Dodici e dodici

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Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Sab 30 Ott 2010, 17:44

Dodici e dodici


Carlo è di là che comincia ad agitarsi. Da dove sono seduto non lo posso vedere perché si è rannicchiato sotto il tavolo dei giochi e io, invece, ho avuto il permesso di prendere un libro dalla libreria; uno di quelli belli e preziosi dallo scaffale più alto, che sono solo per i più saggi perché non si devono sporcare o strappare le pagine. La signorina Rosa è molto contenta di me. “Ah, come farei senza di te!” mi dice sempre quando le porto i pastelli in ordine di grandezza e di colore. Sono io il suo preferito, anche se non l’ha mai detto; forse perché gli altri potrebbero farmi del male. Per questo continuo a seguire il mio piano.
Ho dovuto pensarci un po’, prima di decidermi, ma poi ho indicato il libro più grosso di tutti. Sono intelligente io, non mi fa paura. La signorina Rosa era molto impressionata dalla mia scelta e mi ha detto che potevo accomodarmi sulla grande poltrona di cuoio dell’angolo lettura; ma adesso mi trovo dall’altra parte della stanza e non riesco più a sbirciare verso la zona giochi. Ci separa la grossa colonna centrale tutta bianca dove Maria Stella appiccica il viso quando si sente in imbarazzo e dove spesso la signorina Rosa manda in punizione quelli che fanno i cattivi mentre gli altri finiscono la merendina. Carlo ne approfitta sempre per mangiare le loro tavolette di cioccolato, quelle della Warrior's, con il vichingo disegnato sulla confezione.

Racconto selezionato per l'antologia di Inchiostro&Patatine, è qui disponibile soltanto l'incipit



Ultima modifica di Ratsy il Gio 17 Nov 2011, 18:38, modificato 1 volta
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Mer 03 Nov 2010, 11:26

granchio ha scritto:
Ratsy ha scritto: Dodici e dodici
e no eh, così non si fa. Prima ci dici che non sai scrivere e poi scopriamo che sei una professionista. Che tu sia spolpata dai granchi, che la tua pettinatura sia come quella di yul brinner.
Cagona...
Brava, molto bello.


Charlton Heston mi ha prestato la sua bella parrucca argentata Razz
Purtroppo la barba è integrata...

ihihi grazie Gran! Very Happy
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Mer 03 Nov 2010, 11:35

Jamie Mc Gregor ha scritto:

Dodici e dodici - Ratsy

All’inizio pensavo di trovarmi in un asilo infantile, poi andando avanti nel racconto ho cominciato ad avere qualche dubbio. Ratsy, ma sei davvero micidiale, il tuo è un manicomio criminale, sul serio. Sono bimbi normali o adulti disadattati ? Il dubbio rimane fino alla fine, mentre Carlo sta sempre più male e il suo carnefice è sempre più coccolato. Pensare che è in posti del genere che si forma il destino della classe dirigente di un paese. Ci stupiamo del bunga bunga e poi affidiamo i nostri figli alla signorina Rosa. Ratsy, mi è piaciuto, perché non ti raccordi con Aspide?

Grazie per il tuo commento Jamie!
In effetti volevo dare una parte importante al dubbio, per se stesso, per quello che implica e non per chiarirlo. Sono felice che ti sia piaciuto Smile .
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Mer 03 Nov 2010, 11:46

quela ha scritto:Ratsy - Dodici e dodici. Fai respirare tutta la tensione della "lucida follia" di questo bimbo destinato a diventare, più avanti un probabile serial killer. Calmo, freddo, apparentemente impassibile, predispone il suo "delitto (quasi) perfetto" ai danni del coetaneo di cui è più geloso. Vuole le attenzioni tutte su di sè e organizza la sua esecuzione con tutti i crismi.
Chissà se, nel tempo, gli riuscirà.
E' purtroppo un triste "spaccato" di un bullismo anche fin troppo esasperato che può minare la tranquilla interazione fra bambini e ragazzi che coesistono negli stessi spazi.
E' una denuncia di crudeltà manifesta , ad opera di uno psicopatico in erba o l'ipotesi di un sentimento - qui estremizzato - che esiste in fieri in tutti?

A scegliere tra le due, è piuttosto la seconda, crudeltà e sadismo sono sentenze emesse dallo spettatore, ma qui il narratore non è onnisciente. Quindi tocca al lettore decidere cosa vedere, credere e anche cosa condividere, nel più profondo.
Ti ringrazio molto per il tuo commento Quela! Smile
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Lun 08 Nov 2010, 15:12

Filomena ha scritto:
Ratsydodiciedodici.
Povero Carlo! E' nelle mani di quell'angioletto biondo, così deciso e sadico. Ho i brividi e auguro a Carlo di morire presto, almeno non soffre! Complimenti Ratsy!

Artemisia ha scritto:
Questo racconto mi ha trasmesso una grande tristezza: bambini malati, soli, che desiderano per sé tutta l’attenzione della signorina Rosa e non esitano a compiere azioni deplorevoli per raggiungere il proprio obiettivo.
La signorina Rosa cerca di fare del suo meglio, ma non può comprendere fino a che punto il loro bisogno di amore può spingerli.
Bravissima Ratsy, talmente ben scritto che fa venire i brividi!

Cenere ha scritto:
Mi riporta alla memoria l’invidia biblica di Caino e Abele! Il torvo caino alleva e cova un odio ancestrale e irreversibile verso il fratello. Nulla può fare la vittima per difendersi da un rancore così potente, nulla può fare il carnefice per reprimere un sentimento così profondo. Inspiegabile perché la natura umana possa odiare senza un valido motivo. Sant’Agostino nelle Confessioni, spiegava bene l’occhio ingordo e malefico degli infanti mentre fra fratelli si contendono il seno materno. Il tuo bellissimo racconto mi mette in crisi nella scelta con quello di granchio, per il primo posto.

Fiorile ha scritto:
La logica contorta della storia sembra richiamare l’opera di Gunter Grass, in particolare l’Oskar del ”Tamburo di latta” e nel finale ecco il proposito del protagonista del racconto di continuare i suoi atroci giochi. Oskar li proseguirà nell’altro libro di Grass, ”La Ratta”, ad alimentare e perpetrare atrocità incommensurabili.
L’elemento grottesco nella quotidianità richiama Kafka (Il medico di campagna – Undici figli) contribuendo a formarci l’idea che Ratsi ha buone letture pur sfiorandole e non attingendo ad esse. Sa schierare in campo aperto le sue parole. Brava.

Scheggia ha scritto:
Ti sei fatta attendere, ma ne è valsa la pena
Mi è rimasta impressa Rosa: il suo affetto per Carlo, il suo cercare di aiutarlo ma… senza capirlo. Non comprende cos’ha e non riesce ad aiutarlo come dovrebbe. E magari, invece crede di sapere esattamente cosa fare per lui. Lo abbraccia, lo culla… e non immagina minimamente che la causa sono le graffette e di chi è stata quell’idea e che si ripresenterà ancora, finché occorrerà… E capita spesso nella vita, che le persone che ci sono più vicine, non riescano a vedere la verità…

Sall ha scritto:
mi distacco da una parte del coro parlando di dodici e dodici di Ratsy.
Prima di tutto ti faccio i miei complimenti: il racconto è davvero molto bello, mi ha colpito.
Come dicevo, mi distacco da quelli che ci vedono dell'horror o una stessa critica sociale. E' una storia e stop.

La mia "esperienza" di lettura: presenti il protagonista e carlo come dei bambini alla scuola materna e alla fine arriva un doppio colpo di scena. Lo capisco da alcuni riferimenti come "camice bianco che sa di vaniglia mista da iodoformio": la maestra diventa un'infermiera (primo colpo di scena) poi, proprio nell'ultima riga, "Ce la farò, anche a costo di svegliarmi mezz'ora prima per altri vent’anni ancora" ... quindi forse non sono dei bambini ma degli "adulti"! (secondo colpo di scena)
Il mosaico è completo: è una clinica e i protagonisti sono dei ritardati. Ce l'hai fatta, mi hai sconvolto il micro mondo che mi ero creato e in modo impeccabile; ma nel contempo coesiste anche l'interpretazione "iniziale" più diretta dei bambini o anche dei bambini disabili... Leggere è libertà e questo racconto ne è un esempio: sono questi i racconti che mi piace leggere. Très très bon!

Un enorme GRAZIE!!! per i vostri numerosi commenti! Smile Very Happy
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Lun 08 Nov 2010, 15:17

Topo di campagna ha scritto:
Struttura protetta – interno giorno - più che bambini dovremmo dire ospiti; con qualche problema comportamentale.
Il testo è scorrevole e coinvolgente e descrive in modo efficace il perfido meccanismo mentale del protagonista nella sua meticolosa premeditazione di castigo nei confronti del bambino Carlo.

Jamie mcgreggor ha scritto:
All’inizio pensavo di trovarmi in un asilo infantile, poi andando avanti nel racconto ho cominciato ad avere qualche dubbio. Ratsy, ma sei davvero micidiale, il tuo è un manicomio criminale, sul serio. Sono bimbi normali o adulti disadattati ? Il dubbio rimane fino alla fine, mentre Carlo sta sempre più male e il suo carnefice è sempre più coccolato. Pensare che è in posti del genere che si forma il destino della classe dirigente di un paese. Ci stupiamo del bunga bunga e poi affidiamo i nostri figli alla signorina Rosa. Ratsy, mi è piaciuto, perché non ti raccordi con Aspide?

Cassamede ha scritto:
Molto ben descritta la situazione, la scrittura dà pienamente l’idea dei personaggi…la cattiveria dell’arroganza? Ho apprezzato la scrittura che riesce a costruire un mondo attraverso poche pennellate narrative.

Aspide ha scritto:
Ratsy: a me è piaciuto. Omicidio lento e premeditato. Cattivo. E' ciò che si desidererei fare a coloro che odio. Ma poi lascio perdere. Forse non odio abbastanza.

Sergio ha scritto:
La scrittura di questo racconto è davvero efficace ed evidenzia
i significati che, credo, vadano molto al di là di ciò che sembrano a prima vista.

LostinXanadu ha scritto:
Ratsy, Dodici e dodici
Aria da orfanotrofio. Dispetti spaventosi, da creature inquietanti quali sono i bambini. Finale inquietante, che non ti aspetti. Buono!

Sabanèl ha scritto:
Ratsy. Mamma mia! Certo che siete in parecchi gli amanti di tranquille giornate di orrore. Comunque i miei complimenti: scritto molto bene, con pennellate sapienti che sembrano perdersi nella trama ed invece la arricchiscono proiettando il lettore oltre il suo orizzonte. La solitudine di Achab.

Nick mano fredda ha scritto:
Ratsy.
Scritto benissimo. La frase dei "cento cinghiali", per me, è la miglior frase del torneo e, se ci fosse, meriterebbe il premio miglior frase del torneo. La storia, con le graffette che più se ne ingoiano e meno danni fanno, è talmente inverosimile da sembrare un sogno. O un'allegoria. Gli uomini come bambini che s'aggirano per tutta la vita intorno alla dispensa della mamma cercando di farsi le scarpe a vicenda per avere il pezzo di torta (non è mia, è Goethe, I dolori del giovane Werther). Concludendo, sto in crisi. Avevo già deciso i tre da votare. E adesso che faccio? Perché non allargare a quattro? O addirittura a cinque?


Grazie!!! sunny


Ultima modifica di Ratsy il Lun 08 Nov 2010, 15:23, modificato 1 volta
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Lun 08 Nov 2010, 15:21

Caspiterina ha scritto:
Dodici e dodici
Certi aspetti della tematica infantile richiedono tatto e prudenza nel trattarli, e Ratsy ha il coraggio di affrontare una delle sue prospettive più cruciali: il ritardo mentale. Qui l’autrice ha l’abilità di giocare con la descrizione visiva, togliendo, senza che il lettore se ne accorga, quello che non dev’essere visto, facendo in modo che l’inganno letterario utilizzato risulti, alla fine della lettura, inattaccabile. Sotto la superficie del racconto scorre un fiume nascosto che di colpo viene a galla, rivelando la dolorosa realtà che in partenza si scambiava per la crudele cattiveria infantile.
Ratsy usa con perizia l’artificio letterario che nell’opera cinematografica sarebbe impossibile, disseminando con abilità parole e frasi che inducono il lettore, per omissione, a creare nella mente un mondo fittizio che corre parallelo alla realtà descritta.
Il lettore si trova così in una scuola, dove un bambino, smaniando per l’affetto della maestra e credendosi il suo preferito, è geloso del compagno a cui questa offre attenzioni speciali. Nella frase “…forse perché gli altri potrebbero farmi del male.” si avvertono già all’inizio del racconto le intenzioni del bambino che cerca di fare agli altri quello che pensa vorrebbero fare a lui. La narrazione prosegue, si scopre che il bambino, di nascosto, sta cercando di fare del male al compagno. È allora che si apprende che non si ha a che fare con bambini comuni “…strilla come un porcellino e si sbatte le matite in faccia, andando avanti e indietro col busto.” Poco più avanti, una parola, “iodoformio” suggerirà che l’età dei componenti della classe è più elevata di quanto creduto finora, e “il camice bianco” confermerà che l’episodio non si svolge in una scuola. Sorpreso, il lettore legge in seguito la frase che lo convincerà che niente era come aveva creduto: “…anche a costo di svegliarmi mezz'ora prima per altri vent’anni…”.
Resta al lettore il compito d’immaginarsi quanto non detto.
Ottimo racconto.

Grazie Caspy, scrivi dei bellissimi commenti! Wink Smile
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Ratsy il Lun 08 Nov 2010, 15:32

ale ha scritto:
Premetto che ancora non ho letto i commenti sul tuo racconto, quindi può darsi che quello che ti scrivo sia una ripetizione.
Il racconto nel suo insieme mi è piaciuto molto. Scrivi benissimo perché il tuo modo di scrivere è curato ma contemporaneamente non perde freschezza. Non credo sia un effetto facile da ottenere.
Sì, lo vedo l'angioletto biondo, sadico e calcolatore accovacciato su quella poltrona di cuoio, sprofondato nel librone di Moby Dick, pensare contemporaneamente a come terminare il coriaceo rivale.
Vedo anche Carlo (non è grasso, è robusto...) che mangia avido e vorace tutto il contenuto del suo vassoio del pranzo, incluse le mortali graffette.
Ehm... no: quest'ultima parte non la vedo. Puoi prendere un bimbo vorace quanto ti pare, fessacchiotto quanto vuoi, ma delle graffette si accorge. Magari può succedere che non si accorga di una graffetta. Ma di tante sì: le sputerà e dirà "signorina Rosa! Ci sono delle robe nel mio vassoio!"
Ecco, questo è l'unico appunto che posso farti. MA secondo me non è poco, perché il racconto perde verosimiglianza e quindi 'non torna'.

ale ha scritto:
Ratsy ha scritto: Grazie per il tuo commento ale! Per le graffette, certo che un bambino, per quanto vorace sia, se ne accorgerebbe! Infatti, vorrei aggiungere. Pensa a chi è il narratore Smile

Se intendi che siamo in un manicomio, anche un adulto se ne accorge, per quanto con la mente da bambino, da ritardato o quello che vuoi, se è in grado di interagire come fa Carlo, se ne accorge.
Anzi, i matti stanno molto attenti al cibo. Sono matti, mica scemi

Ratsy ha scritto: In una struttura ospedaliera i pazienti sono costantemente sotto sorveglianza, molto difficilmente delle graffette potrebbero venir ingerite. Quando ti ho chiesto di pensare bene a chi è il narratore era per richiamare la tua attenzione sull'attendibilità della storia così com'è presentata.

ale ha scritto:
caspiterina ha scritto:
.....
Prima persona altamente inattendibile!

Sono andata a leggermi il tuo commento, Caspiterina: non ne avevo letti per non farmi condizionare.

Rat, ammetto tranquillamente di non aver capito dove si intende ambientato il racconto. Leggo tra le righe un manicomio criminale?

In generale: ma se la voce narrante non è attendibile allora vale tutto, il contrario di tutto e altro ancora.

caspiterina ha scritto:
non è proprio così come dici tu! Wink Wink
quando si legge un racconto in prima persona si può anche dubitare di quello che sta dicendo il protagonista, perchè lui descrive il mondo con le proprie sensazione. nel caso di Ratsy, la voce narrante ha pure dei problemi mentali, quindi, la descrizione è probabilmente inattendibile. se Ratsy avesse usato la terza persona onisciente questo dubbio sarebbe stato più difficile da segnalare.
è più o meno quello che succede nel mio racconto, dove ho visto che alcuni si sono soffermati sul fatto che il sacco si rompe. ma se è tutto "magia", e per di più raccontato in prima persona, il dettaglio tecnico non dovrebbe essere preso in considerazione!

ale ha scritto:
Ciao Casp, ti ho mancata in chat, spesso lascio il pc acceso, ma vago per casa e anche fuori.

Anch'io ti ho commentato il racconto dicendo che nella realtà il sacco si sarebbe rotto, ma ho anche scritto che si trattava di magia e quindi tutto si spiegava.

Invece nel racconto Dodici e Dodici persiste qualcosa che non mi si spiega.
So che la narrazione in prima persona, oltre a una serie di limiti notevoli, dà anche belle possibilità proprio grazie alla soggettività del narratore.
Quello che volevo dire è che occorre comunque avere dei punti fermi: se ci si limita a dire "ok, il narratore non è attendibile" (magari perché pazzo) allora può succedere di tutto e si perde il senso.
MA il fatto è che non credo che, Ratsy, tu intenda questo. Credo invece di essere io che mi son persa il bandolo della matassa. Ma visto che anche io sono soggettiva (super-ovvio) penso che un racconto con più piani di lettura dove mi perdo l'ultimo... manchi di punti di riferimento sufficienti per essere letto... oppure manchi di qualcosa altro.
Non vorrai mica che pensi di essere io a mancare di qualcosa?


Sall ha scritto:
Per come ho letto io "Dodici e dodici" di Ratsy, mi sembra evidente il protagonista sia convinto di mettere le graffette nel pasto di Carlo. Ne è convinto perché lo fa effettivamente. Mi sembra altrettanto evidente che in una clinica i pazienti siano strettamente controllati, conferma di tutto questo il fatto che Carlo non si accorge, appunto, delle graffette.
Soluzione: lui mette le graffette e prontamente le infermiere le tolgono. Non raggiungendo il risultato desiderato, lui crede debba metterne di piú. E' proprio questo meccanismo che trovo geniale nel racconto.


ale ha scritto:
Sall ha scritto:
Per come ho letto io "Dodici e dodici" di Ratsy, mi sembra evidente il protagonista sia convinto di mettere le graffette nel pasto di Carlo. Ne è convinto perché lo fa effettivamente. Mi sembra altrettanto evidente che in una clinica i pazienti siano strettamente controllati, conferma di tutto questo il fatto che Carlo non si accorge, appunto, delle graffette.
Soluzione: lui mette le graffette e prontamente le infermiere le tolgono. Non raggiungendo il risultato desiderato, lui crede debba metterne di piú. E' proprio questo meccanismo che trovo geniale nel racconto.
E' vero.
Il fatto che poco dopo ogni pasto Carlo abbia una crisi è del tutto indipendente dalle graffette, ma mi aveva completamente fuorviato.Ti ringrazio per la spiegazione.
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Re: Dodici e dodici

Messaggio Da Annalisa il Sab 03 Nov 2012, 11:23

Scrivi molto bene, complimenti.

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Re: Dodici e dodici

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