"Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

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"Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da Anna Sugar il Mar 31 Lug 2012, 12:22

(dipinto di Gaetano Valentino "tartaruga e gatto" su sua gentile concessione)

"Sebastiano e Scupidù"


- Non ne posso più, ancora lui! –
Urlò stizzito Andrea saltando letteralmente dalla sdraio, lo fece talmente tanto forte che i grilli, sino allora tappeto sonoro a quel dolce far niente, si zittirono repentinamente all’ unisono.
Durante le languide e lunghe sere d’ estate, Andrea e sua moglie, erano soliti rilassarsi in veranda a godere del fresco, tanto agognato durante i meriggi assolati e afosi, tipici delle terre del sud; e così, quel poltrire languido, per lui, era sentito quasi come una ricompensa per il corpo e per la mente; sì, perché faceva talmente tanto caldo, che nemmeno si riusciva a pensare nelle ore in cui erano il sole a farla da padrone, con i suoi raggi che avvolgono e asfissiano, tanto che a volte, guardando all’insù, si ritrovava a pensare “ E baste mò”!
Quell’ urlo era rivolto a lui, Sebastiano, eterno nemico del suo riposo e del suo giardino, Sebastiano che, puntuale come la marea, intorno a mezzanotte, s’ intrufolava circospetto e silenzioso, (come solo i gatti sanno fare), nel suo giardino.

Sebastiano, è il gatto della sua vicina, Sebastiano, ma che razza di nome da affibbiare a un gatto, diceva sempre Andrea.
Anche se i gatti, si sa, sono animali liberi e richiamarli, spesso, non produce il risultato sperato, quel nome lo trovava troppo lungo per sortire l’ effetto desiderato.
Spesso, Andrea, esasperato dalle inopportune visite del felino, se ne era lamentato con la sua padrona o proprietaria, che dir si voglia, ma questa, sempre, gli aveva risposto con uno scrollar di spalle, uno sbuffo e la solita affermazione.
- che ci vuol fare, sono animali, agiscono per istinto –
- Ah, sì? e perché quel gatto, aveva sempre “ l’ istinto” di fare la pipì nel suo giardino e, per colmo, di entrare nella sua cucina a rubacchiare del cibo? Perché non lo faceva a casa sua? –

Così, anche quella notte, l’ ennesimo infradito destro, di Andrea, conobbe l’ ebbrezza del volo radente, ma volò sbagliando per l’ ennesima volta il bersaglio.
Il mattino dopo, era lunedì e sia Andrea sia Elena, sua moglie, dovettero recarsi al lavoro, non prima d’ aver lasciato per terra in giardino, al solito posto, due belle grandi foglie di lattuga e della frutta per Scupidù, la loro tartaruga, fedele compagna da tanti di quegli anni che nessuno dei due si ricordava più quanti.

Le giornate scorrono lente, nel giardino, alcuni vermi verdoni, si arrampicano ingobbendosi, sui cespugli di rose, lasciando come traccia del loro passaggio, enormi e antiestetici buchi nel fogliame che Elena, al suo ritorno di certo non avrebbe gradito; una colonna nera e sottile viaggia rettilinea, talvolta curvando, lungo tutto il perimetro della casa, dal retro sino al cancello, tanto che è difficile capire da dove cominci e dove finisca.
Le laboriose formichine trascinano il loro bottino, chissà quando giungeranno al loro nido, chissà se vi riusciranno o no.
Spettatrice silenziosa, Scupidù, avanza con il suo incedere esasperatamente lento e goffo, sbucando da sotto un mobile da giardino, facendo capolino curiosa e, tenendo sempre ben ferma la meta, in altre parole le foglie di lattuga, e va.
Giunta a metà del percorso, però, proprio davanti all’ uscio della cucina, devia, puntando decisa un piccolo involucro, finito, chissà come, sotto una sedia.
Il tempo lento dell’ arrivo giunge, Scupidù con il muso, dà un primo colpetto all’ involucro e fa un passo, un altro colpetto, un altro passo e così via… lentamente, lentamente, sino al cancello ove, come ogni giorno, trova lui ad attenderla, Sebastiano che, sornione e noncurante di tutto, sonnecchia.

- Allora, Schumacher, siamo in ritardo oggi eh! Ancora un po’ e il pesce sarebbe andato a male, con tutta la fatica che ho fatto questa notte per tirarlo fuori dal frigo; non tenendo conto poi del rischio che corro ogni volta… qui bombardano, sai?-.
Le disse Sebastiano, con tono scherzoso, vedendola arrivare.
- Scherza, scherza, la parte più faticosa la faccio io però.
- Hai ragione, amica mia, sono anni che ti occupi di me ed io ti prendo in giro. Su dai… esci che ti faccio provare l’ ebbrezza della velocità –

Accadeva questo ogni giorno, ormai da anni, da quando un mattino Sebastiano vide quel “ coso” marrone, strano, fuori dal cancello e per cercare di capire cosa esso fosse, lo annusò e, facendolo, lo spostò di poco in avanti.
Il movimento svegliò la tartaruga che estrasse subito (un subito da tartaruga però la testa dal carapace, spaventandosi da morire; chi era quel mostro peloso e strano, che la sovrastava, voleva forse fare un sol boccone di lei?
- Ehi, lassù!
Disse la tartaruga
- Che fai, guarda che sono indigesta e anche piuttosto dura, non credo faresti un affare se mi mangiassi –
Sebastiano fece un balzo all’ indietro (un balzo… felino appunto) sibilando come un serpente, poi, contenuta la paura, le disse:
- Ma tu che strano essere sei? –
- sono una tartaruga, e il mio nome è Scupidù –
- Scupidù? Un nome piuttosto guizzante direi, ma tu non sembri essere tanto “ guizzante”, piacere, io sono Sebastiano, gatto persiano -.
- In effetti, il nome me l’ ha dato la mia amica Elena, credo le piacesse proprio il contrasto tra il guizzo del nome e la mia lentezza, piacere mio –
- Che ne dici se ti aiuto a rientrare, qui mi sembra piuttosto pericoloso per te, potrebbe passare un’ auto e…” CHIAFF”! spiaccicarti al suolo, lascia che ti spinga con il muso, piano piano, sino a che non sarai giunta all’ interno, al di la del cancello, dove sarai al sicuro.
- va bene – rispose la tartaruga – proviamo pure –

Il giorno dopo, Scupidù, per sdebitarsi, andò incontrò a Sebastiano, spingendo a sua volta, parte della sua colazione, per donargliela. Giunta al cancello però, Sebastiano le fece notare che quello non era esattamente il cibo da lui preferito ma che apprezzava molto il gesto.
Da quel giorno i due divennero molto amici, si aiutavano l’ un l’ altro, facevano insieme lunghe passeggiate, durante le quali ognuno parlava di sé, ognuno raccontava quel che di più intimo c’ era nel suo cuore, si confidavano i segreti, le paure, le aspettative.
Tutto questo accadeva ogni giorno, mentre Sebastiano, amorevolmente, spingeva la sua lenta amica in avanti e lei gli portava del cibo, ogni giorno, ogni giorno… per molti giorni.
Si accordarono così: Sebastiano, durante la notte si sarebbe furtivamente introdotto nel giardino e di là, sarebbe arrivato sino alla cucina, dove avrebbe sistemato, in qualche modo, il cibo per sé, per terra sotto a una sedia che era sempre lì.
Doveva far così, poiché se avesse afferrato il cibo in bocca e trasportato attraverso il giardino, il padrone di casa l’ avrebbe visto e chissà cosa sarebbe potuto accadere; in quel modo, invece, il rischio era ridotto al minimo.

Ecco, era così che, ogni notte, accadeva che Sebastiano, attraversando il giardino, fosse puntualmente veduto da Andrea e che, puntualmente, egli gli lanciasse la sua scarpa.

Una sera, però, mentre Sebastiano s’ intrufolava per l’ ennesima volta nel giardino, rimase ferito da una spietata trappola che Andrea, stanco e ossessionato dalle sue incursioni, aveva lì sistemato; aveva le zampe anteriori ferite e ogni passo gli procurava atroci dolori e fitte, per questo, quella notte, rinunciò a recarsi in cucina per prelevare il cibo e sistemarlo sotto la sedia, da dove, il giorno seguente, Scupidù, lo avrebbe spinto sino al cancello per lui.

Scupidù restò stupita nel non trovarlo e si preoccupò molto, fu con grande timore e apprensione che, quel mattino, si recò all’ appuntamento giornaliero con Sebastiano, dove egli le raccontò dell’ accaduto, mostrandole le ferite ancora aperte e sanguinanti.
- Non perderti d’ animo, amico mio, ti aiuterò io, vedrai troveremo una soluzione e la faremo in barba a quell’ insensibile e crudele Andrea; questa notte aspettami qui. a mezzanotte sarò da te e non preoccuparti. A presto Sebastiano, abbi cura di te, io mi avvio - .

Sebastiano, il gatto persiano, che era sempre stato solo e non aveva conosciuto i suoi genitori, restò commosso da tanta abnegazione e dall’ affetto che la sua amica provava per lui; s’ impegnò a fondo a leccarsi le ferite ma la sera ancora esse non erano guarite.

E’ mezzanotte, e Scupidù, puntuale all’ appuntamento spunta da dietro al cespugliodi rose.
La luna è gonfia e splendente quella notte, così blu che par di zaffiro, i suoi raggi colpiscono la lucida corazza e vi rimbalzano, creando attorno alla tartaruga un’ azzurrognola aureola da parer magica;
Sebastiano fa per avvicinarsi ma lei lo blocca.
- Fermo, sta fermo lì, non ti affaticare, vieni … salimi in groppa, ti condurrò io al di là del cancello, così non sentirai dolore e useremo questo metodo sino a che non sarai guarito –
- E’ fantastico! come hai avuto questa idea, amica mia –
- Semplice, mi è tornato alla mente quello che mia madre, un giorno quando ero molto piccola, fece per me; chi vuol bene queste cose le fa e tra familiari ci si aiuta sempre, è nella natura di tutti gli esseri viventi e, poiché tu per me sei più di un amico, sei per me un fratello, un parente di sangue, ecco che…è facile che le cose vadano così tra noi, da or in poi –

Sebastiano non ci vedeva più… delle stelline capricciose e beffarde… gli luccicavano dinanzi agli occhi… erano lacrime di commozione, capì poi.

- Allora questo significa una famiglia? (disse Sebastiano) è questo il segreto che lega tanti esseri, quello che fa superare ogni ostacolo anche il più difficile, come se si volasse sulle ali di una farfalla?
Grazie … sorella, noi due, adesso, siamo una famiglia e lo saremo per sempre, sino a che uno di noi abbia vita, avrà cura dell’ altro… per sempre.

Quella notte, la scena che si presentò alla vista di Andrea ed Elena fu quella, un gatto in groppa a una tartaruga che, molto lentamente e sormontati da un magico alone azzurrognolo, attraversano il loro giardino… non ebbero il coraggio di far nulla, si alzarono dalle loro sdraio e… guardandosi negli occhi, si strinsero commossi… si abbracciarono e si voltarono dall’ altra parte… mentre raggiungevano la loro camera.

Ancora oggi, di notte, dopo aver messo a letto i loro gemelli Sara e Stefano, si siedono fuori in giardino, in attesa di vederli comparire, insieme… amici, fratelli ora come allora e sempre, anche se la luna non c’è, attorno ad essi si può vedere … un magico alone azzurrognolo… che li protegge, come la famiglia protegge chiunque la abiti.


FINE


Ultima modifica di Anna Sugar il Mer 01 Ago 2012, 01:16, modificato 1 volta
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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da Atacama il Mar 31 Lug 2012, 17:13


Che tenerezza Sebastiano e Scupidù, una bella favola davvero!





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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da nick mano fredda il Gio 02 Ago 2012, 22:19

Il finale è delizioso (problema di dimensioni a parte)... nel senso che per trasportare un gatto invece di una tartarughina domestica ci vorrebbe un tartarugone delle Galapagos!
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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da Anna Sugar il Gio 02 Ago 2012, 22:26

ma daiiiiiiiiiiiiiii...sei un narratore ...apri la mente...
per caso esistono i topini che cuciono abiti?
o gatti con gli stivali?

o tanti altri personaggi?

ma certo che sì!
dico io...quindi...anche tartarughe domestiche che trasportano gatti...io ne vedo una ogni notte a mezzanotte esatta...sei in grado contraddirmi?
sapessi quante atre cose vedo...:-)

grazie comunnque Razz
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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da Artemisia il Ven 03 Ago 2012, 00:58

Anna, che bella favola! Sei stata ispirata dal quadro? Meraviglioso! I love you

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"Se uno sogna da solo, è solo un sogno. Se molti sognano insieme, è l'inizio di una nuova realtà."
(Friedensreich Hundertwasser)
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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da nick mano fredda il Ven 03 Ago 2012, 09:26

no no no no... spiegazione non convincente... se lo imposti come un racconto realistico, poi non puoi trasformarlo di botto in un cartone animato... decidi... o l'uno o l'altro... insomma, non fare la furba!!
Wink


(tra l'altro c'è anche nel quadro, quella lì se non una tartarugona delle galapagos sarà perlomeno una caretta caretta, certo non è una tartarughina domestica, o no? non c'entra un gatto su una tartarughina domestica!! quindi andrebbe cambiato anche il quadro)

ps
ma perché il gatto ha un occhio solo?
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uuuuuuuuuuufffffffffffffffffffffffff

Messaggio Da Anna Sugar il Ven 03 Ago 2012, 09:49

Evil or Very Mad
nick mano fredda ha scritto:no no no no... spiegazione non convincente... se lo imposti come un racconto realistico, poi non puoi trasformarlo di botto in un cartone animato... decidi... o l'uno o l'altro... insomma, non fare la furba!!
Wink


(tra l'altro c'è anche nel quadro, quella lì se non una tartarugona delle galapagos sarà perlomeno una caretta caretta, certo non è una tartarughina domestica, o no? non c'entra un gatto su una tartarughina domestica!! quindi andrebbe cambiato anche il quadro)

ps
ma perché il gatto ha un occhio solo?

aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh!!!!
ma tu mè vuò sfrugulià?
a casa dei suonatori...non si fanno serenate...eh!

allora
è un dogma...un dictat!
ok?
è accusì..se te piace...sinnò... Very Happy

per ciò che concerne l'occhio (sornione) puoi chiedere a lui


Arrow Gaetano Valentino

Evil or Very Mad Saggezza inchino
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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da Anna Sugar il Ven 03 Ago 2012, 09:51

nick mano fredda ha scritto:
ma perché il gatto ha un occhio solo?

per lo stesso motivo per cui il dipinto del tuo avatar ha un seno a punta e la faccia triangolare
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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da Video il Ven 03 Ago 2012, 18:45

Anna Sugar ha scritto:
[i][color=green]"Sebastiano e Scupidù"


- Non ne posso più, ancora lui! –
Urlò stizzito Andrea saltando letteralmente dalla sdraio, lo fece talmente tanto forte che i grilli, sino allora tappeto sonoro a quel dolce far niente, si zittirono repentinamente all’ unisono.

Sebastiano, è il gatto della sua vicina, Sebastiano, ma che razza di nome da affibbiare a un gatto, diceva sempre Andrea.

Spesso, Andrea, esasperato dalle inopportune visite del felino, se ne era lamentato con la sua padrona o proprietaria,

Così, anche quella notte, l’ ennesimo infradito destro, di Andrea, conobbe l’ ebbrezza del volo radente, ma volò sbagliando per l’ ennesima volta il bersaglio.
Le giornate scorrono lente, nel giardino, alcuni vermi verdoni, si arrampicano ingobbendosi, sui cespugli di rose, lasciando come

Accadeva questo ogni giorno, ormai da anni, da quando un mattino Sebastiano vide quel “ coso” marrone, strano, fuori dal cancello e per cercare di capire cosa esso fosse, lo annusò e, facendolo, lo spostò di poco in avanti.
Il movimento svegliò la tartaruga che estrasse subito

Sebastiano fa per avvicinarsi ma lei lo blocca.

Allora Anna, il racconto è molto piacevole e delicato. Se permetti ti vorrei segnalare alcune cose su cui dovresti, secondo me, lavorare, in modo da renderlo più scorrevole. Per prima cosa i tempi dei verbi: dalle frasi che ho evidenziato si vede come sei passata dal passato al presente e poi, raccontando un fatto successo in precedenza, di nuovo al presente. Avrei usato sempre l'imperfetto, evitando di disorientare il lettore con i cambi di tempo.
Riguardo questa frase:

Anna Sugar ha scritto:Sebastiano, è il gatto della sua vicina, Sebastiano, ma che razza di nome da affibbiare a un gatto, diceva sempre Andrea.

Io avrei messo il pensiero di Andrea tra le virgolette: ]Sebastiano, era il gatto della sua vicina: "Sebastiano, ma che razza di nome da affibbiare a un gatto" diceva sempre Andrea.

Ci sono anche alcune ripetizioni che eliminerei. Ovviamente vedi tu, questo è il mio gusto personale e vale quello che vale, in ogni caso ancora complimenti per la tua favola.
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Messaggio Da nick mano fredda il Sab 04 Ago 2012, 18:19

Ma accusì non sta in piedi!! è come se Hemingway in Verdi colline d'Africa a un certo punto avesse fatto trasportare un elefante da una formichina... sarebbe stato libero di farlo, certamente sì!!, ma anche chi leggeva di dirgli: guarda, bello, che questa cosa qui in un racconto realistico NON STA IN PIEDI!! non è Aladino o la lampada meravigliosa, è un racconto realistico!!

che è quello che ti dico io: in un racconto realistico questa tartarughina atomica che trasporta un gatto che da come parla sembra pure del formato gattone extrastrong tipo Romeo er mejo gatto der Colosseo NON STA IN PIEDI!!!

Wink
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Messaggio Da Video il Sab 04 Ago 2012, 18:44

nick mano fredda ha scritto: NON STA IN PIEDI!!!

Wink

In effetti il gatto è sdraiato...


Pessime battute a parte, nick ma in che zona vivi? Perché dalle mie parti i gatti e le tartarughe non parlano mica, quindi il racconto troppo realistico non mi pare Very Happy
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Messaggio Da nick mano fredda il Lun 06 Ago 2012, 22:09

ma che me vòi sfruculia'?? ah bbellooo!!

comunque sai benissimo cosa intendo... il maialino babe parla ma è un film realistico, per dire... una tartarughina di 15 cm che trasporta un gatto non è realistica... e siccome il racconto è realistico, in quel racconto non c'azzecca, come direbbe quel tale... non solo, ma l'uomo e la donna che s'inteneriscono nel vedere la scena, s'inteneriscono proprio perché la scena è realistica, cioè c'è una tartaruga della giusta dimensione che sta trasportando un gatto che può trasportare, perchè se ci fosse una tartarughina microscopica che sta trasportando, non si sa come, un gatto, non sarebbero inteneriti, sarebbero piuttosto impressionati... io almeno lo sarei
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Messaggio Da Jamie Mc Gregor il Mer 08 Ago 2012, 11:57

L'umanizzazione di animali attraverso il conferimento del nostro linguaggio è un espediente adottato spesso dalla narrativa, fin dall'antichità (Esopo e più tardi la Fointaine, etc.), come anche dal cinema. E' dunque un ingrediente narrativo acquisito in modalità automatica dal lettore. Però, se si descrive un contesto realistico (una casa con i suoi animali domestici, il giardino con le piante, i vermi, le formiche, etc) bisogna attenersi alle regole, per così dire, naturali. Perché una tartaruga domestica in effetti ha più o meno le dimensioni di una mano e non potrebbe sorreggere sul suo dorso nemmeno un gattino appena nato. Insomma, la capacità di affabulare il lettore sta anche - direi principalmente - nell'abilità descrittiva, tesa a fargli immaginare la scena attraverso riferimenti culturali (per cultura intendo anche le nozioni di scienze naturali) consueti. Come dire che siamo in Italia, non alle Galapagos, dove un fatto del genere è magari comune.
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Re: "Sebastiano e Scupidù" - racconto breve

Messaggio Da Madam Becau il Sab 14 Set 2013, 05:03

Jamie Mc Gregor ha scritto:L'umanizzazione di  animali attraverso il conferimento del nostro linguaggio è un espediente adottato spesso dalla narrativa, fin dall'antichità (Esopo e più tardi la Fointaine, etc.), come anche dal cinema. E' dunque un ingrediente narrativo acquisito in modalità automatica dal lettore. Però, se si descrive un contesto realistico (una casa con i suoi animali domestici, il giardino con le piante, i vermi, le formiche, etc) bisogna attenersi alle regole, per così dire, naturali. Perché una tartaruga domestica in effetti ha più o meno le dimensioni di una mano e non potrebbe sorreggere sul suo dorso nemmeno un gattino appena nato. Insomma, la capacità di affabulare il lettore sta anche - direi principalmente - nell'abilità descrittiva, tesa a fargli immaginare la scena attraverso riferimenti culturali (per cultura intendo anche le nozioni di scienze naturali) consueti. Come dire che siamo in Italia, non alle Galapagos, dove un fatto del genere è magari comune.
Sposo appieno la risposta di Jamie. Penso che passare da scene realistiche a quelle surreali faccia perdere alcuni punti di riferimento al lettore.

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