla di tutto ciò era fondato;pranzava, cenava, faceva colazione quasi sempre con la stessa cosa, quindi: caffelatte. Oppure, giusto per dare uno strappo alla regola, un’insalata per cena (già più raro).
Comunque, nella maggior parte dei casi era per il caffelatte. Si sedeva, e introduceva una conversazione:
-Ah, guardate:solo l’idea di dover correggere i compiti...mi viene la nausea, d’accordo?Mi viene DA VOMITARE- . Ci teneva a sottolineare le parole “da vomitare”; talvolta le sillabava anche, per dare più enfasi. Faceva infatti la professoressa alle scuole superiori (“Fare la mantenuta?Nemmeno morta!Siamo nel ventunesimo secolo!”);io personalmente non avevo mai conosciuto i suoi studenti, ma mi bastava la descrizione che ne dava lei:
-Sono delle bestie, d’accordo? Degli animali allo stato brado! Si mangiano ‘sti paninozzi con la cotoletta alle dieci del mattino; sempre lì a ruminare! Mah, guardate... questa società... è UNO SFACELO!- concludeva apocalitticamente, passandosi le mani sul viso. (E,ovviamente, enfatizzando l’intonazione della voce su “uno sfacelo!”).
Poi si alzava, perché il caffelatte nel microonde stava quasi per evaporare; prendeva la tazza e si risiedeva a mangiare.
Si accorgeva che lo zucchero mancava in tavola; si rialzava, quindi, lo andava a prendere, e si risiedeva.
-Oh, cavoli!- . Aveva infatti dimenticato il cucchiaino; si alzava, lo andava a prendere, e si risiedeva.
Mentre compiva la sua ginnastica mattutina, però, picchiava un dito del piede contro uno degli zoccoletti del muro rotti dalla donna delle pulizie.
Apoteosi.
-Ahia!Ahia, c*@#o! Ma vaffa$&%^o! Sono stufa, stufa! Io me ne vado! Me ne vado! Non sono mica la vostra serva! Ma chi me lo fa fare? Basta, basta, basta:mi sono stufata, c+*§o!-.
Sbuffando, nervosa, se ne andava in camera da letto, abbandonando il povero caffelatte, che rimaneva lì, solo, sul tavolo, senza nessuno che se ne curasse. “Mi fa evaporare, e poi mi dimentica pure”, pensava.
“Ecco, ora non fa nemmeno colazione:tanto vale che mangio da solo!” pensava, contemporaneamente alla tazza, il papà, con aria contrita.
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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da laretta il Dom 02 Dic 2012, 13:00

sappiatemi dire come vi sembra!!
Accetto critiche costruttive (ma non troppo offensive Laughing ) e, ovviamente, anche i complimenti Very Happy
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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da Tararà il Dom 02 Dic 2012, 13:29

Direi che ci sono alcuni punti carini su cui si potrebbe sviluppare qualcosa di interessante. Tuttavia, penso che potresti migliorare l'izio del racconto: le prime 17 righe non mi piacciono tanto... ti dico questo perché mi sembra ci sia una certa asimmetria tra la prima parte del testo e la seconda, che a mio avviso è quella più carina.
Non so dove va a parare la tua storia, ma io - se la dinamica del racconto lo consente -, inizierei direttamente dalla seconda parte del testo, dove si dice come il ragazzino vedeva la propria famiglia.

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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da laretta il Dom 02 Dic 2012, 13:40

sì, in realtà volevo poi collegare la seconda parte al motivo per cui il narratore decide di trasferirsi a Londra e incontra l'altro personaggio; in effetti è un po' inconcluso... volevo pensarci bene prima di proseguire: per cercare una precisa direzione...
ma che faccio, la "pubblico" la continuazione (sempre se ci arriverò ovviamente Very Happy )?
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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da Tararà il Dom 02 Dic 2012, 13:49

Io ti consiglierei di capire bene quale storia vuoi raccontare. Una volta chiarito questo punto, ti consiglierei di concetrarti sullo stile narrativo che vuoi seguire, decidendo, per esempio, se raccontare in prima persona o in terza o, magari, se sovrappore diversi piani narrativi tra prima e terza persona eccetera.

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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da Tararà il Dom 02 Dic 2012, 13:50

Dopo aver fatto ciò, pubblicala.

Ovviamente è solo il mio consiglio. Smile

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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da wererabbit78 il Dom 02 Dic 2012, 14:04

Concordo con Tararà. La seconda parte del testo è dinamica, cattura l'attenzione e spinge a continuare la lettura.
Ci sono spunti interessanti, alcuni personaggi sono ben caratterizzati (la mamma nevrotica è fantastica!).
Anche secondo me la seconda parte è un buon inizio di storia. Le cose che spieghi nella prima parte, forse, le potresti far emergere in seguito; è bello quando le informazioni si colgono dal contesto.
Il tutto, in conclusione, secondo me promette bene!
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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da laretta il Dom 02 Dic 2012, 14:48

grazie !! Very Happy proseguirò Very Happy
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Re: prologo di un racconto (ancora senza titolo)

Messaggio Da laretta il Dom 02 Dic 2012, 14:59

per wererappit78 : pensa che mia mamma è così veramente!!! Very Happy
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