L'attesa

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L'attesa

Messaggio Da Video il Sab 21 Ago 2010, 17:51

L'attesa


Magia?
Sì, ne ho molta.
La maggior parte del mio essere è magia.
Sono come uno di quegli strani luoghi, più grandi all'interno di quanto lo siano all'esterno. Allo stesso modo i confini del mio essere fisico sono nulla in confronto alla potenza della magia che scorre in me.
Tanto che la foresta in cui ho abitato per secoli divenne la casa di molte creature magiche che, come falene attratte dalla luce della fiamma, cercavano la mia vicinanza. Così non era infrequente, la notte, ascoltare il cupo e possente suono del battito delle ali di un drago o vedere il bianco manto dell'unicorno splendere alla luce della luna.
Magia che attrasse anche molti uomini. Diversi furono coloro che perirono nel tentativo di attraversare la selva che proteggeva la mia dimora e solo i più forti e coraggiosi riuscirono raggiungermi.
Ricordo in maniera particolare un gigantesco guerriero, calvo, di corporatura possente, il corpo costellato di mille cicatrici testimoni delle sue innumerevoli battaglie. Credeva di potermi possedere con la forza, pensava che i suoi muscoli e la sua volontà avrebbero prevalso su di me. Al suo tocco pensieri di rabbia e violenza mi invasero, mi vidi al suo fianco, mentre con mano di ferro governava un paese ridotto alla rovina dalle guerre e dalla smania di sangue che lo pervadeva, crudeltà e ingiustizia erano la regola e nessuno aveva la forza di sfidarlo a causa della mia presenza e della magia che avevo messo al suo servizio.
Lo rifiutai! La mia volontà fu irremovibile e a nulla servirono le sue lusinghe, le sue minacce, ne la forza dei suoi muscoli, quella stessa magia che bramava mi proteggeva da lui.
Andò via maledicendo me e la mia freddezza.
Stolto. Io ardo del calore di mille soli e molto ho sofferto la mia lunga solitudine, desiderosa di potermi finalmente abbandonare a un uomo, di essere presa dalle sue braccia.
Ma non era lui il prescelto, l'uomo il cui destino ero destinata a forgiare e che avrebbe deciso il mio, così la mia attesa continuò.
Sino a che, in un caldo pomeriggio primaverile, il ragazzo giunse alla mia radura grazie alla guida del suo mentore. In un primo momento mi sembrò troppo giovane per essere quello giusto, il suo viso, più simile a quello di un bambino che di un uomo, non era come lo avevo immaginato. Ma al suo tocco pensieri colmi di nobiltà, forza e pietà mi invasero e, capendo di aver finalmente terminato la mia attesa, mi concessi a lui.
Per anni fummo compagni inseparabili, vincemmo mille battaglie e creammo un regno di pace e giustizia, rimasi sempre al suo fianco, anche quando s'innamorò di lei. E anche quando essa lo tradì, io restai, cercando invano di consolarlo con la mia presenza.
Fui al suo fianco anche nell'ultima battaglia e persino ora, che sono passati secoli dal nostro tempo e siamo ormai entrati nella leggenda, i nostri nomi vengono pronunciati spesso l'uno accanto all'altro.
Quali sono?
Il suo Artù.
Il mio?
Excalibur.
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