Contest 2 - Dipinto e Racconti

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Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Sall il Sab 24 Nov 2012, 12:10

Racconta un quadro


Contest 2


Racconti



Essendo un esercizio di scrittura, cerchiamo di lasciare libertà ai partecipanti. Niente regolamento, mi limito a dare tre suggerimenti:

  1. Cerchiamo di raccontare il nostro personaggio senza interferire troppo sugli altri. Si possono fare riferimenti agli altri personaggi del quadro ma il pensiero dev'essere personale e soggettivo, un'ipotesi; in questo modo ognuno è libero di scrivere senza nessun paletto messo da chi lo precede nella pubblicazione del racconto.
  2. Sempre per evitare incongruenze evidenti tra i racconti, cerchiamo di non essere troppo specifici sul contesto esterno e generale.
  3. Se vogliamo incastrare il nostro racconto a un altro (o altri) già scritto, siamo liberi di farlo; in questo caso possiamo utilizzare le informazioni già scritte per osservazioni di carattere "oggettivo".


Se mi verrà in mente altro aggiornerò la lista dei suggerimenti, buona scrittura! Very Happy



Ultima modifica di Sall il Mer 28 Nov 2012, 21:37, modificato 2 volte (Motivazione : Aggiornamento immagine)

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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Reles il Sab 24 Nov 2012, 22:52

Occhi su di me

«Oh cielo! Neanche un mese e già fa il cascamorto con un'altra...» mormorai.
Che destino dannato il nostro. Donne; deboli e così tremendamente sentimentali. Innamorate della stessa polpa dell'amore, di quel frutto afrodisiaco che ci annebbia i sensi lasciandoci in balia dell'autodistruzione.
Che schifo.
«Che tu sia maledetto!» mormorai, guardandolo mentre si protendeva verso un calice al solo scopo di sfiorarle la mano.
E lei che fa? Sorride! Bella lei che non sa in quale inferno la sta conducendo quel demonio!
Tanto meglio per me! No? Una bella liberazione!
E allora perché me la prendo tanto?
Distolsi lo sguardo da quel vomitevole quadretto e cercai sfogo nel paesaggio che si allargava oltre il parapetto, sotto quelle morbide tende che sbattevano contro il vento senza alcuna raffinatezza.
Per un po’ rimasi a osservare le cime dei cipressi danzare al seguito di una melodia distorta, contornati da un cielo pestilenziale ricco di farfalle putride… una lucentezza troppo spudorata per essere contenuta in un cuore malato.
Osservai i presenti. Mi sentii partecipe di una recita non mia, di un atto crudele in cui la feccia dell’aristocrazia sfoggiava ricche vesti, tutti immersi in dialoghi spicci. Come cercavano di darsi un tono quelle signore, e qui ricchi proprietari terrieri in cerca di sbocchi intellettuali che infine trovavano nei fondi di una bottiglia di Barbera.
I passeri che balzavano sotto i tavoli in una silenziosa lotta per le briciole mi fecero sorridere. Noi umani non siamo da meno, e per giunta siamo anche meno eleganti... Oh cielo, quanto sono cittadina!
Sapevo che non dovevo venirci, sapevo che lui ci sarebbe venuto, e ho in ogni caso deciso di accettare il compromesso col mio cuore infranto. Bah poco male, ho con me le pillole del dottore. Contro… come l’ha chiamata? Depressione? Oh, ma io non sono per nulla depressa, anzi, vedo tutto con fin troppa chiarezza!
Che strana idea mi è appena balzata alla mente!
Se stramazzassi a terra, tra rantoli disgustosi e lamenti primordiali, forse lui tornerà ad osservarmi. Forse per un momento, per un fugace istante, lui si pentirà di avermi lasciata! E verrà al mio capezzale guardando me, solo me, tra i piatti rotti e le grida dei presenti per afferrarmi la mano e dirmi: "Oh cara Sara, che stolto sono stato! Non morire e io rimedierò al mio errore. Ti amerò e ti corteggerò per sempre."
Sì! Già pregustavo il suo tormento.
Afferrai la piccola custodia d'argento dalla borsetta e n’estrassi tutte le pillole insieme, lasciandole rotolare malamente sulla tovaglia.
«Aspetta...» sussurrai «Non deve vedermi nessuno»
Nascosi le piccole pillole rosee sotto il tovagliolo e mi guardai intorno. Li scrutai uno ad uno con estremo cinismo. Erano tutti presi a festeggiare, tranne lei. Quella bellissima signora al parapetto. Chissà a cosa starà pensando... Sembra persa. Forse sta immaginandosi quanto sia dolce il mio uomo! Zoccola! Tutti sanno che le donne amano l'uomo misterioso perché la parte mancante alla loro conoscenza viene riempita dall'idealizzazione romantica, quell'idillio totalmente artefatto che ti promette felicità.
Ah, ma adesso guardalo bene! Guardalo mentre mi viene incontro sommesso dai singhiozzi mesti di un detestabile perfetto uomo da amare.
Quando nessuno mi notò, strinsi nel palmo le pillole nascoste dal drappo leggero e le infilai in bocca con un gesto rapido. Santo cielo, per poco una non mi andava per traverso! Ma poco importa, adesso tu mi vedrai. Sì! Finalmente tutti sapranno quanto mi ami!
Presi il bicchiere ricolmo d’acqua cristallina con mai tremendamente eccitate e tremuli. Ingoiai quei meravigliosi frammenti di speranza con gusto. Erano amari, come l'amore.
Il dolore cominciò lento a farsi largo nel ventre. Acuto, anticipava l’arrivo della primavera come l’ultima nevicata. Ma io non smisi di osservarlo, neppure per un istante, il mio indomito fiore, il mio arcangelo della morte.
«Guardami!»
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da wererabbit78 il Mer 28 Nov 2012, 11:34

Il misfatto

Il ragazzo continuava a ripetersi che non avrebbe mai voluto farlo. Sapeva di essere una brava persona; se avesse avuto una scelta, le cose sarebbero andate diversamente.
Una parte di lui attendeva comunque di vedere quel che sarebbe successo. Il fatto era compiuto e non poteva annullarlo, questo lo sapeva. Ma ciò non gli impediva di coltivare un ambiguo sentimento, un miscuglio di rimorso e di curiosità verso le conseguenze del suo gesto.
Perciò anziché fuggire, come avrebbe fatto chiunque altro si trovasse nelle sue condizioni, il ragazzo restava nei pressi del parco. Passava da un tavolo all’altro, mescolandosi nei gruppetti che conversavano, unendosi ai cori di chi levava i calici e intonava strofe di buon auspicio per gli sposi novelli.
Qualcosa in lui doveva apparire fuori posto, stonato. Gli altri invitati se ne accorgevano subito; se si univa ad una conversazione, nessuno ascoltava veramente ciò che aveva da dire; se si intrufolava in un capannello, ben presto questo si scioglieva, per tornare a riunirsi altrove, dopo averlo escluso.
Naturalmente nessuno poteva sapere, ma nel suo intimo si faceva strada la convinzione che tutti sospettassero, che qualcuno avesse intuito il suo segreto prima del tempo.
Attanagliato da questo dubbio, il ragazzo indugiava sul luogo del misfatto, cercando conferme in ogni gesto apparentemente casuale dei convenuti.
Se qualcuno rifiutava del vino, o si allontanava improvvisamente dal banco delle libagioni, e nel farlo incrociava casualmente il suo sguardo, ne concludeva immediatamente di essere stato scoperto. Seguiva con trepidazione l’ignaro ospite, osservando dove si stesse dirigendo, nel timore di vederlo dar l'allarme al padrone di casa, o al mastro di tavola.
Il panico gli serrava il petto, la vista si annebbiava, mentre lui si sentiva sul punto di crollare, di tradirsi definitivamente.
Ma poi quello si fermava a parlare con una bella ragazza, o con uno dei marinai che si concedevano una pausa dal servizio sul traghetto. E allora una gioia insensata lo invadeva, fugando il timore di un attimo prima. Si sentiva al sicuro, l’angoscia cedeva il posto all’euforia, e il suo piano gli sembrava perfetto e infallibile.
Trascorse così buona parte del pomeriggio.
La festa era molto ben riuscita, la conversazione vivace, il cibo eccellente.
Gli sposi comparivano qua e là, deliziando i convenuti con il loro aspetto radioso. Lei era bellissima, notò il ragazzo con qualcosa di più che una punta d’invidia e desiderio.
Tutti si servivano abbondantemente e il vino scorreva a fiumi. Soprattutto il pregiato rosso di Borgogna.
Il padre della sposa, il Decano della facoltà di chimica, ne andava particolarmente fiero. Girava per i padiglioni con una bottiglia del suo vino ricercato, offrendo a tutti un assaggio del prezioso nettare. Per le nozze della figlia aveva tirato fuori le perle della propria cantina, rinomata in tutto il Paese.
Successe all'improvviso, non se ne accorse quasi nessuno. Ma il ragazzo lo vide, eccome. Si era appostato proprio nel punto giusto.
Una giovane donna, che si stava intrattenendo in conversazione con un distinto signore, portò distrattamente alle labbra un calice colmo di vino, e ne sorbì un piccolo sorso.
Il ragazzo lesse sul suo viso di lei il disappunto e la sorpresa. La giovane donna abbassò il calice, ci guardò dentro ed emise un gridolino di spavento.
"Ma... Come?" Gettò via il contenuto del bicchiere, che cadde a terra con uno scroscio e un tintinnio metallico.
Il ragazzo si guardò intorno. Stava succedendo in tutto il parco.
Ciascuno guardava nel proprio bicchiere, i camerieri sollevavano le bottiglie, esaminandole perplessi in controluce. I domestici corsero alla cantina, ne uscirono pallidi. Il padre della sposa fu avvertito, anche se gli bastava guardar la bottiglia che portava orgogliosamente in trionfo.
Il vino era mutato.
La sua essenza era svanita, lasciando al suo posto della chiara e trasparente acqua di fonte. Ed in fondo ad ogni calice, ad ogni bottiglia, ad ogni tino si era formata una piccola perla rossa. Un'inutile sassolino scarlatto dove si era sedimentata la misteriosa magia che faceva la differenza fra l'umile acqua ed il nobile frutto della vite.
Ce l'aveva fatta. L'esperimento aveva funzionato.
Il ragazzo finalmente si decise ad allontanarsi dalla festa. Godersi la sua vendetta non gli interessava granché. Gli bastava sapere che la sua formula funzionava.
Trasformare il vino in acqua.
Certo, non c'era nessuna utilità pratica. Ma bastava a dimostrare la sua grandezza come chimico.
Il Decano ora stava urlando, se la prendeva con il maestro di tavola. Ma lui non c'entrava, il ragazzo lo sapeva. Era lui solo il responsabile.
Non gli piaceva quel che aveva fatto, ma non c’era stato un altro modo di parlare con quell’arrogante barone. Se l’era cercata.
Era stato facile intrufolarsi fra la folla dei lavoratori il giorno prima del rinfresco, e aggiungere la sua formula al grande tino preparato per il banchetto.
Ora avrebbe dovuto solo scrivere al Decano, dichiarare la propria responsabilità per l'accaduto, ed essere finalmente riconosciuto per quel che era. Un genio.
Quel pallone gonfiato! Un'altra volta ci avrebbe pensato due volte prima di bocciarlo all'esame di chimica, insultandolo davanti a mezza facoltà.
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Preludio

Messaggio Da annamaria il Gio 29 Nov 2012, 09:41


Preludio


Oggi 5 agosto 1881 posso dichiarare che sono stato in buona parte testimone di quel che mi accingo a narrare. Per quanto riguarda il luogo devo dirvi che siamo in un noto ristorante impiantato su un barcone, chiamato Maison Fournaise e ancorato all'isola di Chatou nella Senna. In questi anni la moda del canottaggio attira numerosi parigini, in particolar modo numerosi pittori impressionisti, tanto è vero che già da qualche tempo l'isola di Chatou viene chiamata dalla gente del posto "Isola degli Impressionisti". Manet, Caillebotte, Renoir, sono gli habitué e dipingono spesso i paesaggi del lungo Senna e i personaggi della Maison Fournaise . Sono in molti a seguire il loro esempio e oggi sui barconi e lungo le rive si possono contare all'opera parecchi pittori.
Per chi non mi conoscesse io sono Stéphane Mallarmé, sapete sono un poeta forse rammenterete "Il pomeriggio di un fauno" (L'après-midi d'un faune):
... no, ma l'anima
vuota di parole e questo corpo pesante
tardi soccombono all'altero silenzio del meriggio:
presto bisogna dormire nell'oblio dell'empietà,
sulla sabbia assetata giacente e come mi piace
aprire la bocca al possente astro dei vini!...


Sono amico di tanti pittori che in questi giorni vengono definiti impressionnistes, perché come suole dire il mio buon amico e grande pittore Edouard Manet: je juge sur mes premieres impressions.
Io lo so, Edouard non copia la natura così come si vede, semplifica tutto e tutto è come riassunto nei toni più chiari, i colori più vivi, le cromie più vicine.
Ci conoscemmo nell'inverno del 1873 e facemmo presto amicizia perché condividiamo lo stesso piacere per la conversazione, suvvia permettetemi di non essere falsamente modesto, anche perché entrambi emaniamo un fascino aristocratico che ci rende invisi agli altri anche se noi pativamo e patiamo l'incomprensione del pubblico e della critica sia per i colpi di pennello di Edouard, sia per i miei colpi di penna.
Da otto anni vedo tutti i giorni Edouard, uscendo dal liceo dove insegno lingua e letteratura inglese, vado a trovare il mio amico pittore nel suo studio di Rue de Saint Pétersbourg, vi ho conosciuto moltissimi artisti e con tutti son divenuto amico, ecco perché oggi sono qui.
Auguste Renoir, il bell'Auguste, il più famoso pittore di Francia, mi ha chiesto di partecipare, mi vuole come amico e poeta. Auguste è il pittore più rappresentativo del nostro tempo. Io sarò un personaggio di quel dipinto che sarà il suo capolavoro, almeno così pensa e dice.
Ha tratto e riprodotto i caratteri essenziali del mio volto. Il dipinto avrà un ben preciso nome: Le dejeuner des canotiers, vuole fare rivivere le domeniche spensierate dei canottieri, sempre pronti a far festa dopo una passeggiata sulla Senna con le loro joles.
D'altronde ho ben capito che Auguste ama tutte le manifestazioni di una vita semplice e giocosa. Mi ha raccontato che per dipingere questa tela si è dovuto stabilire a Chatou per un paio di mesi. Dopo avergli permesso di trarre le mie espressioni più incisive sono tornato a trovarlo per diverse domeniche a vedere come cresce il quadro. Mi sono reso conto che, uno alla volta, inserisce dei personaggi ... un pò particolari... infatti ecco quel bel musino tondo di Aline, la sua fidanzata, altro giorno vidi tra i soggetti dipinti la figlia del titolare della pensione dove soggiornava lui stesso e da certe smorfiette e carezzine compresi che..., altro giorno ancora vidi persino la dolce e bella Nanà, la courtisane, anche lei splendida protagonista del dipinto, oggi vi è pure la figlia dell'oste della Maison Fournaise, bisogna esser ciechi a non voler vedere i sorrisetti e gli occhiolini che la ragazzotta lancia al bell'Auguste, lui come distrattamente col dorso del dito le sfiora quel che del seno della ragazza affiora dalla camicetta...
Sapete, ai nostri giorni le belle courtisanes come Nanà fanno volentieri da modelle ai pittori loro clienti, indubbiamente Auguste avrà goduto dei suoi favori e l'avrà avuta anche come modella. Queste giovani donne, un pò modelle e un pò courtisanes, oltre a diversi amanti hanno un protettore ufficiale, il solo ad avere il privilegio di assistere al rituale della toilette della sua protetta.
Il buon Edouard con il consueto umorismo aveva ritratto la bella Nanà che faceva toilette sotto l'occhio puntuto di un vecchio baffuto, chiaramente il finanziatore e protettore di tanta beltà.
Io avevo assistito a qualche seduta di quel dipinto e rammento molto bene il capino della fanciulla tra il tondo e l'ovale ed il naso piccolo ma con la punta all'insù, la sua camicetta di pizzo trasparente sul bel seno roseo, un corpetto lucido di un colore grigio pieno di laccetti, un culetto tondo tondo e messo ben in vista (che poi il mio amico Verlaine ebbe a chiamare: " natiche gloriose"), ed era quel culetto un pò sporgente a richiamar pizzichi e robuste carezze, aveva ancora dei mutandoni bianchi merlettati subito dopo il ginocchio e poi i polpacci carnosi coperti da calze celestine ricamate con fiorellini blu, per arrivare a delle caviglie così sottili da non farti capire per quale miracolo di equilibrio si regga in piedi quell'incantevole ma solido corpicino di bella femmina. Sullo sfondo ecco un complice divano di velluto rosso e uno specchio su uno snello treppiede, ah, dimenticavo: la bella Nanà l'ultima volta che la vidi in posa per il ritratto aveva un piccolo piumino per cospargersi il visino di cipria, lo sguardo birichino e un sorriso scanzonato nel guardare il pittore e .. me ... che assistevo seduto accanto a Edouard.
Nanà sei affascinante, seducente, quasi commovente. Spero proprio che il nostro buon amico Emile Zola si decida a fare di te il personaggio di uno dei suoi romanzi come ha promesso.

E bravo Auguste! Ti godi la vita con quattro belle figliole, ti fai rallegrare le notti tra le lenzuola da tutte e quattro (spero una ad una) e non perdi occasione di ritrarle tutte assieme, bravo! Un piccolo harem su una tela, di donne e colori!
Che faccia tosta hai!
Ahimè, me meschino io ho una moglie soltanto e una figlia da educare, da buon professore d'inglese devo dimenticare d'essere poeta tendenzialmente scapestrato e tenermi una donna sola. Pazienza, anche se una goccina d'invidia ... caro il mio Auguste...

Vorrò vedere come mi dipingerà Auguste tra tutti i canottieri, oggi con me c'era il ricchissimo pittore Gustave Caillebotte, sarà inserito in primo piano a quel che ho ascoltato, mi è sorto un dubbio: che sia lui a pagare le spese di Renoir per questi due mesi di permanenza a Chatou?
In verità Edouard, sapete Edouard Manet di cui vi ho parlato prima, mi fece nell'autunno del 1876 un bellissimo ritratto che poi mi ha regalato. Avevo allora trentaquattro anni, venni dipinto in posa sull'elegante sofà dello studio di Edouard con in mano uno dei miei amati ed inseparabili sigari, mi ritrasse con lo sguardo assente, come se fossi immerso nei miei pensieri. Ebbi sotto la mano dei fogli bianchi come se fossi stato sul punto di mettermi a scrivere. Sullo sfondo c'era una bellissima tappezzeria raffinata che ricordava le stampe giapponesi che Edouard ama tanto. Io non posso che rendere un omaggio appassionato al dipinto, credo che rappresenti qualcosa di eccezionale nella storia dell'arte e della letteratura. Infatti ho letto una bellissima critica da uno sconosciuto giornalista : Questo quadro è la testimonianza di due spiriti geniali. L'energia del volto, la finezza che definisce contorno e forma segnano una vittoria autentica dell'arte.
Son curioso di vedere cosa mi combinerà il buon Auguste Renoir, mi ha detto che mi pone a recitare i miei versi per sbalordire qualcuno.
Io se proprio devo sbalordire degli interlocutori non ho che da raccontare la lettera che mi ha mandato in questi giorni l'amico Paul Verlaine, mi annunzia la composizione di un'antologia che tratterrà i versi di miei e di altri pochi poeti ci sarà anche lui, il capo della "banda Verlaine".
Sapete amici miei, Verlaine ha scritto che la "banda" segnerà la storia della poesia occidentale. Ci ha chiamati Poeti maledetti ma avrebbe dovuto dire Poeti Assoluti per l'immaginazione, assoluti nell'espressione.
I miei ascoltatori nel sentir parlare di Poeti maledetti si tureranno le orecchie e certamente cambieranno discorso.
La tua pittura carissimo Renoir raffigura una gioiosa festa e capisco che "Le dejuner des canotiers" è la tua splendida risposta a "Le dejeuner sur l'erbe" del nostro amico Edouard Manet e allo scandalo della donna nuda che mangiava con uomini vestiti di tutto punto. Le tue donnine son tutte carine, sorridenti e ben vestite di mille colori più che vivaci. Credo che con l'allegria spensierata dei tuoi personaggi coloratissimi, dai valida risposta alla seriosa compostezza di chi compare nel dipinto di Claude Monet: vi è raffigurata una donna del tutto seria e seriosamente vestita in una radura durante un picnic con altre persone. Dipinto che ha voluto chiamare anche lui "Le déjeuner sur l'herbe".
Sarò curioso di vedere come potrà il bell'Auguste dare le mie parole all'immagine che dipingerà, mi ha detto che si leggeranno sul mio volto ... vedremo ...

Devo confessare che non meno curioso sono di ascoltare il sognato poema sinfonico che Claude Debussy comporrà come " Prélude à l'après-midi d'un faune", [/i] sui miei versi del poema omonimo, per lo meno ha già un titolo, questo è un impegno, una promessa.
Quando lo autorizzai a musicare il mio poema il giovanotto rideva e mi ha detto che il "suo" poema sinfonico sarà una specie di prototipo dell'impressionismo musicale.
Bene, quest'impressionismo che nato è in pittura, ha allungato i suoi bellissimi tentacoli su noi poeti dell'assoluto e sembra voglia ben presto occupare i piani alti della musica francese. Bravo Debussy!



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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Capitan Sbudella il Ven 30 Nov 2012, 15:09

Pucci-Pucci

Penserete che io sia il personaggio più inutile di tutta la tavolata, giusto? E invece no. Lasciate che vi spieghi: uomini ben vestiti e belle dame ... tutti fanfaroni. Che poi non ho capito se sono i primi a girare attorno alle altre o il contrario. Parlano, parlano ... bevono liquidi puzzolenti e carne cotta troppo condita.
Per noi, diamine, è tutto più semplice, per conoscersi basta un'annusata. Facile, no?
Ma la vedete la mia padrona? Pucci-Pucci, mi chiama. Pucci 'sto paio di peli! Se sapesse che ho appena finito di annusare il culo a Poldo il bassotto!
Perchè si ostini a portarmi a queste stupide feste resta un mistero, io invece vorrei solo scorrazzare su quel bel prato che ho adocchiato venendo qui.
Di nuovo quel Pucci-Pucci-tesorino ... se viene più vicino le mordo il naso.
Ma stavamo dicendo? Ah sì, la vita di noi cani saerbbe tanto semplice se i nostri umani ci considerassero esseri viventi invece di bambole da vestire e imbellettare.
Lasciami ... e lasciami! Mi voglio grattare la schiena poi magari faccio una corsa sotto al tavolo abbaiando come un matto e spavento gli uccellini che stanno beccando le briciole. Oh, questa sì che è una grande idea! Venite anche voi?
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"Immortale"

Messaggio Da Anna Sugar il Lun 03 Dic 2012, 10:45

Immortale


Non ero certa di voler partecipare oggi a questo incontro, ma quando mi hanno detto che ci sarebbero stati tutti…non ho resistito; a dire il vero il fatto che tra questi “tutti” ci sarebbe stato anche lui, ha contribuito non poco alla mia decisione di parteciparvi.
Di lui ho letto ogni cosa, anzi divorata, dai suoi racconti alle sue dense poesie, liriche che parlano di lui, di ciò in cui crede, di ciò che ama…spera, ricorda e in esse mi sono persa e ritrovata, sono annegata e risalita a galla…insomma, l’empatia con la sua mente, la sua anima e il suo cuore, è completa e perfetta…solo che…lui non lo sa.

Cominciai a leggerlo quasi per caso, un mio collega aveva una copia di un suo libro e me lo feci prestare, ne rimasi folgorata! Da allora mi misi alla ricerca di ogni suo scritto e quando m’imbattei nelle sue poesie, fui persa…oh quanto le amo e di conseguenza amo lui, ma non nel senso in cui potreste credere, io amo il suo “cervello” che è quello che produce le sue opere, tanto che vorrei aprirgli la testa e…baciarglielo…
Amo le sue mani, che vergano tremanti per l’emozione ogni singola sillaba di ogni singola parola che si fa acqua di sorgente, fresca e corroborante per tutti quelli come me…narratori;
sì, perché anch’io lo sono, una narratrice intendo, no di certo della sua altezza e maestria…no, no…lui “è” il narratore, lui “è” il poeta, io sono solo una narratrice piccola, piccola, piccola…così piccola da sentirmi una misera formichina insignificante ora qui di fronte a lui.

Lo guardo estasiata mentre declama una delle sue poesie, ha voluto acconsentire alla mia richiesta, quando, emozionatissima mi sono avvicinata a lui e ho detto:
- buongiorno…ho appena finito di leggere uno dei suoi libri, volevo dirle solo…grazie -
Lui si gira, molto lentamente facendo leva con una mano su una sua coscia, poiché in quel momento si trovava a “contemplare” una signorina piuttosto avvenente seduta di fronte a lui, si sistema il cappello e mi osserva; dapprima con sguardo incuriosito poi aggrotta le sopracciglia e mi dice:
- ma prego! Però, potrei sapere qual è il motivo di questi ringraziamenti? Non mi pare di conoscerla, oppure non rammento... della qual cosa mi scuso –
- La ringrazio per l’emozione provata nel leggerla, la ringrazio per avermi fatto capire che non sono sola a navigare nella melma odorosa dell’anima, la ringrazio per avermi fatto piangere, commuovere, la ringrazio per ogni vocale e consonante che lei ha sistemato sul talamo dei ricordi…e per molte altre cose che ora…sono bloccate qui in gola, trattenute dalle vene che mi percorrono e che sento…stiano per scoppiare per l’emozione –

L’artista sembra rabbuiarsi in volto, quasi se ne dispiace di quello che ha sentito, poi il suo viso pare essere attraversato da mille pensieri, mille ricordi…forse sono stata troppo invadente, forse l’ho infastidito.
Io sono qui, poggiata al parapetto di questa veranda, in una splendida giornata di sole, dopo un pranzo piacevole, circondata da intellettuali e artiste, cercando di farmi accettare da loro e assorbendo, bevendo, inalando tutto ciò che possa alimentare la mia conoscenza, di cui sono sempre avida…sono qui in contemplazione di chi ammiro e cullata dalla sua voce calda e forte, eppure…ora, mi sento una stupida e l’unica cosa che vorrei e non aver mai fatto ciò che ho appena fatto.

Improvvisamente non vedo e non sento che lui, quando comincia a parlarmi come se mi conoscesse da sempre, mi spiega che è lui che ringrazia me per ciò che gli ho appena rivelato, che è questo il motivo per cui scrive per raggiungere altre anime, per comunicare e farsi capire e che quando ciò accade è una magia…
Una magia, sì, ora qui tutto è magia; lui che prende il mio quaderno azzurro e ne scorre le pagine, ora le mie piccole bimbe, le mie poesie sono nei suoi occhi, le mie parole attraversano il suo cuore e ogni volta che termina di leggerne una, solleva lo sguardo che inchioda nel mio, è uno sguardo che parla ed io lo “sento” anche se lui non profferisce parola alcuna.
Poi, alla lettura di una poesia, la vedo…è lì, che fa capolino nell’angolo sinistro del suo occhio, una stilla, piccola ma tenace che par non volersi arrendere alla gravità aggrappata com’è alle sue ciglia;
la piccola stilla alfine però, si arrende e si lascia andare, trovando fine al suo precipitare sull’ultima lettera dell’ultima parola della mia poesia, poesia che lui stava leggendo e quella “o” si allarga a dismisura, diventando dapprima una macchia senza senso ma poi assume una forma distinta, che, con grande stupore, sia io sia lui ammiriamo.

La “o” dell’ultima parola della mia poesia…la “o” di addio è divenuta una farfalla sulle cui ali da allora vola e continuerà a volare la mia fantasia e la mia penna rossa…sperando che il mio narrare sia di giovamento e di compagnia e che raggiunga almeno uno di voi…almeno uno;

Ciò mi renderà immortale.

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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da charlierobinson il Mar 04 Dic 2012, 00:15

Fuori programma

Lo sapevo! Non ci dovevo venire.
L'anno scorso avevo giurato che non ci avrei più messo piede. E invece eccomi di nuovo qui come un pesce fuor d'acqua, a questa deliziosa festa campestre, tra bifolchi in canottiera e donnette da quattro soldi. Il fatto è che in questo "ridente paesino", come lo definisce Madame Dubois nelle sue lettere - certo, lei vive a Parigi e trascorre qui solo la villeggiatura estiva - ecco, in questo buco sperduto della Francia, se ti perdi la festa campestre di primavera, perdi anche l'unica occasione di indossare un abito decente. E io adoro la moda...adoro i vestiti eleganti, i cappellini estrosi e i nastri di seta colorati.
La sola volta che sono stata a Parigi, ospite di Madame Dubois, - oh...dovreste vedere la sua casa parigina...un sogno! - ho potuto sbizzarrirmi e dare prova del mio buon gusto in fatto di abbigliamento.
Ogni sera era in programma qualcosa: un ricevimento a casa di qualche personaggio illustre, uno spettacolo a teatro o una riunione al circolo del bridge di cui Madame Dubois è una delle più assidue frequentatrici. Non ho mai conosciuto una donna più mondana di lei. D'altra parte, si trova in una condizione privilegiata; vedova e con grandi ricchezze: libera e indipendente.
Nessuno mai, critica o mette in discussione il suo comportamento, anche se audace; sono tolleranti con lei perché sanno che verranno ripagati dalla sua riconoscenza e generosità. E non vogliono correre certo il rischio di essere esclusi dal suo salotto, che è uno dei più rinomati di Parigi.
Ecco, io vorrei diventare esattamente come Madame Dubois. E un giorno ci riuscirò.
Per il prossimo autunno mi ha rinnovato l'invito a Parigi. E' la mia grande occasione, forse anche l'ultima. Quest'anno ho compiuto già venticinque anni e, se continuo a fare la difficile, rischio di rimanere zitella; sì perché le occasioni non mi sono di certo mancate. Ma sono sempre tutti così giovani...così volgarmente bellocci! Io ne voglio uno più maturo - ci siamo capiti - magari nobile, ma soprattutto molto molto ricco.
L'amore! Non ci ho mai fatto conto, forse non esiste neppure! E in ogni caso lo lascio volentieri alle ragazzotte romantiche, alle sempliciotte di campagna, quelle che arrossiscono come papaveri appena un uomo le guarda. Non fa per me.
Ho imparato molto da Madame Dubois; lei non arrossisce di certo, anzi qualche volta fa arrossire gli altri con le sue battute piccanti; beh, io purtroppo le battute non posso ancora farle, almeno finché non sarò accasata; sarei considerata sfrontata. Ma un comportamento distaccato e un po' superiore, quello sì, da creare quel leggero senso di disagio in chi ti rivolge la parola.
Sto già preparando il guardaroba per Parigi; ogni giorno devo andare a provare dalla sarta. Oh è faticoso lo ammetto, ma è un supplizio a cui mi sottopongo volentieri.
Oggi è stata un po' una prova generale; il vestito e il cappellino che indosso sono davvero troppo per una festa paesana, ma non ho saputo resistere. Era da tanto tempo che non mi mettevo in ghingheri. Spero solo che nessuno mi rovesci addosso qualcosa. Sono tutti così rozzi qui! Vero grazioso cagnolino? Tu sei l'unico che merita la mia considerazione.
E poi, in questo gazebo minuscolo, siamo così addossati l'uno all'altro che non riusciamo quasi a muoverci! Tutti incastrati ai nostri posti come sardine. Vergognoso!
No, è l'ultima volta che ci vengo, giuro.
Un gran chiasso e cibo scadente, ecco cos'è la festa di primavera. Devo scriverlo a Madame Dubois, anzi farò di meglio: il prossimo anno la inviterò a partecipare e l'accompagnerò solo per il gusto di vedere la sua faccia. Tanto a quell'epoca sarò già diventata una parigina autentica, proprio come lei.
E questo tipo che si avvicina da dove è sbucato? Non l'ho mai visto prima.

"Scusate il mio ardire mademoiselle, ma sono rimasto abbagliato dalla Vostra bellezza; non ho potuto fare a meno di avvicinarmi per fare la Vostra conoscenza"
"Oh...beh...ma..."
"Vi ho fatta arrossire, perdonatemi...sono stato importuno"

Arrossire io!? No...non è possibile! Madame Dubois...aiuto!! Questo non era in programma!

charlierobinson
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Giuseppe De Micheli il Ven 07 Dic 2012, 17:31

La Grande Guerra non si farà

Sono completamente fuori posto qui, in tight e cilindro di primo pomeriggio, al Circolo di Canottaggio. Sembro uno che ha sbagliato l'indirizzo del matrimonio. Ma le istruzioni erano state chiarissime: “Devi essere riconoscibile senza incertezze: tight, farfallino, cilindro e Le Figaro del giorno”. Riconoscibilissimo lo sono: gli uomini sono tutti in abito sportivo, qualcuno addirittura in maglietta, i più formali portano cappelli a cupola e giacca, ma predominano i panama e i cardigan.
In più ho Le Figaro, il giornale del J'accuse di Èmile Zola sull'affaire Dreyfus. Deve essere un sottile umorista quello che ha scelto di gestire la consegna alla Germania del riservatissimo documento dell' État-Major de l'Armèe, il Plan XVII, nascondendolo proprio in questo quotidiano!
Dovrò solo appoggiarlo per un attimo da qualche parte. Quando lo riprenderò non sarà più lo stesso: invece del piano conterrà un foglietto con un numero, quello di un conto cifrato su una banca svizzera.
Perché io sono una spia, e questo sarà il mio ultimo colpo. Poi un viaggio sull'Oriente Express fino a Istanbul, con sosta a Ginevra per incassare il malloppo, e subito dopo, via, su mezzi locali, a dorso di cammello ove necessario, per non lasciare tracce, via, fino all'estremo oriente, dove godrò in pace il meritato riposo.
Ma chi sarà, fra questi baldi canottieri e belle dame, il mio contatto? Chi effettuerà lo scambio di giornale?
Il cicaleccio che mi circonda è fastidioso, quasi come il silenzio della cella. Tre giorni (o quattro, o cinque?) con le luci perennemente accese, nessun rumore nemmeno accostando le orecchie alle pareti. Non potete immaginare la sofferenza del silenzio assoluto: porta alla pazzia. Nemmeno quando si apriva lo spioncino si udiva il minimo cigolio. Mi spiavano ogni cinque minuti, dodici volte all'ora, duecentottantotto volte in un giorno. Non ero mai riuscito a vedere gli occhi di chi mi osservava, per via del vetro riflettente che copriva l'apertura. Dapprincipio gli avevo fatto le boccacce, urlato improperi, mostrato il deretano, ma mi ero presto stufato di quei giochini puerili e mi ero rifugiato in una rassegnata passività. Pensavo solo a quello che mi attendeva: la ghigliottina, la fucilazione nella schiena o la deportazione a vita alla Cayenne. Due volte al giorno ricevevo i pasti e il bugliolo vuoto attraverso uno sportello a carosello, che serviva anche a riconsegnare l'usato. Senza mai vedere né udire nessuno.
Qui, al ristorante La Fournaise, a Chatou, le donne sono molto graziose nei loro abiti primaverili da picnic, con i cappellini da spiaggia a parasole e le mani nude. Solo una è in abito scuro, porta un cappellino elegante da passeggio e indossa dei guanti. Potrebbe essere lei il mio contatto? Difficile: è in continua, confidenziale conversazione con uno o con l'altro; è assediata, direi. No, con tutti quegli spasimanti addosso, uno le tiene addirittura una mano sulla vita, non riuscirebbe mai a fare lo scambio. E poi, suvvia, le donne non usano andarsene in giro con un giornale sottobraccio.
Mi avvicino al tavolo: è ingombro di vivande e bevande, di bottiglie, di bicchieri e anche di resti della colazione. Le sedie attorno sono tutte occupate, è impossibile posarvi il giornale. Mi verso un bicchiere di beaujolais che centellino guardandomi attorno. Buono, ma sento ancora in bocca il sapore del sale che mi rovina il piacere del vino. Riuscirò mai a liberarmi di questo residuo gusto salmastro?
Il quarto (quinto, sesto?) giorno mi avevano portato nella sala dell'interrogatorio: luce fortissima puntata in faccia e voci che mi facevano domande su domande, reiteratamente, spesso la stessa a intervalli di pochi minuti, oppure di ore. E sete, bramosa sete. La lampada accecava e faceva sudare, ghigliottina, fucilazione e Cayenne mi ballavano davanti agli occhi. Comparivano caraffe d'acqua, fredde, stillanti condensa, e mani che le afferravano, riempivano bicchieri e sparivano dal cono di luce. Poi riapparivano per posarli, vuoti, sul tavolo. E schiocchi di lingua, soddisfatti. A me niente. Imploravo. Finalmente mi offrirono una caraffa, colma, scintillante sotto quella luce, e un bicchiere. Ma l'acqua era salata. Mai provato a calmare la sete col cloruro di sodio? Allora non potete capire: l'arsura ti obbliga a bere, il sale ti aumenta la smania, e tu bevi, bevi fino alla pazzia. Confessai per sfinimento e per bisogno di acqua dolce. Spiattellai tutto: che informazioni avevo passato ai tedeschi, come mi avevano adescato, chi erano gli agenti con cui mi collegavo.
Chi mi contatterà oggi? Studio tutti i presenti fingendo di osservare il lavoro del pittore che da un angolo della terrazza sta ritraendo la scena. Come farà, con tutto il movimento che c'è, a fissare l'atteggiamento delle persone da riportare sul quadro? Vedo che sulla tela ha già completato le parti fisse, il tavolo imbandito, la ringhiera, il tendone, e ha buttato macchie di giallo e verde per delineare la vegetazione che farà da sfondo alla colazione. Su fogli da disegno schizza a carboncino i volti e l'abbigliamento dei presenti. Poi posiziona quelle traccie in varie combinazioni sulla tela. Appena ha preso una decisione delinea con pochissimi tratti di colore le figure nella posizione voluta. Credo che finirà il lavoro nel suo studio, più tardi, magari invitando le persone stesse a posare nel suo atelier. Non mi interessa come farà, né se il quadro sarà una crosta o un capolavoro, ho ben altre preoccupazioni in mente, io.
In quella mezz'ora di osservazione dall'angolo del pittore non riesco a identificare il mio uomo. “ Continuo a ripetermi le istruzioni dell'agente di collegamento: “Non preoccuparti,è lui che deve individuare te. Tu lascia il giornale da qualche parte, per un attimo. Quando lo riprenderai...”
Istintivamente mi tocco la tasca dove tengo il congedo dall'esercito e il passaporto. Il leggero gonfiore che sento mi rincuora. Ma l'ansia mi divora. Vedo un giovane con un cappellino rotondo appoggiato di schiena alla ringhiera. E' solo, non parla con nessuno. Decido che è il mio uomo, mi avvicino. Per un attimo mi guarda, ma non mi mette a fuoco, mi trapassa come se non mi vedesse. Appoggio la mano col giornale sulla ringhiera. Non è abbastanza larga da poterlo abbandonare senza rischiare di farlo cadere dabbasso. Mi prende il panico.
Temo che possa accadere ancora come al mio primo arresto. Una mano si era appoggiata sul mio braccio con una stretta leggera ma eloquente, a tentar di scappare sarebbe diventata una morsa, mentre una voce mi aveva sussurrato all'orecchio: “Seguimi senza discutere, non fare storie e tutto finirà bene. Sappiamo che hai in tasca i disegni dell'otturatore del nuovo pezzo da campagna. Devi solo dirci a chi li dovresti consegnare”.
Dopo l'interrogatorio mi dissetarono con acqua dolce, dolcissima. Tanta acqua. Mi riportarono in cella e mi addormentai di sasso. Non ricordo quante volte mi svegliai per la pressione alla vescica. Pisciavo, bevevo (mi avevano lasciato tante brocche d' acqua in cella, grazie, grazie, ringraziavo mentalmente), mi riaddormentavo, sognavo una ghigliottina che calava, una pallottola che mi inseguiva, un ceppo alle caviglie.
Mi svegliò definitivamente, con una leggera scossa al braccio, un colonnello. L'abitudine mi fece scattare in piedi sull'attenti. “Riposo, capitano” mi disse il colonnello sorridendo, invitandomi con un gesto e un sorriso ad accomodarmi a un tavolino che un attendente stava apparecchiando. “Adesso facciamo colazione assieme, con comodo, e parleremo di affari”.
Questi affari sono presto detti. Il colonnello mi proponeva di passare ai tedeschi nientemeno che il Plan XVII, un falso Plan XVII, ovviamente.
“Gli venda questo piano fasullo, si faccia pagare bene e sparisca dalla circolazione.” Mi versava bicchieri di acqua, pura, limpida, fresca. “Faccia un favore alla Patria, almeno uno. Se i tedeschi crederanno a queste false direttive, attueranno senza modifiche il loro piano Schlieffen e noi li colpiremo sul fianco mentre attraversano il Belgio, li infilzeremo come una forchetta trafigge i wurstel.”
Annuii.
"I tuoi contatti li terremo d'occhio ma non li arresteremo, per ora. Prima devi far avere loro questo documento."
Mi consegnò il fascicolo con il falso piano, il passaporto e il congedo dall'Esercito, e fui libero.
Appoggio Le Figaro, ben ripiegato per il lungo, sulla ringhiera. Guardo ostentatamente il giovanotto col cappellino rotondo. Nessuna reazione da parte sua, ma sento che mi sfila il giornale da sotto la mano, poi un rumore di carta che cade sull'impiantito. Mi chino a raccogliere Le Figaro e mi accorgo subito, dallo spessore, che non contiene più il fascicolo del piano. Sul margine del frontespizio c'è una lunga serie di cifre scritte a matita. Lo scambio è andato a buon fine.
I tedeschi ora sanno che noi sappiamo! Perché io ho passato a loro il vero Plan XVII. Come capitano di Stato Maggiore della V armata ero stato incaricato della pianificazione delle manovre estive, quindi potevo consultarlo per allenare adeguatamente l'armata. L'avevo trattenuto mentre simulavo di rimetterlo nella cassaforte, e l'avevo fotografato pagina per pagina, nottetempo. Ero riuscito a non rivelare la cosa sia durante gli interrogatori che nella colazione col colonnello.
Forse il silenzio e la sete mi hanno reso veramente pazzo. Ma a me sembra che il mio pensiero sia perfettamente lucido e razionale: i tedeschi non sono fessi, e ora che sanno che noi sappiamo, non oseranno lanciarsi da est a ovest attraverso il Belgio per aggirarci, perché la nostra V armata, proiettata da sud verso nord, infilzerebbe le loro colonne, come una forchetta trafigge i wurstel. Dal Trasimeno in poi non si è mai verificato che colonne in marcia, attaccate di fianco, siano riuscite a scamparla. Rinunceranno ad attaccarci.
La Grande Guerra Europea quindi non ci sarà, questi bei giovanotti in panama e canotta non moriranno nel fango delle Champagne o delle Fiandre, queste belle donne non piangeranno i loro fidanzati, mariti e figli caduti per la patria.
Questa belle epoque non finirà.
E sarà tutto merito mio.

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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Aghata il Ven 14 Dic 2012, 19:05


Vita su tela


Ho l'impressione che il tempo non passi mai, è sempre giorno, anzi forse la notte non l'ho mai vista . Come posso avere la nozione della notte se non l'ho mai vista? Da chi ho ricevuto l'idea della notte? Mi sembra di essere seduto qui a riflettere da oltre un secolo e, a pensarci bene, non sto neanche tanto comodo. Si potrebbe supporre che star seduti all'aria aperta in compagnia di amici belli e giovani per l'eternità sia piacevole, ma non è così.
Mi scorre la vita nelle vene, pulsa a gran velocità, ho un istinto irrefrenabile di alzarmi eppure sono bloccato qui. Non so quale forza superiore mi trattenga, mi sento paralizzato, il mio corpo è inchiodato a questa sedia, ma la mia mente viaggia, oh se viaggia! La mia mente vaga sul suo corpo e sul suo volto, sono il fulcro dei miei pensieri; è come se dal 1880 non vedessi altro, non so perché ho pensato al 1880, era una data tanto per dire, insomma per me il tempo è relativo. Il suo sguardo fiero che scruta lontano è la ragione della mia esistenza, mi sembra di essere nato per guardarlo. La medesima forza che mi trattiene ancorato a questa sedia mi spinge a perdermi nel suo volto, a desiderarlo. Non ho scampo, sono un predestinato, sono nato per amarlo e non averlo, per contemplarlo come si fa con un dio. Se potessi mi alzerei, balzerei sul tavolo e come un felino si avventa sulla preda e la riduce in brandelli, con la stessa frenetica ingordigia, io lo bacerei. Sì, lo bacerei, impunemente, qui, davanti a tutti, davanti a tutti questi bei borghesi. Sarebbe uno scandalo, sarebbe ferro fuso e fuoco scintillante, tutto nelle mie vene.
Fremo, vorrei gridare, ma la mia bocca è serrata, ho questo stupido sorriso dipinto sulle labbra e non riesco ad assumere un'altra espressione, devo sorridere anche quando vorrei piangere. A volte mi chiedo chi mi abbia creato, chi potrebbe essere così perverso da creare un'anima viva in un corpo immobile; solo un Re nero, un monarca dal cuore ridotto ad un frammento di carboncino, potrebbe fare un tale abominio. Mi chiedo se colui che mi ha creato abbia instillato in me un po' di se stesso, se così fosse, il mio amore irrequieto e sconveniente, sarebbe in parte anche il suo? Se il soffio del suo essere è penetrato in me mentre mi dava vita, se i suoi occhi e la sua mano hanno cooperato per darmi forma, per regalarmi la luce che mi pervade e mi sostanzia, allora l'amore che io provo per l'uomo poggiato alla ringhiera, proviene anch'esso da chi mi ha dato vita? È un amore che scelgo o mi è stato imposto come questa mia posizione?
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da laretta il Ven 14 Dic 2012, 19:28

Aghata, che originale!! Mi piace molto, ha anche dei concetti filosofici mica da poco! rendeer
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da SimonaSalvatore il Mer 06 Mar 2013, 14:01

“Dipinti e Racconti” è un’iniziativa meritevole!

Ho letto tre racconti del presente "Contest 2", quali “Pucci – Pucci” – “Occhi su di me” – “Vita su tela”, e non posso far a meno di fare i miei complimenti a

- CAPITAN SBUDELLA per la leggerezza del suo racconto. Piacevole ascoltare il punto di vista del cagnolino che nel “rimproverare” l’umano rivendica la propria identità di cane.

- RELES: per la sua gradevole scrittura che addolcisce delicatamente il tema del suicidio, dell’ossessione, dell’abbadono e dell’illusione che il racconto tratta.

- AGHATA: per l’idea e per come ha saputo svilupparla!
Espressioni quali: “Se potessi mi alzerei, balzerei sul tavolo e come un felino si avventa sulla preda e la riduce in brandelli, con la stessa frenetica ingordigia, io lo bacerei.” e “sarebbe ferro fuso e fuoco scintillante, tutto nelle mie vene.”: sono immagini che mi sono piaciute molto!


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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Aspide il Mer 06 Mar 2013, 17:25

Bisogna ripprendere anche questo forum. Troppo abbandonato.
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Capitan Sbudella il Gio 07 Mar 2013, 11:33

E' abbandonato perchè gli scrittori sono volubili, nella sezione del concorso invece sgomitavamo. un consiglio (non richiesto, e quindi lascia il tempo che trova): scrivete per migliorarvi, non solo per essere pubblicati Mad
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Capitan Sbudella il Gio 07 Mar 2013, 11:35

A Simona: grazie, sono contenta ti sia piaciuto Razz
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Giuseppe De Micheli il Gio 07 Mar 2013, 12:33

Capitan Sbudella ha scritto:E' abbandonato perchè gli scrittori sono volubili, nella sezione del concorso invece sgomitavamo. un consiglio (non richiesto, e quindi lascia il tempo che trova): scrivete per migliorarvi, non solo per essere pubblicati Mad

Parole sante, sbudellatore. Speriamo che entrino nelle viscere degli autori come la tua lama.
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Aspide il Gio 07 Mar 2013, 14:14

Hai ragione, sbudellatore. Ho scritto un post. Mi sono ammazzata per finire il romanzo (sulle monache del mio horror corto) e ho dovuto scegliere cosa fare. Ho lavoro, famiglia e "diario di scuola"- Cercherò di essere più attiva e presente. mea culpa.
PS) Giuseppe, non è che mi faresti leggere "Il roveto?"
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Capitan Sbudella il Ven 08 Mar 2013, 11:27

Aspide, dicevo in generale, non è che ce l'avessi con te pirat
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Aspide il Ven 08 Mar 2013, 13:43

Capitan Sbudella ha scritto:Aspide, dicevo in generale, non è che ce l'avessi con te pirat

Lo so, non ti preoccupare
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Aghata il Sab 23 Mar 2013, 12:37

Tutti coloro che non hanno scritto il racconto stanno facendo offendere Renoir, metterà il broncio e tutte le volte che andrete a vedere una sua mostra le immagini dipinte vi faranno vedere solo le schiene!
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Aspide il Sab 23 Mar 2013, 12:59

Hai ragione Agatha. Mi cospargo il capo di cenere
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da lauramegali il Sab 23 Mar 2013, 13:02

E se qualcuno lo ha scritto e non lo mostra proprio per non offendere Renoir?
Potrebbe essere il mio caso...
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Re: Contest 2 - Dipinto e Racconti

Messaggio Da Aspide il Sab 23 Mar 2013, 13:04

Laaura... Smile
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